Liste di attesa. Gimbe: “Oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo, i dati misurano solo l’attesa proposta”

Liste di attesa. Gimbe: “Oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo, i dati misurano solo l’attesa proposta”

Liste di attesa. Gimbe: “Oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo, i dati misurano solo l’attesa proposta”

L'analisi indipendente della Fondazione Gimbe sui dati Agenas: miglioramenti lievi, ma il numero assoluto di prenotazioni oltre i tempi massimi non cala. E il monitoraggio non documenta le prestazioni effettivamente erogate. Nel 2025 oltre 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a una prestazione.

I nuovi dati Agenas sulle liste d’attesa mostrano “alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo”. È il commento di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha condotto un’analisi indipendente sul monitoraggio di 14 tipologie di prime visite e 22 gruppi di esami, basata sui dati del Bollettino Agenas n. 1 e sul cruscotto pubblico della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, nel confronto tra gennaio-settembre 2026 e lo stesso periodo del 2025. “I dati non consentono di sapere quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla prescrizione all’erogazione”, aggiunge Cartabellotta.

Prenotazioni in aumento, ma progressi contenuti

Tra gennaio e settembre le prenotazioni monitorate passano da 19,75 milioni nel 2025 a 21,81 milioni nel 2026 (+10,4%): 12,27 milioni di prime visite (+8,3%) e 9,54 milioni di esami (+13,3%). La quota di prenotazioni entro i tempi cresce di 1,7 punti percentuali sia per le prime visite (dal 76,9% al 78,6%) sia per gli esami (dall’83,3% all’85%).

Tuttavia, l’aumento di 2,03 milioni di prenotazioni entro i tempi è associato per l’81,5% all’aumento dei volumi complessivi (+1.657.201) e solo per il 18,5% al miglioramento della quota di prenotazioni entro i tempi (+375.414). “Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi – commenta Cartabellotta –. La maggior parte dell’incremento è legata alla crescita dei volumi, mentre meno di un quinto è attribuibile al miglioramento delle performance. Una distinzione fondamentale per non confondere l’aumento del numero di prenotazioni con l’abbattimento dei tempi di attesa”.

Oltre 4 milioni fuori tempo

I dati istituzionali distinguono le prenotazioni con ritardi maggiori da quelle classificate nella fascia “tempi prossimi alla soglia di garanzia”. Nel cruscotto della Piattaforma nazionale, tuttavia, anche questa fascia comprende ritardi rispetto ai tempi massimi: fino a 36 giorni per la classe P, fino a 18 per gli esami in classe D e a 9 per le visite nella stessa classe, sino a 3 per la B e 1 per la U. “Se il tempo massimo viene superato, la garanzia di fatto non è rispettata e anche queste prenotazioni devono essere conteggiate tra quelle fuori soglia, senza distinzioni che attenuino la percezione del ritardo”, sottolinea il presidente Gimbe.

Complessivamente, includendo anche le prenotazioni con tempi prossimi alla soglia di garanzia, quelle oltre i tempi massimi sono 4.057.139, rispetto alle 4.027.484 del 2025 (+0,7%). In dettaglio: 2.624.177 prime visite (21,4% del totale) e 1.432.962 esami (15% del totale). La quota complessiva scende dal 20,4% al 18,6%, ma il numero assoluto non diminuisce, perché aumentano le prenotazioni complessive.

Urgenti e brevi: circa una su cinque fuori tempo

Per le prestazioni urgenti (entro 3 giorni), la quota di prenotazioni entro i tempi sale dal 78,8% all’81,7% per le prime visite e dal 74,2% al 77,3% per gli esami. Resta però fuori soglia il 19,5% delle prenotazioni urgenti: il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami. Migliorano anche le prenotazioni con priorità breve (entro 10 giorni): dal 76,5% al 78,2% per gli esami e dal 78,2% all’80,6% per le visite. Restano però fuori soglia oltre una prenotazione su cinque per gli esami (21,8%) e quasi una su cinque per le visite (19,4%). Per le prime visite differibili (entro 30 giorni), più di una prenotazione su quattro (26,6%) è fuori tempo rispetto al 14,5% degli esami.

“I dati per classe di priorità documentano che, dopo le visite con priorità differibile, le quote più elevate di prenotazioni fuori soglia riguardano visite ed esami con priorità urgente e breve”, commenta Cartabellotta. Dalla Piattaforma emerge ad esempio che per il 5,1% degli esami urgenti la prima disponibilità è proposta ad almeno 31 giorni dal contatto con il Cup, rispetto ai 3 previsti; per l’8,3% delle visite differibili ad almeno 121 giorni, rispetto ai 30 previsti.

Rinunce: oltre 5,6 milioni di persone

Secondo il Rapporto Bes 2026 dell’Istat pubblicato il 26 ottobre, nel 2025 il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno: un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Le lunghe liste di attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia (6,5%), seguite dai costi delle prestazioni (5,2%).

Emergono rilevanti differenze territoriali: la quota di rinuncia è pari all’8,7% nel Nord, al 10,7% nel Centro e al 10,3% nel Mezzogiorno. Ancora più marcate le differenze regionali: la Sardegna registra la quota più elevata (19,5%), seguita da Lazio (12,1%) e Marche (12%), mentre il valore più basso si rileva nella Provincia autonoma di Bolzano (5,3%).

Prime visite ed esami: cosa migliora

Nel confronto tra gennaio-settembre 2025 e lo stesso periodo del 2026, la quota di prenotazioni entro i tempi migliora per 13 delle 14 tipologie di prime visite monitorate. Gli incrementi maggiori riguardano la visita dermatologica e allergologica (+4,1 punti percentuali), quella di medicina fisica e riabilitazione (+3,7), la gastroenterologica (+2,6) e la pneumologica (+2,4). L’unica flessione riguarda la visita ortopedica (-0,2 punti). Le quote più elevate si registrano per la visita oncologica (95,3%) e quella otorinolaringoiatrica (83,7%). Nonostante il miglioramento, dermatologia e allergologia presentano la quota più elevata di prenotazioni fuori tempo (30,1%), seguite da oculistica (26,8%) e gastroenterologia (26,2%).

Per gli esami diagnostici, la quota migliora per 20 delle 22 tipologie monitorate. Gli incrementi maggiori riguardano colonscopia (+6,5 punti), gastroscopia (+4,0) ed ecografia della mammella (+3,7). Peggiorano invece la Rm del tronco encefalico (-2,4 punti) e quella osteomuscolare (-0,4). Le quote più alte si registrano per la Tc osteomuscolare (95,3%) e la Tc cranio ed encefalo (95,2%). Nonostante i miglioramenti, restano fuori tempo il 30,7% delle colonscopie, il 28,1% delle elettromiografie e il 27,4% delle gastroscopie. “Il dato medio può nascondere peraltro criticità ben più marcate nelle singole classi di priorità: dalla Piattaforma emerge ad esempio che, nei primi nove mesi del 2026, tra le 2.839 prenotazioni urgenti di colonscopia, per 1.845 (65,0%) la prima disponibilità proposta supera i tre giorni previsti”, osserva Cartabellotta.

Confronti regionali potenzialmente fuorvianti

Otto Regioni registrano un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana sia per le visite sia per gli esami, la Sardegna per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami. Tuttavia, i confronti regionali basati sui dati aggregati devono essere interpretati con cautela. Agenas segnala una marcata variabilità nell’attribuzione della classe di priorità P per le prime visite (entro 120 giorni): dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9%. “Senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione, confrontare le percentuali complessive rischia di premiare o penalizzare le Regioni – spiega Cartabellotta –. I valori aggregati possono risentire sia della diversa distribuzione delle priorità sia del mix delle prestazioni, e non consentono, da soli, di valutare l’efficacia delle politiche regionali”.

“Misurano l’attesa proposta, non l’effettiva erogazione”

Gli indicatori sul rispetto dei tempi pubblicati nel cruscotto e nel Bollettino misurano l’intervallo tra il contatto con il Cup e la prima data proposta per la visita o l’esame. È il “monitoraggio ex ante” previsto dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa. Il Bollettino, tuttavia, interpreta l’aumento del 10,4% delle prenotazioni come una maggiore produttività del Ssn e definisce “eseguiti” gli accertamenti aggiuntivi prenotati entro i tempi, pur senza presentare dati sull’effettiva erogazione. Per documentarla è necessario il “monitoraggio ex post”, che misura il tempo tra il contatto con il Cup e l’erogazione della prestazione. Per ricostruire l’intero percorso del cittadino occorrerebbe documentare anche il tempo tra la prescrizione e il primo contatto con il Cup, oltre alle richieste che non si traducono in prenotazioni.

Nella nota del 29 maggio 2026, Agenas riportava che, secondo i dati del Sistema tessera sanitaria, nel 2025 solo il 50,3% delle prescrizioni per prime visite e il 54,4% di quelle per esami diagnostici erano seguite da una prenotazione al Cup. “Un appuntamento proposto non è una prestazione erogata e l’aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività – sottolinea Cartabellotta –. Per verificare i reali tempi di attesa occorre collegare prescrizioni, appuntamenti proposti e accettati e prestazioni erogate, facendo luce anche su cosa accade a chi non riesce a prenotare”.

La richiesta a Agenas

“Con la piattaforma sulle liste di attesa il Ssn ha compiuto un passo avanti fondamentale per la trasparenza – conclude Cartabellotta –. Tuttavia, i dati pubblicati misurano solo una parte dell’attesa dei cittadini: per questo, nella comunicazione pubblica, è essenziale selezionare e interpretare i risultati senza andare oltre ciò che effettivamente documentano”. La Fondazione Gimbe chiede ad Agenas di rendere disponibili dati in formato aperto riutilizzabili, almeno per prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda sanitaria, e di ricostruire l’intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all’erogazione. “La fiducia dei cittadini si costruisce con una trasparenza che non si fermi agli appuntamenti proposti, ma documenti anche le prestazioni effettivamente erogate e le richieste che non arrivano nemmeno alla prenotazione”.

27 Ottobre 2026

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