Una procedura meno invasiva, più rapida e meno costosa per il Servizio sanitario nazionale, che però molti pazienti sono costretti a pagare di tasca propria. È il paradosso della termoablazione dei noduli tiroidei benigni, una tecnica che permette, nei pazienti selezionati, di evitare l’intervento chirurgico, ma che in Italia resta ancora scarsamente accessibile a causa della mancanza di un codice identificativo specifico che ne consenta un rimborso adeguato e omogeneo. A richiamare l’attenzione su questa criticità è l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), che rivolge un appello alle autorità regolatorie italiane affinché venga riconosciuta una procedura già contemplata dalle linee guida nazionali, nell’interesse dei pazienti e della sostenibilità del sistema sanitario.
I noduli tiroidei rappresentano una delle patologie endocrine più diffuse: vengono rilevati nel 5-7% della popolazione adulta attraverso il solo esame clinico, mentre il ricorso alle tecniche di diagnostica per immagini porta la prevalenza fino al 50-60% nelle donne adulte. Nella maggior parte dei casi si tratta di formazioni benigne che non richiedono alcun trattamento. Una parte di esse, tuttavia, tende ad aumentare progressivamente di volume, provocando disturbi compressivi, problemi estetici e un peggioramento della qualità della vita.
Il ricorso alla chirurgia rimane però molto esteso, anche per patologie benigne che potrebbero essere trattate con approcci più conservativi. Secondo i dati storici riportati nelle linee guida ISS del 2022, in Italia sono state effettuate in media circa 40mila tiroidectomie all’anno, delle quali soltanto 10mila per patologie maligne. Non tutti gli interventi per patologia benigna sono evitabili, ma per una quota significativa di pazienti potrebbero essere prese in considerazione alternative meno invasive.
Il tema è stato al centro del 13° Thyroid UpToDate di AME, svoltosi il 9 e 10 ottobre 2026 a Roma, occasione di confronto tra gli specialisti sulle principali novità nella diagnosi e nel trattamento delle patologie tiroidee.
Papini (AME): “Venti minuti, anestesia locale e nessuna cicatrice”
“Il vantaggio è straordinario: il trattamento dura una ventina di minuti, richiede solo un’anestesia locale, non richiede ricovero, risparmia in modo totale la funzione tiroidea e non è seguito da cicatrici”, spiega il Prof. Enrico Papini, endocrinologo e Coordinatore del Comitato Scientifico AME, che ha anche coordinato il gruppo degli estensori delle linee guida nazionali per la gestione del nodulo tiroideo benigno sintomatico.
La termoablazione consente di ridurre progressivamente il volume dei noduli attraverso l’applicazione di energia termica sotto guida ecografica, senza dover asportare la ghiandola tiroidea. Per i pazienti opportunamente selezionati, il trattamento rappresenta quindi un’alternativa alla chirurgia, con tempi di recupero più brevi, un basso rischio di complicanze nei centri specializzati e la possibilità di preservare la normale funzione tiroidea, evitando nella maggior parte dei casi la necessità di una terapia ormonale sostitutiva.
Le linee guida ISS indicano la termoablazione come alternativa alla chirurgia
Il ruolo delle tecniche termoablative è già riconosciuto dalla “Linea guida per la gestione del nodulo benigno della tiroide causa di sintomi locali“, pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2022 e sviluppata da AME con il contributo della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e di numerose altre società scientifiche.
Il documento suggerisce di considerare la termoablazione come opzione terapeutica alternativa alla chirurgia nei pazienti con noduli tiroidei solidi benigni, singoli o dominanti, responsabili di sintomi locali. Le raccomandazioni sottolineano inoltre l’importanza di scegliere il trattamento sulla base delle caratteristiche cliniche e delle preferenze del paziente, garantendo un’assistenza appropriata e personalizzata.
Il risparmio per il SSN: fino a 24 milioni di euro all’anno secondo le stime delle linee guida
I vantaggi non riguardano soltanto la salute e la qualità della vita dei pazienti, ma anche la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. Secondo l’analisi economica contenuta nelle linee guida ISS del 2022, il costo medio di un trattamento termoablativo è stimato in 1.560 euro, contro i 4.211 euro di un’emitiroidectomia, con un risparmio potenziale di 2.651 euro per paziente.
Considerando che in Italia potrebbero essere candidabili alla termoablazione circa 8-10mila pazienti all’anno, le stime basate sui costi medi indicano un possibile risparmio complessivo per il SSN compreso tra circa 8 e 24 milioni di euro annui, a seconda della capacità del sistema sanitario di garantire l’accesso alla procedura. Applicando invece le tariffe di rimborso previste dal SSN, il risparmio potenziale oscillerebbe tra circa 5,9 e 17,7 milioni di euro annui.
A questi benefici potrebbero aggiungersi la riduzione dell’occupazione dei posti letto chirurgici e dei costi indiretti associati alle possibili complicanze dell’intervento e alla necessità di terapie sostitutive a lungo termine.
L’appello di AME: “Le autorità regolatorie si allineino alle linee guida nazionali”
Nonostante le evidenze scientifiche e i potenziali benefici economici, la termoablazione tiroidea non dispone ancora di un codice identificativo specifico che ne garantisca una remunerazione appropriata e uniforme sul territorio nazionale. Soltanto una minoranza delle strutture sanitarie riesce a ottenere un rimborso attraverso codifiche chirurgiche generiche, mentre in molte realtà regionali la procedura non è adeguatamente riconosciuta.
La conseguenza è che i pazienti che potrebbero beneficiare di questa opzione terapeutica devono spesso sostenere spese elevate di tasca propria, con il rischio di rinunciare al trattamento mini-invasivo e orientarsi verso l’intervento chirurgico, generalmente coperto dal SSN, anche quando potrebbe essere evitato.
“Le autorità regolatorie non sono ancora riuscite a fornire, nonostante le reiterate e ben documentate richieste delle società scientifiche, un codice identificativo per queste procedure”, osserva Papini. “Ciò che è incredibile è che il risparmio per il Servizio sanitario nazionale sarebbe enorme, ora auspichiamo una presa di coscienza”.
Per questo AME esorta le autorità regolatorie italiane ad allineare i sistemi di codifica e rimborso alle raccomandazioni delle linee guida ISS, attraverso il riconoscimento di un codice identificativo dedicato alle procedure termoablative e la definizione di modalità di accesso omogenee su tutto il territorio nazionale.
La scelta terapeutica deve essere guidata dalle condizioni cliniche e dalle evidenze scientifiche, non dalla disponibilità economica del paziente o dalla Regione in cui risiede.