Oltre 10mila persone raggiunte, 2.798 donne inserite nei percorsi di prevenzione e oltre 1.600 mammografie effettuate. Per 473 donne si è trattato del primo esame. Sono inoltre 12 i casi individuati grazie agli accertamenti.
Sono i risultati raggiunti in pochi mesi da Shield Women – Screening Help Initiative for Empowerment and Learning in Disadvantaged Women, il progetto promosso da Andos Nazionale Ets per favorire l’accesso alla prevenzione e diagnosi precoce del tumore del seno delle donne che vivono condizioni di fragilità sociale, economica o culturale.
Le attività sono state realizzate da undici comitati Andos distribuiti su tutto il territorio nazionale, attraverso una rete che ha coinvolto 93 associazioni e realtà locali, dalle organizzazioni culturali alle case antiviolenza, dalle parrocchie alle farmacie, fino agli ambulatori popolari e alle organizzazioni sindacali.
Dei risultati di Shield Women si è parlato oggi a Roma durante l’evento “Prevenzione oncologica e fragilità sociale: il modello Shield Women”, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. L’obiettivo del progetto è intercettare le donne che, pur potendo beneficiare dei programmi di screening mammografico, non riescono ad accedervi o lo fanno tardivamente. Le ragioni possono essere molteplici: difficoltà economiche e logistiche, barriere linguistiche e culturali, fragilità psicologiche o una scarsa conoscenza dei servizi disponibili. Shield Women punta quindi a creare un collegamento diretto tra queste donne e il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso attività di informazione, sensibilizzazione e accompagnamento.
“I numeri raccolti dimostrano che non è sufficiente mettere a disposizione uno screening: dobbiamo fare in modo che tutte le donne possano realmente raggiungerlo – afferma Flori Degrassi, Presidente Andos Nazionale Ets –. Esiste una parte della popolazione femminile che rischia ancora di rimanere ai margini della prevenzione. Con Shield Women andiamo noi incontro a queste donne, nei luoghi che frequentano e attraverso reti di cui si fidano. Le 473 prime mammografie rappresentano forse il dato che meglio racconta il valore del progetto: sono donne che siamo riusciti ad avvicinare alla prevenzione e che difficilmente avremmo intercettato attraverso i canali tradizionali”.
Elemento centrale dell’iniziativa è la patient navigation, un modello basato sull’accompagnamento attivo lungo il percorso di prevenzione, diagnosi e cura. L’Andos ha sviluppato un modello specifico per formare le proprie e i propri volontari a riconoscere i bisogni delle donne, fornire informazioni corrette e facilitarne concretamente l’accesso ai servizi del Ssn. Il percorso è iniziato nel maggio 2025 con un corso nazionale di tre giornate e si è poi sviluppato nei diversi territori, attraverso collaborazioni con enti pubblici, servizi sanitari e realtà del terzo settore. La formazione ha approfondito il funzionamento del Programma Nazionale di Screening Mammografico e le sue principali criticità di accesso, i dati epidemiologici e le strategie per favorire l’adesione. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai fattori sociali e psicologici che possono ostacolare l’accesso ai servizi sanitari e alle tecniche relazionali e comunicative necessarie per accompagnare le donne che vivono condizioni di vulnerabilità.
Il progetto Shield è stato selezionato nel 2024 nell’ambito del Powering Breast Cancer Progress Grant promosso da AstraZeneca Global, risultando l’unica realtà europea tra le sette premiate a livello mondiale.
“Il progetto si basa soprattutto sulla prossimità: incontri informativi e iniziative di sensibilizzazione vengono realizzati nei luoghi frequentati dalle comunità, grazie alla collaborazione con associazioni culturali e sociali, organizzazioni del volontariato, enti religiosi e servizi territoriali. L’obiettivo è raggiungere anche chi difficilmente accede ai tradizionali canali di informazione e prevenzione. Vogliamo trasformare questa esperienza in un modello sempre più strutturato e replicabile – conclude Degrassi –. La diagnosi precoce può ridurre l’invasività dei trattamenti e aumentare la possibilità di guarigione, ma perché questo accada dobbiamo ridurre le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso alla prevenzione. Il nostro obiettivo è rafforzare la collaborazione tra associazioni, Istituzioni e servizi sanitari, affinché la condizione sociale, economica o culturale non sia determinante nella possibilità di tutelare la propria salute. La prevenzione deve essere realmente accessibile a tutte”.