Gentile Direttore,
scriviamo queste righe per sollecitare il rinnovo della Convenzione dei Medici Fiscali, 800 professionisti che hanno visto scadere il loro accordo lo scorso luglio e chiedono all’INPS con cui hanno una convenzione la solerte ripresa di una trattativa per modificare in meglio l’accordo esistente.
Il medico fiscale moderno è una conquista di questo paese, raggiunta tardi ma tangibile. Nasce nel 1986 con l’istituzione delle “liste speciali” dei medici di controllo dell’INPS (L. 638/1983 e successivi decreti attuativi del 1986 e seguenti), create per sottrarre l’accertamento delle malattie alle vecchie Usl e uniformarlo a livello nazionale.
Una svolta culturale per il Paese
In 40 anni la categoria, in media 1000-1500 effettivi, ha impresso una svolta culturale che ha contrastato il fenomeno del “secondo lavoro” e delle false malattie durante la mutua. Questa svolta è avvenuta attraverso due chiavi fondamentali:
• Una chiave di controllo e monitoraggio sistematico: l’introduzione delle fasce orarie di reperibilità obbligatoria e di controlli domiciliari non più sporadici, ma sistematici e standardizzati. Il rischio concreto e probabilistico della visita fiscale ha tolto la certezza dell’impunità, rendendo la “copertura” del certificato un azzardo ad alto rischio di licenziamento o sanzione.
• Una chiave educativa e di responsabilizzazione: Il passaggio da una concezione della malattia come “diritto al riposo insindacabile” a una nozione di “stato di temporanea incapacità lavorativa” strettamente vigilato dallo Stato. Sapere che l’assenza era monitorata da un medico terzo, quindi imparziale, (e non dal proprio medico curante o del datore di lavoro, spesso condizionato dal rapporto di fiducia) ha ridefinito il patto sociale tra lavoratore e collettività, trasformando la percezione della truffa da “astuzia tollerata” a illecito grave.
La crisi del 2013
L’importante livello di controllo appena descritto, assicurato da professionisti imparziali, è stato messo in crisi nel 2013 dai pesanti tagli lineari imposti dalla spending review (Legge 228/2012), che costrinsero l’Inps a tagliare circa 40 milioni di euro destinati al servizio di controllo domiciliare. Per generare risparmi sui costi di funzionamento, dal 2 maggio 2013 l’Inps sospese e azzerò del 90% le visite fiscali richieste d’ufficio nel settore privato, abbattendole da 940.000 a sole 100.000 l’anno. Ciò determinò il crollo dei compensi dei medici fiscali e il conseguente abbandono di massa della professione a causa dell’insostenibilità economica dell’attività.
Eppure, malgrado le defezioni, la professione ha resistito. Tanto che negli anni successivi l’Inps ha rilanciato: gli ormai pochi medici convenzionati dell’Istituto non solo avrebbero proseguito con le visite di controllo ma anzi avrebbero esteso le loro visite ai dipendenti pubblici, la cui malattia era fin qui pertinenza delle Asl.
L’illusione del “Polo Unico”
Nel 2017 la Riforma Madia ha dato vita al Polo Unico. Il Dlgs 75/2017 ha centralizzato in capo all’Inps la competenza esclusiva dei controlli, sia dei datori di lavoro che d’ufficio, per tutti i dipendenti privati e per oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, sollevando le Asl da tale compito.
L’Inps ha strutturato questa estensione del servizio pur disponendo di circa la metà del personale convenzionato originario (passato da circa 2.500 unità a poco più di 1.200). La forte carenza d’organico sarebbe stata compensata da una “ottimizzazione informatica” tramite algoritmi predittivi basati sull’invio telematico dei certificati d’ufficio, estendendo i carichi di lavoro della ristretta fetta di medici rimasti e ricorrendo a un budget inferiore rispetto a quello assegnato in passato alle Pubbliche Amministrazioni per i controlli, 50 milioni contro 70.
La deludente convenzione del 2022
Con un budget nuovamente ridotto i medici fiscali hanno subito una nuova decurtazione dei compensi. Le quote fisse percepite sono state ricalibrate e in qualche caso soppresse in base alla distanza tra l’abitazione del medico e quella del lavoratore da sottoporre a visita (attenzione, il medico fiscale utilizza esclusivamente il proprio mezzo di trasporto!) Inoltre, a differenza dei medici fiscali delle ASL titolari di un rapporto convenzionale a tempo indeterminato, i medici INPS, pur inseriti in liste speciali ad esaurimento, hanno rapporti precari a tempo determinato da rinnovare alle scadenze contrattuali, senza alcuna garanzia di continuità.
A questa situazione precaria l’Accordo nazionale del 2022, sottoscritto solo da alcune sigle sindacali di categoria, non solo non ha rimediato ma ha affiancato vincoli e incompatibilità tipici dei rapporti di dipendenza senza le tutele da quelli previste, costringendo molti altri medici ad abbandonare l’incarico. INPS, per arginare le carenze determinatesi su tutto il territorio nazionale, ha dovuto ricorrere ad incarichi provvisori libero professionali (i “gettonisti” della medicina fiscale) finanche conferiti a medici specializzandi.
Le richieste della “Voce dei Medici Fiscali”
Come Sindacato “La voce dei medici fiscali”, noi crediamo che la strada maestra da percorrere per non far morire definitivamente la medicina fiscale, sia quella di incentivare a restare i sanitari con elevata professionalità, riconoscendo l’incarico a tempo indeterminato ai medici inseriti nelle liste ad esaurimento. Le altre nostre richieste passano per:
- l’assegnazione all’Istituto di 20 milioni di euro non assegnati con il decreto Madia;
- l’alleggerimento di vincoli, obblighi e incompatibilità previsti dall’attuale ACN;
- l’adeguamento di compensi che in questi anni hanno subito una decurtazione di circa il 30%;
- il riconoscimento di adeguati rimborsi spese ai professionisti.
È indispensabile mettersi al lavoro senza ulteriori esitazioni.
Dott.ssa Rossella Cascetta
Responsabile sindacale