Sono stati 336 i medici che hanno sostenuto la prova scritta del concorso per l’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale nel Lazio, svoltosi il 21 ottobre 2026, a fronte di 200 posti disponibili e circa 600 candidati ammessi. Numeri che mostrano una ripresa della partecipazione rispetto al 2025 e che vengono richiamati per mettere in discussione la tesi di una progressiva perdita di interesse dei giovani medici verso la Medicina Generale.
Il confronto con gli ultimi tre anni evidenzia un andamento non lineare, ma una domanda di accesso che continua a superare i posti messi a bando. Nel 2024, su 168 posti disponibili, i candidati ammessi erano 615 e quelli che avevano effettivamente sostenuto la prova 420. Nel 2025, a fronte di una riduzione dei posti a 82, gli ammessi erano stati 591 e i partecipanti 263. Quest’anno, con l’aumento dei posti disponibili a 200, il numero dei partecipanti è risalito a 336.
Partecipazione in crescita rispetto al 2025, ma inferiore al 2024
Considerando il rapporto tra candidati presenti alla prova e ammessi al concorso, nel 2026 la partecipazione si attesta intorno al 56%, in aumento rispetto al 44,5% del 2025. La percentuale resta tuttavia inferiore a quella del 2024, quando aveva raggiunto circa il 68,3%. In termini assoluti, rispetto allo scorso anno hanno sostenuto la prova 73 medici in più, mentre il numero dei posti disponibili è aumentato di 118 unità.
I dati confermano quindi una ripresa della partecipazione rispetto all’ultima edizione, pur non mostrando un aumento costante nel triennio. Resta comunque superiore all’offerta il numero di candidati che hanno effettivamente sostenuto il concorso: nel 2026 si contano circa 1,7 partecipanti per ogni posto disponibile. Un elemento che invita a distinguere il tema dell’interesse per il percorso formativo da quello, più ampio, della carenza di medici di famiglia.
Carenza di medici di famiglia, il nodo dei pensionamenti e della programmazione
Secondo l’interpretazione proposta nell’analisi dei dati, la carenza di medici di Medicina Generale non sarebbe riconducibile principalmente a una crisi vocazionale, quanto piuttosto a uno squilibrio tra pensionamenti e nuovi professionisti formati. Le origini del problema risalirebbero almeno al 2018, quando il numero dei medici in uscita dal sistema avrebbe iniziato a superare quello dei nuovi ingressi, determinando un deficit che il Servizio sanitario nazionale sta ancora cercando di recuperare.
In questo contesto si inserisce il progressivo aumento dei posti formativi, finalizzato a correggere il ritardo accumulato nella programmazione del fabbisogno. Il Lazio rappresenterebbe un esempio di questo processo: l’incremento dei posti a concorso nel 2026 si accompagna infatti a una crescita dei partecipanti rispetto all’anno precedente, suggerendo che esista ancora una platea di giovani professionisti interessati alla disciplina.
“Distinguere la crisi numerica dalla crisi vocazionale”
La distinzione tra carenza di professionisti e perdita di attrattività della Medicina Generale assume particolare rilevanza nella definizione delle politiche sanitarie. Se il problema è legato soprattutto a un insufficiente ricambio generazionale, le risposte devono concentrarsi sulla programmazione dei posti formativi, sull’anticipazione dei pensionamenti e sulla capacità del sistema di garantire un numero adeguato di nuovi medici.
I risultati del concorso laziale non permettono, da soli, di descrivere la situazione nazionale o di stabilire quanti candidati intraprenderanno effettivamente la professione. Mostrano però che, almeno nella Regione, la domanda di accesso alla formazione continua a essere superiore ai posti disponibili. Più che una crisi vocazionale generalizzata, dunque, i numeri riportano l’attenzione sulla necessità di una programmazione del fabbisogno capace di assicurare il ricambio dei medici di famiglia e la continuità dell’assistenza territoriale.