Nonostante il miglioramento degli esiti materno-neonatali, il sistema nascita italiano presenta ancora criticità organizzative, strutturali e territoriali che influenzano l’equità di accesso, la qualità delle cure e la continuità assistenziale. In questo contesto, la Telemedicina rappresenta una leva strategica per integrare i servizi materno-infantili attraverso modelli di rete hub & spoke. Teleconsulti, second opinion e valutazioni multidisciplinari a distanza favoriscono decisioni cliniche tempestive e appropriate, riducendo trasferimenti non necessari. Piattaforme interoperabili e protocolli condivisi possono anche uniformare i processi, diffondere le competenze e ottimizzare le risorse. Da queste considerazioni nasce il nuovo documento Agenas sulle “Linee di indirizzo organizzative per l’implementazione della telemedicina e l’ottimizzazione dell’assistenza ai casi più complessi nell’ambito della Rete dei Punti nascita e della Neonatologia”.
Il documento si presenta come strumento a valenza scientifico-organizzativa utile per l’implementazione della Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT), attraverso l’elaborazione di successivi workflow dedicati.
“La Telemedicina consente l’erogazione a distanza di prestazioni sanitarie e sociosanitarie lungo tutto il percorso di cura, dalla prevenzione al monitoraggio clinico, favorendo la collaborazione tra professionisti, il coordinamento dei servizi e un accesso più equo alle cure”, dichiara l’Agenas nella nota che annuncia il documento. “Non sostituisce l’assistenza tradizionale, ma la integra e la rende più efficace e vicina ai bisogni delle persone”, sottolinea.
In tale prospettiva, assume un ruolo strategico anche nei percorsi perinatali, nei Punti Nascita e in ambito neonatologico, dove sostiene la presa in carico della diade madre-neonato e la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, anche attraverso il raccordo con le Centrali Operative Territoriali (COT). Nei contesti a maggiore complessità, consulenze specialistiche a distanza, monitoraggio remoto, percorsi condivisi e strumenti di supporto decisionale possono migliorare la tempestività degli interventi e l’integrazione della rete perinatale e neonatale.
“Le presenti Linee di Indirizzo Organizzative definiscono un quadro di riferimento omogeneo per l’implementazione della Telemedicina nei percorsi nascita e neonatologici, promuovendo modelli organizzativi centrati sulla persona, sulla sicurezza delle cure e sulla valorizzazione delle reti cliniche territoriali e ospedaliere. Particolare attenzione è rivolta ai casi più complessi”.
Obiettivo: “Ridurre le disuguaglianze territoriali e migliorare gli esiti clinici e organizzativi”.
IL DOCUMENTO IN SINTESI
Quasi 100 pagine che delineano un nuovo modello clinico-organizzativo per accompagnare la donna e il neonato lungo tutto il percorso assistenziale: dalla gravidanza al parto, dalla gestione delle emergenze alla dimissione, fino al follow-up domiciliare.
Il principio di fondo è che la telemedicina non debba limitarsi a consentire visite o consulti a distanza, ma diventare uno strumento strutturale di collegamento tra consultori, punti nascita, reparti di neonatologia, Terapie intensive neonatali (Tin) e servizi territoriali. Una rete capace di garantire ai professionisti dei centri periferici un confronto tempestivo con gli specialisti degli ospedali di riferimento, migliorando le decisioni cliniche e indirizzando madri e neonati verso il livello di assistenza più appropriato.
Un sistema nascita alle prese con il calo demografico e le disuguaglianze territoriali
Il documento parte dalle criticità che continuano a caratterizzare l’assistenza materno-infantile italiana.
Secondo i dati CeDAP 2024 richiamati da Agenas, in Italia sono attivi 349 punti nascita, distribuiti in maniera eterogenea sul territorio nazionale. Permangono differenze regionali e intraregionali nei volumi di attività, nell’organizzazione dei servizi e negli esiti assistenziali.
La situazione è resa ancora più complessa dalla progressiva diminuzione delle nascite. Nel 2025, ricorda il documento citando l’Istat, in Italia si sono registrati circa 355mila nuovi nati, il 3,9% in meno rispetto al 2024 e il 38,4% in meno rispetto al picco del 2008.
Una dinamica che rischia di accentuare le difficoltà dei punti nascita con volumi inferiori alle soglie raccomandate, soprattutto in termini di mantenimento delle competenze, disponibilità di personale e gestione delle emergenze.
Agenas richiama anche uno studio su 11.124 neonati con peso molto basso alla nascita, assistiti tra il 2014 e il 2018 in 70 Terapie intensive neonatali italiane. La mortalità alla dimissione risultava pari all’11,9% nei centri che assistevano annualmente tra 50 e 74 neonati di questa categoria, contro il 14,2% nei centri con meno di 25 casi. Un dato che conferma l’importanza dei volumi di attività e dell’esperienza clinica, pur nella necessità di considerare anche le risorse professionali e organizzative disponibili.
In questo contesto, la telemedicina viene individuata come uno strumento per rafforzare l’organizzazione delle reti assistenziali, senza sostituire i requisiti di personale, competenze e tecnologie necessari per garantire la sicurezza delle cure.
Una rete tra hub e spoke: gli specialisti arrivano anche negli ospedali periferici
Il modello delineato da Agenas si basa su una rete integrata di tipo hub & spoke, nella quale i centri di primo livello garantiscono l’assistenza alle gravidanze e ai neonati a minore complessità, mentre gli ospedali di secondo livello concentrano le competenze e le tecnologie necessarie per affrontare i casi più gravi.
La novità organizzativa riguarda soprattutto il collegamento tra queste strutture.
Attraverso il teleconsulto, i professionisti di un punto nascita periferico possono condividere con un centro di riferimento dati clinici, immagini diagnostiche, referti e informazioni sulle condizioni della madre o del neonato, ricevendo una valutazione specialistica utile a decidere il percorso più appropriato.
Il collegamento può essere utilizzato sia nella gestione programmata delle gravidanze a rischio sia nelle situazioni di urgenza ed emergenza.
L’obiettivo è duplice: garantire tempestivamente l’accesso alle competenze specialistiche e, quando le condizioni cliniche lo consentono, evitare trasferimenti verso strutture di maggiore complessità che non risultino necessari.
Il documento prevede anche la possibilità del cosiddetto transfer-back, cioè il ritorno della paziente nella struttura di provenienza quando il fattore di rischio che ne aveva determinato il trasferimento si è risolto o ridotto.
Nei territori privi di centri hub pienamente rispondenti ai requisiti richiesti, Agenas indica inoltre la necessità di prevedere accordi interregionali o sovraregionali per garantire l’accesso alle competenze necessarie.
Gravidanze a rischio: controlli e monitoraggio anche a distanza
Uno dei pilastri delle nuove linee di indirizzo è la stratificazione del rischio ostetrico e feto-neonatale, distinta in tre categorie: basso, intermedio e alto.
La valutazione deve iniziare dal primo contatto della donna con i servizi sanitari ed essere aggiornata durante tutta la gravidanza, considerando non soltanto le condizioni cliniche, ma anche eventuali fattori sociali e difficoltà di accesso alle cure.
In questo percorso il consultorio familiare mantiene un ruolo centrale, soprattutto nella presa in carico delle gravidanze fisiologiche, mentre i punti nascita e i centri specialistici intervengono in relazione alla complessità del quadro clinico.
La telemedicina può contribuire alla sorveglianza delle gestanti attraverso il telemonitoraggio di parametri come pressione arteriosa, glicemia, peso corporeo, frequenza cardiaca e movimenti fetali.
Le televisite possono inoltre essere impiegate per controlli programmati, counselling specialistico e rivalutazioni cliniche, soprattutto quando la donna vive lontano dai centri di riferimento o presenta difficoltà negli spostamenti.
Agenas precisa tuttavia che l’assistenza a distanza non può sostituire le valutazioni in presenza quando necessarie. Il primo bilancio di salute della gravidanza, le ecografie ostetriche e i controlli dopo la quarantesima settimana sono, ad esempio, prestazioni che non possono essere effettuate esclusivamente da remoto.
Emergenze neonatali, teleconsulto per decidere quando trasferire il bambino
Particolare attenzione viene dedicata alla gestione delle emergenze e ai sistemi di trasporto materno e neonatale.
Il documento ridefinisce il ruolo del Sistema di trasporto assistito materno (Stam) e del Sistema di trasporto in emergenza neonatale (Sten), che devono essere considerati processi clinico-assistenziali integrati e non semplici servizi di trasporto.
In particolare, quando possibile e clinicamente appropriato, deve essere privilegiato il trasferimento della gestante verso un centro attrezzato, in modo da consentire la nascita del bambino direttamente nella struttura in grado di garantirgli l’assistenza necessaria.
Quando invece il neonato si trova già in condizioni critiche presso un ospedale periferico, la telemedicina può consentire agli specialisti del centro hub di guidare a distanza le prime procedure di stabilizzazione, condividere immagini e parametri clinici e valutare la necessità di attivare un’équipe di trasporto.
Il documento sottolinea l’importanza di checklist e protocolli condivisi per prevenire condizioni potenzialmente pericolose, come ipotermia, ipossia, acidosi e instabilità emodinamica.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda la possibilità che, dopo la consulenza specialistica e la stabilizzazione, il neonato possa proseguire l’assistenza nell’ospedale di origine, qualora le sue condizioni lo consentano.
L’attivazione del trasporto non deve dunque essere automatica, ma il risultato di una valutazione clinica documentata e condivisa tra le strutture coinvolte.
Neonati prematuri e fragili: l’assistenza prosegue anche dopo il ritorno a casa
La telemedicina assume un ruolo importante anche nella fase successiva alla dimissione ospedaliera, particolarmente delicata per i neonati prematuri, per quelli affetti da patologie croniche e per le famiglie che presentano condizioni di fragilità.
Le linee di indirizzo prevedono l’integrazione tra ospedale e territorio, con il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta, delle ostetriche, dei consultori, dei servizi domiciliari e delle Centrali operative territoriali.
Attraverso televisite, teleassistenza e telemonitoraggio, i professionisti possono seguire nel tempo le condizioni del bambino, supportare i genitori nella gestione quotidiana delle cure e individuare precocemente eventuali segnali che richiedano una rivalutazione clinica.
Tra le attività indicate figurano il sostegno all’allattamento, l’educazione sanitaria, il monitoraggio del benessere materno-neonatale e l’assistenza ai caregiver dei bambini dimessi dalle Terapie intensive neonatali.
Il documento richiama anche l’utilità della teleassistenza per promuovere comportamenti sicuri nella cura del neonato, comprese le informazioni finalizzate a ridurre il rischio di morte improvvisa del lattante (Sids).
L’obiettivo è rendere meno brusco il passaggio dall’ospedale al domicilio, assicurando una continuità delle cure particolarmente importante nei primi mille giorni di vita.
Il ruolo della Piattaforma nazionale di telemedicina
Per rendere operativo il modello, Agenas prevede il ricorso alla Piattaforma nazionale di telemedicina (Pnt), con l’integrazione delle infrastrutture nazionali e regionali.
I percorsi assistenziali dovranno essere tradotti in procedure digitali standardizzate, capaci di definire attività, responsabilità professionali, criteri decisionali e modalità di comunicazione tra le strutture.
L’interoperabilità con il Fascicolo sanitario elettronico, le cartelle cliniche ospedaliere e i sistemi informativi territoriali rappresenta una condizione essenziale per garantire la condivisione delle informazioni e la tracciabilità delle decisioni.
Il documento dedica inoltre specifica attenzione alla protezione dei dati personali e alle responsabilità medico-legali, particolarmente delicate quando le informazioni sanitarie riguardano neonati e minori.
Tempi di risposta, trasferimenti e qualità delle cure: gli indicatori per valutare la rete
Agenas propone, infine, un sistema di monitoraggio articolato su quattro livelli — punto nascita, aziendale, regionale e nazionale — con indicatori destinati a verificare non soltanto gli esiti clinici, ma soprattutto il funzionamento della rete.
Tra gli aspetti da monitorare figurano la disponibilità del collegamento tra hub e spoke, i tempi di risposta degli specialisti, il numero di casi complessi nei quali viene attivato un teleconsulto, la tracciabilità delle decisioni, l’impiego delle checklist di stabilizzazione e l’appropriatezza dei percorsi assistenziali.
Previsti anche indicatori relativi all’esperienza delle famiglie, all’equità di accesso alle prestazioni specialistiche e alla percezione di sicurezza da parte degli operatori.
Il sistema dovrà essere accompagnato da programmi di formazione continua, simulazioni e audit clinico-organizzativi, per individuare tempestivamente le criticità e migliorare il funzionamento della rete.
La sfida non è semplicemente introdurre nuove tecnologie nei punti nascita, ma costruire una rete assistenziale capace di far circolare competenze e informazioni, mantenendo il giusto equilibrio tra prossimità delle cure e concentrazione dei casi più complessi nei centri specializzati.