Italiani meno sedentari, ma in eccesso di peso, fumo e alcol restano un problema. I dati Istat
Ma anche la sedentarietà, per quanto in riduzione nel 2025 del 2,4% rispetto al 2024, resta un problema per oltre il 30% della popolazione. Oltre 4 adulti su 10 e 1 minore su 4 sono in eccesso di peso. Quasi 1 persona su 5 fuma, il 15% della popolazione sono consumatori di alcol a rischio. I DATI
Nel 2025 continua a ridursi la sedentarietà (-2,4 punti percentuali rispetto al 2024), problema che ancora riguarda tre persone su 10 nella popolazione di 3 anni e più. Con valori stabili negli ultimi 3 anni, la quota di persone adulte in eccesso di peso è pari al 46,4%. Il 15,1% della popolazione di 11 anni e più ha almeno un comportamento di consumo di alcol a rischio mentre il 18,6% è fumatore. Quasi raddoppiato in 4 anni l’uso della sigaretta elettronica e di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato (dal 3,9% nel 2021 al 7,4% nel 2025). Sono i principali dati del report Istat su “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol | anno 2025”.
I principali fattori di rischio per la salute e l’azione di prevenzione Eccesso di peso, sedentarietà, abitudine al fumo e uso non moderato di alcol costituiscono stili di vita che aumentano il rischio di sviluppare patologie croniche. Poiché si tratta per lo più di comportamenti modificabili, il loro monitoraggio, la diagnosi precoce e le azioni di contrasto rappresentano interventi essenziali di prevenzione.
Nel confronto europeo (Ue27), l’Italia presenta tassi molto bassi di obesità e una quota inferiore di fumatori abituali; tuttavia, il nostro Paese si distingue anche per la scarsa diffusione dell’attività fisica tra gli adulti, che spesso non raggiunge i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il mantenimento di un buon stato salute.
Secondo il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 , i principali fattori di rischio, insieme alle condizioni ambientali e al contesto sociale, economico e culturale, sono responsabili di circa il 60% delle malattie croniche non trasmissibili, ossia di quelle cause più frequentemente responsabili della mortalità in Italia e nel mondo. Il Piano adotta una visione integrata della salute fondata sull’equilibrio tra benessere umano, ecosistemi e ambiente, sottolineando l’importanza di interventi di prevenzione primaria fin dalle prime fasi della vita, affinché producano benefici duraturi per l’individuo, la comunità e le generazioni future.
Rilevante, in questo quadro, anche la recente approvazione della Legge n. 149/2025, che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. La norma prevede l’inclusione delle prestazioni per la sua cura nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e istituisce un programma nazionale dedicato alla prevenzione e al trattamento.
Oltre quattro adulti su 10 in eccesso di peso Nel 2025 è pari al 46,4% la quota di persone di 18 anni e più in eccesso di peso, tra queste il 34,8% è in sovrappeso e l’11,6% in condizione di obesità (5 milioni 750mila persone). Il dato è stabile rispetto a quanto registrato nell’ultimo triennio (era pari al 46,3% nel 2023). Tuttavia, l’analisi degli ultimi 10 anni mette in evidenza un incremento di 1,3 punti percentuali, determinato dalla componente dell’indicatore relativa all’obesità, passata dal 9,8% all’11,6%. È diminuita leggermente, invece, la quota relativa al sovrappeso, passata dal 35,5% nel 2015 al 34,8% nel 2025.
Tra gli adulti l’eccesso di peso colpisce soprattutto gli uomini: nel 2025, infatti, il 55,1% degli uomini risulta in eccesso ponderale contro il 38,2% delle donne. Il divario è particolarmente evidente tra i 35 e i 59 anni, dove gli uomini superano le donne di oltre 20 punti percentuali. Tale differenza si riduce a circa 7 punti percentuali tra i 18 e i 34 anni e a circa 10 dai 75 anni in su.
Anche nel caso specifico dell’obesità, le prevalenze sono più alte tra gli uomini, ma con differenze per età meno marcate, pari al massimo a quattro punti nell’età centrali. Il picco di prevalenza dell’obesità, sia per gli uomini sia per le donne, è a 65-74 anni: pari al 16,4% tra i primi e al 14,1% per le seconde. Dopo i 74 anni l’obesità si riduce (12,0% e 13,7%, rispettivamente).
Un minore su quattro in eccesso di peso La quota di persone in eccesso di peso cresce all’aumentare dell’età. In particolare, il sovrappeso passa dal 16,8% nella fascia di età 18-24 anni al 41,6% tra le persone di 75 anni e più, mentre l’obesità varia dal 4,4% tra i 18-24 anni e il 15,2% tra i 65 e i 74 anni.
Nella fascia di età dai 3 ai 17 anni nel biennio 2024-2025 poco più di un ragazzo su quattro (il 26,0%) risulta in eccesso di peso (per un totale di circa 2 milioni tra bambini e ragazzi). In modalità pressoché costante nel tempo, si osserva una maggiore diffusione tra i bambini di 3-10 anni, dove si raggiunge il 32,3%. Al crescere dell’età, il sovrappeso va diminuendo, fino a raggiungere il valore minimo tra gli adolescenti di 14-17 anni (17,9% in eccesso di peso).
Come in passato, anche nel biennio 2024-2025 permane una forte differenza di genere anche tra i più piccoli, con valori più elevati di eccesso di peso tra i maschi (il 28,6% contro il 23,1%). Le differenze di genere si osservano specialmente a partire dalla classe di età 6-10 anni e aumentano nelle classi di età successive.
Continua a ridursi la sedentarietà, ma riguarda ancora tre persone su 10 Nel 2025 è pari al 30,8% la quota di persone di 3 anni e più sedentarie, che dichiarano cioè di non svolgere né sport né attività fisica nel tempo libero (circa 17 milioni 670mila persone). L’indicatore di sedentarietà mostra un significativo miglioramento rispetto al 2024 (quando aveva raggiunto il 33,1%), a conferma del trend di diminuzione registrato negli ultimi anni. In particolare, la riduzione risulta particolarmente elevata se confrontata con quanto osservato già tre anni prima (-6,4 punti percentuali rispetto al 2022) e ancora di più nel confronto a 10 anni (nel 2015 la sedentarietà riguardava il 39,9% della popolazione).
Rispetto al 2024, la riduzione della sedentarietà ha riguardato uomini e donne (-2,6 punti percentuali gli uni e -2,3 le altre). Inoltre, la sedentarietà è diminuita in quasi ogni fascia di età, con punte di riduzione maggiore tra i 20 e i 54 anni (-3,4 punti percentuali) e tra la popolazione anziana di 75 anni e più (-3,6 punti). Fanno eccezione le bambine di 3-5 anni per le quali, viceversa, si osserva un aumento di inattività fisico-sportiva (dal 39,4% del 2024 al 46,6% del 2025).La quota di sedentari è pari al 15,5% tra i bambini di 6-10 anni e si mantiene bassa tra i minori, mentre a partire dai 35-44 anni riguarda già più di un adulto su quattro. Tra le persone di 65 anni, invece, più di una persona su tre si dichiara sedentaria, con particolare impatto tra gli ultra-settantaquattrenni, fra i quali quasi sei su 10 dichiarano di non praticare sport né attività fisica nel tempo libero.
Più eccesso di peso e più sedentarietà tra le persone con basso titolo di studio Per l’eccesso di peso si osservano anche marcate differenze rispetto al titolo di studio. Tra le persone laureate la prevalenza di eccesso di peso è pari al 35,9% (28,9% in sovrappeso e 7,0% obese), sale al 47,1% tra i diplomati (35,7% in sovrappeso e 11,4% obese) e raggiunge il 56,4% (15,5% e 40,9%) tra quanti hanno al massimo la licenza media. La prerogativa in base alla quale le persone con titolo di studio più elevato risultano meno esposte ai fattori di rischio dovuti all’eccesso di peso corporeo si riscontra in tutte le fasce di età, sia per gli uomini sia per le donne.
Analogamente, anche i livelli di inattività fisica sono più elevati tra le persone con titolo di studio più basso: la prevalenza di chi non pratica né sport né attività fisica nel tempo libero è pari al 15,0% tra i laureati, sale al 26,1% tra i diplomati e raggiunge il 49,8% tra quanti hanno la licenza media. Le differenze più marcate si osservano nella fascia di età dei 25-44enni, dove la quota di persone con basso titolo di studio che non praticano sport o attività fisica è tre volte e mezzo quella di chi ha i titoli di studio più elevati (44,8% contro 12,6%).
Quasi un adulto su tre presenta due o più patologie croniche, inclusa l’obesità Nel 2025 il 46,8% della popolazione adulta di 18 anni e più ha dichiarato di essere affetto da almeno una patologia cronica in una lista di 19 patologie , mentre è pari al 26,5% la quota di chi riferisce la presenza di comorbilità (almeno due patologie croniche).
Se oltre a tali malattie croniche si considera anche la presenza di obesità, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come vera e propria patologia cronica, causata da molteplici fattori e caratterizzata da un rischio di persistenza e peggioramento nel tempo se non adeguatamente trattata , la quota di persone con almeno una patologia cronica sale al 51,1% mentre, parallelamente, la comorbilità passa al 29,1%.
Sempre includendo l’obesità tra le patologie, l’analisi della cronicità mostra un’evidente differenza di genere sfavorevole alle donne, per le quali si riscontrano maggiori prevalenze rispetto agli uomini (48,4% contro 53,6% per almeno una patologia cronica, 25,2% contro 32,8% per almeno due e 12,8% contro 19,2% per 3 o più patologie croniche).
Le malattie cronico-degenerative sono più comuni tra gli adulti e gli anziani: già a partire dalla fascia di età 45-54 anni circa due persone su cinque dichiarano di soffrire di almeno una patologia cronica (41,4%), mentre quasi una su cinque di soffrirne almeno due (18,1%). Tra le persone ultra75enni si raggiungono quote, rispettivamente, dell’87,5% e del 70,5%.
Quasi una persona su cinque fuma Nel 2025 è pari al 18,6% la quota di fumatori tra la popolazione di 11 anni e più (pari a circa 10 milioni di persone), valore che risulta in diminuzione rispetto a quanto registrato nel 2024 (19,2%). Per fumatore si intende una persona che dichiara di consumare tabacco e comprende il fumo di sigarette, sigari o pipa.
La positiva variazione dell’ultimo anno, tuttavia, non è sufficiente a riportare la quota relativa di fumatori al suo minimo storico. L’analisi degli ultimi anni, infatti, evidenzia una tendenza alla diminuzione di tale quota tra il 2015 (19,0%) e il 2019 (17,8%), mentre dal 2020 in poi (18,2%) si è registrata un’inversione di tendenza che ha riportato complessivamente la quota dei fumatori al valore di 10 anni prima. L’abitudine al fumo è più diffusa tra gli uomini (22,3%) che tra le donne (15,2%). Quote più elevate di fumatori si osservano a partire dalla fascia dei giovani di 18-24 anni (22,9%), fino a raggiungere il livello più elevato tra le persone di 25-34 anni (27,4%).
La prevalenza di forti fumatori (20 sigarette o più al giorno) è pari al 3,2% (pari al 17,8% dei fumatori di sigarette), quota che si è significativamente ridotta negli ultimi 10 anni (4,1% nel 2015), soprattutto tra gli uomini (dal 6,2% al 4,8%).
Otto milioni di persone consumatrici di alcol a rischio Nel 2025 il 15,1% della popolazione di 11 anni e più (pari a 8 milioni e 79mila persone) ha almeno un comportamento a rischio di consumo di bevande alcoliche (consumo abituale eccedentario o ubriacature, il cosiddetto binge drinking). Tra gli uomini la quota è pari al 21,3% (5 milioni 565mila persone) mentre tra le donne è pari al 9,1% (2 milioni 515mila). Si riscontra una sostanziale stabilità nella proporzione dei consumatori a rischio rispetto al 2024 (15,0%).
Il consumo abituale eccedentario riguarda l’8,3% della popolazione (11,4% gli uomini, 5,3% le donne), il binge drinking l’8,2% (12,0% gli uomini, 4,6% le donne).
Nell’arco degli ultimi 10 anni si è osservata una forte contrazione del consumo abituale eccedentario (-2,3 punti percentuali), viceversa, la quota di chi ha abitudine alle ubriacature è significativamente aumentata (+1,3 punti) Questo andamento ha portato i due comportamenti a rischio, un tempo molto diversi per diffusione, a convergere. Nel tempo, inoltre, si è ridotta la distanza di genere e i comportamenti a rischio delle donne si sono leggermente avvicinati a quelli degli uomini (nel 2015 la distanza uomo-donna era pari a 14 punti percentuali contro i 12,2 del 2025).
Comportamenti non moderati nel consumo di bevande alcoliche si osservano più frequentemente tra gli adolescenti di 11-17 anni (il 15,4%, con valori allineati tra ragazzi e ragazze, rispettivamente il 15,8% e il 15,1%), tra i giovani e gli adulti fino a 44 anni (il 17,0%, 22,6% per gli uomini e 11,2% per le donne) e tra gli ultrasessantacinquenni (il 17,2%, 28,8% per gli uomini e 7,8% per le donne),
In aumento il consumo di prodotti alternativi al fumo tradizionale Negli ultimi anni, accanto alle tradizionali modalità di consumo di tabacco (sigarette, prevalentemente, ma anche sigari, pipa ecc.), si stanno affermando nuovi prodotti come le sigarette elettroniche e i dispositivi a tabacco riscaldato non bruciato (HnB). Sebbene tali prodotti coinvolgano ancora una fetta limitata della popolazione, il loro utilizzo è in continua crescita, soprattutto tra i giovani.
Nel 2025 è pari al 7,4% la quota di popolazione di 11 anni e più che ha abitudine a utilizzare la sigaretta elettronica e/o i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, con una prevalenza abbastanza allineata tra uomini e donne (7,7% e 7,1%, rispettivamente). Tra questi, il 3,6% utilizza esclusivamente la sigaretta elettronica, l’1,8% solo i prodotti a tabacco riscaldato non bruciato e il 2,0% entrambe le tipologie di prodotto.
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