Riforma medicina generale. Stato di agitazione dello Smi: “Modifiche unilaterali rischiano di compromettere il ruolo del medico di famiglia”

Riforma medicina generale. Stato di agitazione dello Smi: “Modifiche unilaterali rischiano di compromettere il ruolo del medico di famiglia”

Riforma medicina generale. Stato di agitazione dello Smi: “Modifiche unilaterali rischiano di compromettere il ruolo del medico di famiglia”

Il sindacato denuncia: “Forti preoccupazioni per la perdita di autonomia professionale. Chi vuole lavorare nelle case della comunità non può accedere per mancanza di regole chiare sull'equipollenza del corso di formazione”.

Il Sindacato medici italiani (Smi) ha proclamato lo stato di agitazione della categoria in relazione al progetto di riforma della medicina generale promosso dal Ministero della Salute. Lo annuncia una nota della segreteria nazionale.

La proposta di riorganizzazione dell’assistenza territoriale presenta, secondo il sindacato, “criticità rilevanti che rischiano di compromettere il ruolo centrale del medico di medicina generale nel Servizio Sanitario Nazionale”. In particolare, lo Smi esprime “forte preoccupazione per possibili modifiche del rapporto convenzionale, per la ridefinizione delle modalità organizzative delle cure primarie e per il rischio di una progressiva perdita di autonomia professionale”.

Il nodo dell’accesso alle case della comunità
Un ulteriore punto critico sollevato dal sindacato riguarda i medici che volontariamente vorrebbero lavorare nelle case di comunità. A loro, denuncia lo Smi, “viene impedito l’accesso per mancanza di regole chiare sull’equipollenza dell’attuale corso di formazione in medicina generale con la specializzazione”.

“Il medico di famiglia rappresenta un presidio fondamentale di prossimità e continuità assistenziale per i cittadini – prosegue la nota – e qualsiasi intervento riformatore deve essere condiviso con la categoria, valorizzandone competenze ed esperienza”.

La richiesta: un confronto reale
Lo stato di agitazione, spiega il sindacato, è finalizzato a “richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di aprire un confronto reale e costruttivo, evitando decisioni unilaterali che potrebbero incidere negativamente sull’efficacia dell’assistenza territoriale”.

Lo Smi ribadisce la propria “disponibilità al dialogo”, ma sottolinea “l’urgenza di modifiche sostanziali al testo della riforma”, affinché siano garantiti “adeguati livelli di assistenza, condizioni di lavoro sostenibili per i professionisti e una reale tutela del diritto alla salute dei cittadini”.

Nei prossimi giorni, conclude la nota, saranno comunicate eventuali ulteriori iniziative di mobilitazione.

30 Aprile 2026

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