Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Gentile Direttore, il medico di famiglia è sparito. Tante famiglie, in diverse zone di Italia, non hanno più il loro professionista della salute di riferimento, bisogna arrangiarsi prendendo quello che offre il convento...

Gentile Direttore,
il medico di famiglia è sparito. Tante famiglie, in diverse zone di Italia, non hanno più il loro professionista della salute di riferimento, bisogna arrangiarsi prendendo quello che offre il convento: spostarsi in macchina verso zone limitrofe, trovare medici sempre diversi, raggiungere poliambulatori anche distanti, elemosinare un appuntamento, spesso finire in pronto soccorso, per cose che potevano essere risolte in un ambulatorio di medicina generale. Procediamo allora in maniera scientifica, facciamo l’autopsia del cadavere per capire meglio il problema.

Giovane laurato in Medicina e Chirurgia, ha abbandonato il suo paesello in Cadore per trascorrere sei anni in una città universitaria. Spese ingenti della famiglia tra alloggio, tasse universitarie, libri e viaggi da pendolare. Finalmente l’agognata laurea e decide di fare il medico di medicina generale. Corso triennale regionale per poter concorrere alla assegnazione di una convenzione con la Usl. Dopo nove anni di studi il medico è pronto, giovane di belle speranze e acceso dal sacro fuoco della missione, ma in tasca pochi euro, con il corso regionale ha guadagnato 1200 euro al mese e pagando le spese, veramente poco da scialare.

Affascinato dalle montagne, torna al paesello e decide di lavorare in queste amene località. Affitto ambulatorio: 500 euro al mese con tre mensilità anticipate, spese a parte. Acquisto dei materiali professionali, minimo indispensabile: 5000 euro, auto idonea per lavorare in montagna: 4×4, minimo sindacale: una Pandina, affitto casa abitazione: dai 800 euro in su.

Seduto sul terrazzino e guardando la luna, il giovane medico si chiede: ma se io faccio un lavoro a beneficio della comunità cittadina, con grande impegno e altissima responsabilità, perché devo pagare di tasca mia tutto questo denaro? In fondo, l’ambulatorio, gli strumenti che uso, le spese di luce acqua e gas che pago, non sono per me, ma per la comunità. E poi, se sto lavorando per lo Stato, perché lo Stato mi tassa portando via il 43% del mio stipendio? Non faccio mica la parrucchiera…il mio è un ruolo pubblico e allora, perché io pago l’affitto e il vigile urbano per il suo ufficio non lo paga?

Siccome il giovane medico comincia a capire che non si vive di sola gloria ma qualcosa sulla tavola bisogna metterla a pranzo e cena, comincia a pensare: e se andassi a lavorare a gettone a 60 euro l’ora, con un turno di 12 ore porto a casa 720 euro che per 10 turni fanno 7200 euro al mese. Senza spese. Allora, voglio ancora fare il medico di base e farlo in montagna con 8 mesi di freddo e 4 di fresco? E se andassi a Conegliano?

Abbiamo finito l’autopsia e abbiamo capito la diagnosi: la medicina di base in montagna è morta perché nessuna delle istituzioni preposte ha capito che il medico bisogna tenerselo stretto, magari con uno sforzo sul bilancio per diminuire le spese del professionista. Con lungimiranza: non a beneficio del medico in questione, ma a beneficio di tutta la comunità. Quanto costa non avere il medico in paese e recarsi al più vicino pronto soccorso per un morso di zecca? Grazie a Dio non manca il cordoglio per il caro estinto, e nemmeno il pubblico piagnisteo.

Enzo Bozza
Ex medico MMG a Vodo e Borca di Cadore (BL)

05 Giugno 2026

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