Lazio. Medici di famiglia. è ancora sindacati contro la Regione: “Stop al sistema di controllo oppressivo sulla farmaceutica”

Lazio. Medici di famiglia. è ancora sindacati contro la Regione: “Stop al sistema di controllo oppressivo sulla farmaceutica”

Lazio. Medici di famiglia. è ancora sindacati contro la Regione: “Stop al sistema di controllo oppressivo sulla farmaceutica”

Fimmg, Smi, Snami, Federazione Medici del Territorio e Cisl Medici in una lettera alle istituzioni chiedono la sospensione delle misure nella regione Lazio, revisione delle modalità operative delle CAPI, separazione tra audit clinico e controlli economici e, soprattutto, il ritiro della nota del 26 marzo

“No al contro il controllo oppressivo e asfissiante del monitoraggio della spesa farmaceutica nella Regione Lazio”.

Questo il messaggio lanciato alle istituzioni nazionali dai Medici di medicina generale del Lazio riuniti nell’Intersindacale (Fimmg – Smi – Snami – Federazione Medici del Territorio – Cisl Medici).

In una lettera al Ministero della Salute, FNOMCeO, Regione Lazio, Ordini provinciali e ai Direttori generali delle Asl, denunciando gravi criticità nelle nuove disposizioni regionali. Al centro della contestazione, la nota del 26 marzo sulla farmaceutica convenzionata e sul funzionamento delle Commissioni di Appropriatezza Prescrittiva Interdistrettuale (CAPI), che – secondo i sindacati – “stravolge lo spirito originario” dell’accordo del 2019 e introduce un modello fondato su logiche amministrative e contabili.

Le organizzazioni parlano apertamente di un sistema di controllo “oppressivo”, che rischia di trasformare la verifica dell’appropriatezza in uno strumento di pressione sui medici. In particolare, viene contestato l’obbligo di individuare ogni mese un numero prefissato di medici da sottoporre a verifica, con richiesta di controdeduzioni e possibili conseguenze economiche.  “Un meccanismo basato su obiettivi numerici – spiegano – non risponde a criteri clinici e può condizionare le scelte terapeutiche, favorendo forme di medicina difensiva di tipo economico”. 

Secondo l’Intersindacale, il rischio concreto è che la prescrizione non sia più guidata esclusivamente dal bisogno del paziente, ma dalla necessità di evitare segnalazioni o contestazioni. Una deriva che potrebbe compromettere sia l’autonomia professionale sia il rapporto fiduciario con i cittadini. 

Nella lettera inviata alle istituzioni viene inoltre richiamato il possibile contrasto con i principi del Codice deontologico e con l’articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute come fondamentale. I sindacati annunciano anche l’intenzione di rivolgersi al Garante della privacy per verificare i profili legati alla gestione dei dati.

Altro punto critico è l’assenza di confronto: le nuove disposizioni, sottolineano le organizzazioni, sono state adottate senza concertazione e senza il coinvolgimento della medicina generale, in un contesto già segnato da carenza di personale e crescente domanda assistenziale. 

Per questo l’intersindacale chiede un intervento immediato: sospensione delle misure, revisione delle modalità operative delle CAPI, separazione tra audit clinico e controlli economici e, soprattutto, il ritiro della nota del 26 marzo.  “Disponibili al confronto – concludono – ma non ad accettare modelli che comprimono l’autonomia professionale e mettono a rischio la qualità dell’assistenza”.

31 Marzo 2026

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