Manovra. Nursing Up: “Risorse insufficienti, mentre l’Europa continua a investire sui sistemi sanitari”

Manovra. Nursing Up: “Risorse insufficienti, mentre l’Europa continua a investire sui sistemi sanitari”

Manovra. Nursing Up: “Risorse insufficienti, mentre l’Europa continua a investire sui sistemi sanitari”

Il sindacato degli infermieri critica gli stanziamenti previsti dalla Legge di Bilancio 2027 e chiede maggiori investimenti per il Servizio sanitario nazionale. De Palma: "Il Fondo sanitario raggiungerebbe 146,3 miliardi, ma le risorse realmente aggiuntive sarebbero insufficienti". Tra le richieste 500 milioni strutturali per le indennità degli infermieri e delle altre professioni sanitarie e 800 milioni per un Fondo perequativo nazionale. Il confronto con Francia e Germania: "Serve un piano pluriennale di ricostruzione del sistema sanitario".

Le nuove risorse destinate alla sanità dalla Legge di Bilancio 2027 ammonterebbero a circa 2,4 miliardi di euro, contro i 5,5 miliardi richiesti dal ministro della Salute e i 6,8 miliardi indicati dalle Regioni. Una distanza che, secondo Nursing Up, rischia di lasciare senza risposte adeguate le principali criticità del Servizio sanitario nazionale, dalla carenza di personale alla necessità di rendere più attrattive le professioni sanitarie. Il sindacato chiede quindi maggiori finanziamenti e un programma pluriennale di investimenti, prendendo come riferimento le iniziative avviate negli ultimi anni da altri Paesi europei.

A intervenire è Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, che esprime preoccupazione per gli stanziamenti annunciati nell’ambito della Manovra. “A quando una svolta? Non ci interessa certo rivendicare di aver previsto quello che è l’attuale scenario di insufficienza delle risorse, che al momento emerge dalle più autorevoli fonti nazionali economiche e sanitarie”, afferma De Palma. “Ci interessa sapere quando la politica sanitaria italiana deciderà finalmente di affrontare le difficoltà del Servizio sanitario nazionale con finanziamenti adeguati e un progetto pluriennale di ricostruzione. Perché non possiamo continuare a rincorrere le emergenze, mentre altri Paesi europei investono da anni nella trasformazione dei propri sistemi di cura”.

Fondo sanitario a 146,3 miliardi, ma Nursing Up chiede chiarezza sulle risorse aggiuntive

Secondo le cifre richiamate dal sindacato, nel 2027 il Fondo sanitario nazionale raggiungerebbe circa 146,3 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 3,4 miliardi rispetto al 2026. Nursing Up sottolinea tuttavia che le risorse effettivamente nuove introdotte dalla Legge di Bilancio sarebbero pari a circa 2,4 miliardi, un importo inferiore rispetto alle richieste avanzate dal Ministero della Salute e dalle Regioni. Si tratta di cifre che il sindacato considera ancora da verificare nel dettaglio, soprattutto per quanto riguarda la destinazione degli stanziamenti e la loro natura strutturale.

“Se questi importi fossero confermati, ci troveremmo davanti a una distanza preoccupante tra i fabbisogni rappresentati e i finanziamenti disponibili”, osserva De Palma. “Vogliamo vederci chiaro, conoscere la destinazione effettiva delle risorse e capire quali margini esistano per rafforzare gli stanziamenti. Non possiamo accettare che la sanità continui a essere chiamata a garantire attività e servizi sempre più complessi, senza ricevere mezzi proporzionati alle necessità”.

Il confronto europeo: dalla Francia 19 miliardi di investimenti, dalla Germania un fondo da 50 miliardi

Per sostenere la richiesta di una programmazione pluriennale, Nursing Up richiama anche il confronto con gli investimenti sanitari realizzati in altri Paesi europei. Secondo i dati citati dal sindacato, nel 2023 la spesa sanitaria complessiva rappresentava il 10% del PIL dell’Unione europea, mentre in Italia si attestava intorno al 9% nel 2022, secondo l’OCSE. Nello stesso confronto, la Germania destinava alla sanità l’11,7% del PIL nel 2023 e la Francia l’11,5%. Si tratta di valori riferiti alla spesa sanitaria pubblica e privata e ad anni non perfettamente coincidenti, ma che, secondo Nursing Up, evidenziano una distanza meritevole di attenzione.

Il sindacato cita inoltre due programmi di investimento di lungo periodo. In Francia, il piano Ségur de la Santé ha previsto 19 miliardi di euro di investimenti fino al 2030 per ospedali, strutture sociosanitarie e modernizzazione del sistema, accompagnati da 8,2 miliardi annui per la valorizzazione economica delle professioni sanitarie e dall’obiettivo di 15mila assunzioni negli ospedali pubblici. In Germania, invece, è stato istituito un fondo di trasformazione ospedaliera fino a 50 miliardi di euro per il periodo 2026-2035, di cui 29 miliardi di finanziamento federale, destinato alla riorganizzazione della rete ospedaliera, alla modernizzazione delle strutture e all’integrazione dei servizi.

Il punto, secondo De Palma, non riguarda soltanto il confronto tra gli importi stanziati, ma la capacità di accompagnare gli investimenti economici con una strategia di trasformazione del sistema sanitario. “Perché l’Italia non dovrebbe affiancare a finanziamenti adeguati un programma pluriennale altrettanto ambizioso, con obiettivi verificabili per strutture, personale e qualità delle cure?”, domanda il presidente di Nursing Up, chiedendo di superare una programmazione concentrata esclusivamente sulle difficoltà dell’anno successivo.

Infermieri, chiesti 500 milioni per le indennità e 800 milioni per un Fondo perequativo

Tra le richieste economiche del sindacato figurano almeno 500 milioni di euro aggiuntivi e strutturali per incrementare l’indennità di specificità infermieristica e quella delle altre professioni sanitarie dell’area non medica. A questi dovrebbero aggiungersi almeno 800 milioni di euro per la dotazione iniziale di un Fondo perequativo nazionale degli infermieri, da incrementare progressivamente con l’obiettivo di avvicinare le retribuzioni italiane alla media europea, riservando analoga attenzione alle altre professioni sanitarie. Complessivamente, le due misure richiederebbero dunque almeno 1,3 miliardi di euro, secondo la proposta di Nursing Up.

“Sono due interventi distinti, che non devono assorbirsi reciprocamente. E non possono essere finanziati sottraendo risorse ad altri servizi già in difficoltà”, precisa De Palma, che considera la valorizzazione economica una condizione necessaria per contrastare la perdita di professionisti e competenze. Secondo il sindacato, infatti, gli investimenti in nuovi ospedali, tecnologie e strutture territoriali rischiano di non produrre i risultati attesi se non vengono accompagnati da misure capaci di trattenere il personale e migliorare le condizioni di lavoro.

Il presidente richiama inoltre l’importanza di offrire prospettive di crescita professionale coerenti con l’evoluzione della formazione infermieristica. Le nuove lauree magistrali cliniche, secondo Nursing Up, dovrebbero tradursi in incarichi specialistici, responsabilità definite e percorsi di carriera adeguatamente riconosciuti, evitando che l’acquisizione di competenze avanzate rimanga priva di una corrispondente valorizzazione organizzativa ed economica.

“Investire sugli infermieri significa investire sulla sicurezza delle cure”

Per Nursing Up, la questione delle retribuzioni e delle condizioni professionali è strettamente collegata alla qualità dell’assistenza. Il sindacato sottolinea come il contributo degli infermieri non possa essere misurato soltanto attraverso il numero delle prestazioni effettuate, ma debba considerare anche la sorveglianza clinica, la prevenzione delle complicanze, la continuità assistenziale e il monitoraggio dei pazienti dopo la dimissione. Tutte attività che richiedono personale adeguato, esperienza e competenze specialistiche.

A sostegno di questa posizione, De Palma richiama uno studio multicentrico europeo pubblicato su The Lancet nel 2014, nel quale ogni paziente aggiuntivo nel carico medio di un infermiere risultava associato a un aumento del 7% delle probabilità di mortalità ospedaliera entro 30 giorni dall’ammissione. Si tratta di un’associazione osservata nello studio, che il sindacato cita per evidenziare il rapporto tra organizzazione del personale infermieristico e sicurezza dei pazienti, senza che il dato dimostri di per sé un rapporto causale diretto.

“Quando un sistema perde professionisti, competenze ed esperienza, rischia di perdere anche qualità e sicurezza delle cure”, sottolinea De Palma. Per il presidente di Nursing Up, l’Italia dispone di infermieri altamente qualificati, ma continua a incontrare difficoltà nel riconoscerne pienamente il valore economico e professionale, con conseguenze sull’attrattività della professione e sulla capacità del sistema sanitario di mantenere nel tempo le competenze necessarie all’assistenza.

Nursing Up: “Confronto immediato con Governo e Regioni”

Nursing Up chiede infine un confronto con Governo, Regioni e rappresentanze sindacali per verificare l’effettiva destinazione delle risorse previste dalla Manovra e individuare possibili interventi aggiuntivi. Tra le priorità indicate figurano la trasparenza delle coperture finanziarie, la distinzione tra stanziamenti nuovi e risorse già previste, la natura strutturale degli investimenti e la definizione di obiettivi verificabili per il miglioramento delle condizioni economiche e professionali del personale sanitario.

“Non intendiamo limitarci a prendere atto delle cifre che circolano sulla manovra. Vogliamo verificare quanto verrà realmente destinato al personale sanitario, quali risorse saranno aggiuntive e strutturali e quali impegni concreti verranno assunti per le indennità e il Fondo perequativo”, afferma De Palma. Il presidente precisa inoltre che la critica non è rivolta esclusivamente all’attuale Governo, ma a scelte di politica sanitaria che, secondo il sindacato, si sono ripetute nel tempo indipendentemente dagli schieramenti politici.

“Servono più finanziamenti e una programmazione migliore. Le due cose sono inseparabili”, conclude De Palma, ribadendo la necessità di una strategia che consenta al Servizio sanitario nazionale di affrontare le proprie criticità senza fare affidamento esclusivamente sulla capacità dei professionisti di compensare le carenze organizzative. “La politica sanitaria italiana deve finalmente dimostrare di essere in grado di garantire il diritto alla salute dei cittadini”.

02 Novembre 2026

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