Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori

Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori

Malattie croniche, l’Ocse divide l’Europa in sette profili di rischio. Italia nel gruppo dei Paesi più anziani con alto peso dei tumori

Il nuovo Working Paper Ocse analizza 29 Paesi europei sulla base di carico di malattia, prevenzione e capacità di gestione di tumori, malattie cardiovascolari, respiratorie croniche e diabete di tipo 2. L’Italia viene collocata insieme a Germania e Slovenia nel cluster caratterizzato da un maggiore burden oncologico e dalla popolazione più anziana. IL DOCUMENTO

Le malattie non trasmissibili restano il principale banco di prova per i sistemi sanitari europei. Tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete di tipo 2 continuano infatti a rappresentare le prime cause di morte e disabilità nei Paesi dell’Unione europea, in Norvegia e in Islanda. Ma il loro impatto non è uguale ovunque. Cambiano il peso delle singole patologie, l’esposizione ai fattori di rischio, la qualità della prevenzione e gli esiti della presa in carico.

È da questa premessa che parte il nuovo OECD Health Working Paper, “Cluster analysis of non-communicable disease burden, prevention and management across EU27+2 countries”, che propone una mappa dei Paesi europei costruita non su singole classifiche, ma su profili complessivi di burden, prevenzione primaria e gestione clinica delle principali malattie croniche. L’obiettivo è individuare Paesi con caratteristiche simili, così da favorire strategie condivise, scambio di buone pratiche e interventi più mirati. 

L’analisi ha preso in considerazione 12 indicatori relativi a quattro grandi gruppi di patologie: cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete di tipo 2. Gli indicatori coprono tre dimensioni: il carico di malattia, misurato attraverso i DALY; la prevenzione primaria, valutata in base alla quota di burden attribuibile ai fattori di rischio; e la gestione della malattia, stimata attraverso indicatori di sopravvivenza o letalità.

Il risultato è una suddivisione dei 29 Paesi europei in sette cluster. Il primo, il cluster A, comprende Austria, Finlandia, Francia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Norvegia e Svezia, ed è caratterizzato da un carico relativamente basso di malattie croniche, buona prevenzione e bassa mortalità prematura. Il cluster B, formato da Cipro, Malta e Portogallo, presenta invece un burden più elevato di diabete di tipo 2, legato soprattutto a sedentarietà e obesità, pur mantenendo livelli più bassi per tumori e malattie cardiovascolari.

L’Italia viene collocata nel cluster C, insieme a Germania e Slovenia. È il gruppo con la popolazione mediamente più anziana e con un burden oncologico superiore alla media europea. Secondo l’Ocse, in questo cluster il peso dei tumori è il principale elemento critico, mentre il carico di malattie cardiovascolari, respiratorie croniche e diabete risulta più contenuto rispetto alla media EU27+2. Gli indicatori di prevenzione primaria sono nel complesso relativamente buoni, così come quelli di gestione per tumori e malattie cardiovascolari, mentre il diabete mostra risultati meno favorevoli.

Per l’Italia, dunque, il messaggio è duplice. Da un lato il Paese condivide con Germania e Slovenia una buona capacità di controllo di molte patologie croniche; dall’altro il progressivo invecchiamento della popolazione rende il burden oncologico una priorità strutturale. L’Ocse indica come aree su cui intervenire il rafforzamento della vaccinazione Hpv, il miglioramento degli screening — in particolare quello colorettale — la riduzione dell’inquinamento atmosferico, il contrasto all’obesità infantile e il miglioramento della dieta, anche attraverso un maggiore consumo di frutta e verdura.

All’estremo opposto si collocano i Paesi dei cluster E, F e G, dove il burden delle malattie croniche è più pesante. Il cluster E, che comprende Bulgaria, Croazia e Ungheria, è quello con il carico più elevato di tumori, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, con una quota molto alta di patologie attribuibili ai fattori di rischio e con la maggiore probabilità di morte prematura per una delle quattro principali malattie croniche. Il cluster F, composto da Estonia, Lettonia, Lituania e Slovacchia, presenta un elevato peso di cardiovascolare, tumori e diabete. Il cluster G, con Repubblica Ceca, Grecia, Polonia e Romania, combina un controllo non ottimale dei fattori di rischio con un alto burden di cardiovascolare, tumori e diabete.

Un dato centrale del rapporto riguarda proprio la grande variabilità tra Paesi. Nei 29 Paesi analizzati la mortalità cardiovascolare varia di sei volte, quella oncologica di oltre due volte, mentre la probabilità di morire prematuramente tra i 30 e i 70 anni per tumori, malattie cardiovascolari, diabete o patologie respiratorie croniche varia di quasi quattro volte. Anche i fattori di rischio mostrano differenze marcate: la quota di adulti con insufficiente attività fisica varia di oltre cinque volte tra i Paesi più e meno attivi, mentre il consumo di tabacco presenta differenze di circa quattro volte.

L’Ocse sottolinea che l’analisi per cluster non serve a stilare una graduatoria dei “migliori” e dei “peggiori”, ma a identificare gruppi di Paesi con problemi simili e quindi con potenziali margini di collaborazione. In questa prospettiva, gli strumenti europei già esistenti — come i Technical Support Instruments, le Joint Actions e i programmi di scambio delle buone pratiche — potrebbero essere utilizzati per costruire interventi comuni su prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico.

Il rapporto richiama anche le principali iniziative europee in corso, a partire dall’Europe’s Beating Cancer Plan e dal nuovo EU Action Plan on Cardiovascular Health, il Safe Hearts Plan. Entrambi puntano su prevenzione, diagnosi precoce, screening, accesso alle cure e riduzione delle disuguaglianze. La novità dell’analisi Ocse è quella di offrire una base comparativa più fine per capire dove concentrare gli sforzi: prevenzione primaria nei cluster con peggiore controllo dei fattori di rischio, rafforzamento degli screening nei cluster con minore sopravvivenza oncologica, miglioramento dei percorsi acuti e post-acuti nei Paesi con maggiore mortalità cardiovascolare.

Non mancano tuttavia i limiti. L’Ocse precisa che gli indicatori usati non misurano direttamente le politiche attualmente in corso né le caratteristiche specifiche dei sistemi sanitari. Inoltre, i tassi di burden e incidenza non sono standardizzati per età: una scelta intenzionale, perché consente di fotografare il carico reale che grava sui sistemi sanitari, ma che penalizza i Paesi con popolazioni più anziane. È il caso del cluster C, dove rientra l’Italia, che presenta il più alto valore medio di età tra tutti i gruppi.

La conclusione del rapporto è che le strategie contro le malattie croniche devono poggiare su tre pilastri tra loro collegati: cittadini informati e messi nelle condizioni di scegliere comportamenti salutari, ambienti favorevoli alla salute e sistemi sanitari capaci di intercettare precocemente i problemi e gestire meglio la cronicità. Una lezione che riguarda tutta l’Europa, ma che per l’Italia assume un significato particolare: in un Paese sempre più anziano, la sostenibilità del sistema sanitario passerà sempre di più dalla capacità di prevenire, diagnosticare prima e gestire meglio tumori e cronicità.

22 Maggio 2026

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