Melanoma. Adoi: “Bene la nuova legge sulla prevenzione, ma no senza i dermatologi”

Melanoma. Adoi: “Bene la nuova legge sulla prevenzione, ma no senza i dermatologi”

Melanoma. Adoi: “Bene la nuova legge sulla prevenzione, ma no senza i dermatologi”

L’Associazione dei Dermatologi chiede la modifica dell’articolo 4 della Legge n. 99/2026 che, nel prevedere campagne di screening dermatologico, non menziona la figura del dermatologo. Chieste anche garanzie sulla qualità e la sicurezza dei servizi di telemedicina, teleconsulto e teledermatologia.

L’Adoi (Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica accoglie) con favore l’approvazione della Legge n. 99 del 15 maggio 2026 recante “Disposizioni per la prevenzione e la diagnosi precoce del melanoma e istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma”, ma chiede correttivi affinché sia menzionata esplicitamente il ruolo del medico dermatologo.

Per l’Adoi, infatti, la legge rappresenta un importante segnale di attenzione verso una patologia la cui incidenza continua a crescere e per la quale la prevenzione primaria e la diagnosi precoce rappresentano gli strumenti più efficaci per ridurre mortalità, costi sanitari e impatto sulla qualità di vita dei pazienti. Particolare apprezzamento per il riconoscimento del valore delle campagne di prevenzione e screening rivolte alla popolazione e ai soggetti a maggior rischio, condividendo pienamente lo spirito della norma e l’obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione dei tumori cutanei nel nostro Paese.

Tuttavia, l’Associazione ritiene necessario evidenziare una criticità rilevante contenuta nell’articolo 4 della legge, dedicato alle campagne di screening dermatologico. “Pur prevedendo il coinvolgimento di dipartimenti di prevenzione, medici di comunità, medici di medicina generale e farmacie, il testo non menziona la figura del dermatologo, ovvero lo specialista che possiede le competenze professionali indispensabili per la diagnosi, la valutazione e la gestione delle lesioni cutanee sospette”, spiega in una nota l’associazione, che chiede la modifica dell’articolo 4, prevedendo esplicitamente la presenza del dermatologo all’interno dei percorsi di screening e delle attività di prevenzione del melanoma.

“La diagnosi precoce del melanoma e degli altri tumori cutanei non può prescindere dal ruolo del dermatologo. Escludere o non menzionare lo specialista dermatologo in una norma che disciplina lo screening dermatologico rappresenta una contraddizione che merita di essere corretta”, sottolinea l’Associazione.

Adoi richiama inoltre l’attenzione sul ricorso ai servizi di telemedicina, teleconsulto e teledermatologia previsti dalla normativa anche attraverso il coinvolgimento delle farmacie. L’Associazione riconosce il potenziale di tali strumenti nel migliorare l’accesso ai servizi sanitari, ma ritiene indispensabile che le attività di teleconsulto dermatologico siano sottoposte a rigorosi controlli di qualità, a standard organizzativi definiti e alla supervisione di specialisti qualificati. “Le nuove tecnologie possono rappresentare una straordinaria opportunità per la salute pubblica, ma soltanto se inserite all’interno di percorsi clinici appropriati e controllati. È fondamentale garantire che i servizi di teledermatologia erogati ai cittadini siano validati scientificamente e realmente in grado di tutelare la salute della popolazione”.

Adoi rinnova, quindi, la propria disponibilità a “collaborare con le istituzioni e con tutti gli attori coinvolti nei programmi di prevenzione per contribuire alla costruzione di modelli di screening efficaci, sicuri e basati sulle migliori evidenze scientifiche, nei quali il dermatologo sia riconosciuto come figura centrale e imprescindibile”.

17 Giugno 2026

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