Morte assistita e l’indecenza del Parlamento

Morte assistita e l’indecenza del Parlamento

Morte assistita e l’indecenza del Parlamento

Gentile direttore, ieri davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente della Corte Costituzionale ha rivolto un richiamo netto al Parlamento che non può più sottrarsi al suo dovere di approvare una legge sulla morte assistita. 

Gentile direttore,
ieri davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente della Corte Costituzionale ha rivolto un richiamo netto al Parlamento che non può più sottrarsi al suo dovere di approvare una legge sulla morte assistita. 

Parole che pesano, che non lasciano spazio a interpretazioni o a ulteriori rinvii e che chiamano ciascuno alla propria responsabilità istituzionale e morale.

Lo affermo anche da relatore del disegno di legge sul fine vita che fu approvato alla Camera ma che non arrivò al Senato solo per lo scioglimento anticipato della legislatura. Quel lavoro non può essere cancellato, quel confronto serio, faticoso, rispettoso delle diverse sensibilità, aveva già indicato una strada possibile, concreta, praticabile.

In quel percorso ci fu anche un dialogo politico che oggi appare quasi incredibile per la sua chiarezza e apertura. Ebbi modo di parlarne direttamente con Silvio Berlusconi

che mi assicurò la sua piena disponibilità e la convinzione ad approvare quella legge, che dichiarava di condividere. Fu Vittorio Sgarbi a passarmelo al telefono, rendendo possibile un confronto franco e diretto su un tema così delicato. Un confronto che dimostrava come al di là delle appartenenze, fosse possibile riconoscere la necessità di dare risposte a chi soffre.

Per questo oggi mi rivolgo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai Presidenti di Senato e Camera: “non accanitevi contro i malati terminali che chiedono di non essere lasciati soli nella fase più estrema della loro vita. Non ignorate le sentenze della Corte costituzionale né l’appello di oggi.”

Non è più tempo di rinvii. Non è più tempo di silenzi.

Chi come me ha avuto la responsabilità di lavorare su quella legge sa quanto sia complesso tenere insieme diritti, tutele e limiti. Sa quanto sia difficile trovare un equilibrio tra autodeterminazione del paziente, ruolo dei medici e garanzie per tutti, ma sa anche che è possibile farlo e che il Parlamento aveva già compiuto un passo importante.

Continuare a voltarsi dall’altra parte significa lasciare un vuoto normativo che pesa sulle persone più fragili, sulle loro famiglie e anche sui professionisti sanitari, costretti ogni giorno a muoversi in una zona grigia, senza certezze giuridiche e con enormi responsabilità etiche.

Per questo rivolgo anche un appello a Marina Berlusconi. Sono convinto che sia la persona giusta per contribuire a riaprire questo confronto nel Paese, con la sensibilità e il senso delle istituzioni che ha dimostrato in più occasioni. Credo che possa comprendere e farsi interprete della sofferenza di tante persone che oggi rivendicano non un diritto astratto, ma il diritto concreto all’autodeterminazione, il diritto a non essere costrette a sofferenze che percepiscono come insopportabili.

Non è una battaglia ideologica, è una richiesta di dignità.

Il Parlamento deve ritrovare il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, non per dividere, ma per dare regole, garanzie e dignità.

Il fine vita non può essere ostaggio dell’inerzia e ancor meno di una visione oscurantista dell’etica.

Giorgio Trizzino
già deputato della precedente legislatura 

27 Marzo 2026

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