Pnrr. “Occasione mancata senza svolta sui territori”. Il rapporto Garofoli

Pnrr. “Occasione mancata senza svolta sui territori”. Il rapporto Garofoli

Pnrr. “Occasione mancata senza svolta sui territori”. Il rapporto Garofoli

Il Rapporto Garofoli promosso da Anci: senza una svolta su personale e organizzazione, gli investimenti del Pnrr per Case e Ospedali di Comunità rischiano di non produrre i risultati attesi. Servono fino a 27mila infermieri in più, e 8 Regioni su 20 non sono pienamente adempienti sui Lea. IL RAPPORTO

Più personale per Case e Ospedali di Comunità, un ripensamento della medicina generale, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) garantiti in tutte le Regioni e liste d’attesa snellite attraverso il contrasto all’eccesso di prescrizioni non necessarie e il riordino dell’extramoenia. Sono alcune delle proposte del Rapporto “Le leve per la crescita”, curato da Roberto Garofoli, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Draghi, e promosso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).

Il Rapporto spiega che gli investimenti del PNRR rischiano di non produrre pienamente i risultati attesi se alle nuove strutture non corrispondono personale e organizzazione adeguata. Per rendere operative le strutture territoriali servono tra 19.500 e 27mila infermieri aggiuntivi e tra 6.300 e 11.600 operatori sociosanitari e addetti alla riabilitazione.

A questo fabbisogno si somma la carenza ordinaria di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, stimata nei prossimi anni in circa 28mila unità, con punte più elevate nel Mezzogiorno. Circa il 42% dei medici di medicina generale uscirà inoltre dal servizio: un ricambio che il Rapporto considera l’occasione per ripensarne formazione, impegni e regime organizzativo, valutando in particolare se l’attuale regime di parasubordinazione sia compatibile con il potere organizzativo che le Asl devono esercitare.

Il Rapporto certifica che i divari territoriali restano profondi: 8 Regioni su 20 non risultano pienamente adempienti sui LEA. Lo si vede anche nella prevenzione: allo screening mammografico aderiscono circa 9 donne su 10 in Friuli-Venezia Giulia e appena 2 su 10 in Calabria.

Tra le proposte: istituire un responsabile unico dell’integrazione tra cure sanitarie e assistenza sociale, così che pazienti anziani, cronici o non autosufficienti non siano costretti a muoversi tra sistemi amministrativi separati; incentivi economici e condizioni di lavoro che rendano più attrattivi i profili più carenti; l’inserimento del caregiver nella rete dei servizi; superamento delle rigidità sui tetti di spesa del personale e riordino dell’extramoenia.

“La sfida del dopo PNRR – si legge nel Rapporto – è passare dagli investimenti fisici a una sanità territoriale realmente funzionante”. Un passaggio che riguarda non solo la tenuta del sistema sanitario, ma la capacità del Paese di trasformare le risorse investite in servizi effettivamente accessibili ai cittadini.

07 Ottobre 2026

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