Rischio radiologico per i professionisti sanitari, Nursing Up: “In Italia 150 mila esposti, pronuncia Cassazione ci tutela”

Rischio radiologico per i professionisti sanitari, Nursing Up: “In Italia 150 mila esposti, pronuncia Cassazione ci tutela”

Rischio radiologico per i professionisti sanitari, Nursing Up: “In Italia 150 mila esposti, pronuncia Cassazione ci tutela”

Il sindacato infermieristico Nursing Up si esprime sull'ordinanza della Corte di Cassazione sull'esposizione a radiazioni ionizzanti. De Palma: "Tecnici di radiologia e infermieri le categorie maggiormente a rischio per contatto con radiazioni ionizzanti. La Cassazione finalmente chiarisce che contano i fatti e l’esposizione reale, non i pareri aziendali"

Con la recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, ordinanza n. 11310 del 29 aprile 2025), che afferma un principio chiave per la tutela dei professionisti sanitari esposti a radiazioni ionizzanti durante il lavoro, il sindacato infermieristico Nursing Up esprime soddisfazione: “È una pronuncia che mette un punto fermo – afferma il presidente Antonio De Palma – perché chiarisce che i diritti non dipendono da etichette organizzative o valutazioni interne, ma dall’esposizione reale e abituale al rischio”.

In Italia sono oltre 150 mila i professionisti che svolgono attività in ambienti con presenza di radiazioni ionizzanti, spesso in zone controllate e con esposizioni cumulative non sempre pienamente riconosciute sul piano contrattuale. Le evidenze internazionali mostrano un rischio aumentato del 20–30% per infermieri di sala operatoria e infermieri strumentisti coinvolti in procedure chirurgiche e interventistiche radioguidate. L’esposizione cronica, anche a basse dosi, è associata a un incremento del rischio oncologico, cataratta professionale e disturbi tiroidei, oltre a problematiche muscolo-scheletriche legate all’uso prolungato dei dispositivi di protezione.

La decisione della Corte di Cassazione nasce dal ricorso di infermieri strumentisti impiegati in modo continuativo nelle sale operatorie di un grande centro ortopedico. L’azienda aveva negato l’indennità di rischio radiologico e il congedo per recupero biologico richiamando il parere negativo della Commissione aziendale. I giudici di merito avevano invece riconosciuto i benefici ai professionisti che operavano abitualmente in zona controllata, escludendo solo chi risultava esposto in maniera occasionale. La Cassazione ha confermato integralmente questo impianto.

“Il principio è chiaro – ribadisce Nursing Up – indennità di rischio radiologico e congedo aggiuntivo sono diritti soggettivi, che sorgono al ricorrere dei presupposti di legge e di contratto. Il parere della Commissione aziendale non ha valore costitutivo né preclusivo e non può impedire al lavoratore di far accertare in giudizio l’effettiva esposizione”.

“Per la Corte – prosegue il sindacato – ciò che rileva non è la qualifica formale attribuita dall’azienda, ma l’esposizione reale, stabile e non occasionale alle radiazioni ionizzanti. Per i professionisti sanitari diversi da medici e tecnici di radiologia, il diritto ai benefici sussiste quando l’attività viene svolta abitualmente in aree classificate come “zone controllate”, secondo i criteri della normativa di radioprotezione. La presenza continuativa in tali aree è equiparabile, sul piano giuridico, al superamento delle soglie annue di esposizione rilevanti”.

La Cassazione ha anche chiarito che l’esposizione qualificata può essere dimostrata tramite consulenza tecnica d’ufficio, finalizzata a ricostruire dati oggettivi come la presenza effettiva in sala operatoria, il numero di interventi effettuati, le mansioni svolte e la classificazione delle aree di lavoro. Non come un accertamento esplorativo, ma come strumento pienamente legittimo nel processo del lavoro, dove il giudice dispone di ampi poteri istruttori.

“La sanità – sottolinea il presidente De Palma – è un settore in cui l’esposizione è quotidiana, integrata nei flussi ordinari di lavoro e spesso poco tracciata. Questa sentenza rafforza la necessità di misurazioni oggettive, dati verificabili e trasparenza, perché oggi il rischio radiologico non è solo un tema di salute, ma anche di diritti esigibili”.

06 Febbraio 2026

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