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Campania. Il Piano ospedaliero inviato ai ministeri. De Luca: “Una buona base di partenza”. Il testo

"Nessun ospedale sarà chiuso", ha assicurato il governatore campano. Entro 12 mesi dall'entrata in vigore del piano dovrà essere attivata la rete oncologica pediatrica. Il totale della dotazione di posti letto è di 19.628 unità (3,52 per 1.000 abitanti), di cui 16.486 per acuti e 3.142 post-acuzie che portano all’attivazione di nuovi 1.424 posti letto aggiuntivi. Restano alcuni punti controversi, come l’offerta sanitaria sulle Isole. ECCO IL TESTO.

21 MAG - È stato tradotto in decreto commissariale e trasmesso a Roma per l’ok definitivo dai ministeri vigilanti (Salute ed Economia), il Piano ospedaliero regionale. Poche le novità rispetto alla bozza anticipata nelle settimane scorse da Quotidiano Sanità con il completo riassetto di servizi, posti letto, unità assistenziali e reti di cura (tempo dipendenti come ictus, infarto e trauma) e cliniche (come dolore, diabete, pediatria, oncologia ecc.). Tutto è nero su bianco nelle 194 pagine, tabelle comprese, allegate al decreto firmato dal commissario ad acta Joseph Polimeni e dal suo vice Claudio D’Amario.
 
Nessun ospedale sarà chiuso
Le note positive rilanciate anche dal presidente della Regione Vincenzo De Luca, nel consueto appuntamento settimanale con i microfoni di Lira Tv nella sua Salerno, è che considera una buona base il Piano ospedaliero appena approvato e proposto ai ministeri.
 
"Il nuovo piano ospedaliero della Campania – dice De Luca - recepisce le posizioni della Regione al 90%. Nessun ospedale sarà chiuso, a differenza di quanto prevede l'unico atto amministrativo in vigore, il decreto 49 approvato dal presidente della precedente giunta regionale e dal subcommissario alla Sanità (rispettivamente Stefano Caldoro e Mario Morlacco) che portava alla chiusura di una decina di ospedali a Napoli ed alla chiusura in particolare di tutti quelli della città di Napoli in vista della apertura dell'Ospedale del mare». «Avevamo posto dei vincoli ai commissari alla Sanità, il primo dei quali era la non chiusura degli ospedali. Ora - aggiunge - aumentiamo il numero di posti letto di circa 1400 unità, incrementiamo di molto i posti letto per la provincia di Caserta, che era la più penalizzata, ma anche per Napoli e Salerno. Si sono evitate duplicazioni e rispettati i parametri previsti dallo Stato. A me pare un ottimo lavoro di base. Poi ci sono alcuni piccoli aggiustamenti da fare per errori materiali ma è di straordinaria importanza aver messo a punto un piano ospedaliero estremamente dignitoso e ragionevole". A breve ci sarà la chiusura dei contratti con le strutture private accreditate.

 
"Davvero - secondo De Luca - comincia la grande sfida per fare di quella della Campania una sanità leader. Vogliamo eliminare le liste d'attesa lunghissime, la mobilità passiva con 300 milioni di euro che regaliamo a Regioni del Nord per il trasferimento dei nostri malati sviluppare reti emergenza e urgenza, e sviluppare seriamente per la prima volta la medicina territoriale. Cominceremo da subito incontri con medici di base, per non congestionare pronti soccorso, nell'ottica della tutela della salute e del risparmio".
 
Arriva la rete oncologica pediatrica
Entro dodici mesi dall’approvazione del Piano dovrà decollare la rete oncologica pediatrica ricorrendo a forme innovative di integrazione organizzativa tra cui l’eventuale istituzione di un Dipartimento interaziendale. Tra le novità l’identificazione del Cotugno (Azienda dei Colli) quale centro regionale per le malattie Infettive pediatriche, l’attribuzione al Santobono di Centro regionale per le emergenze neuropsichiatriche infantili, la costituzione al Cto di un centro per l‘ortopedia geriatrica.
 
Patologie fetali al Monaldi
Infine l’identificazione, al Monaldi, di un centro di III Livello a valenza regionale per le patologie fetali nell'ambito della rete pediatrica per offrire risposte assistenziali nella diagnosi prenatale anche in considerazione delle tematiche relative a Terra dei Fuochi. Un centro ad elevati standard di assistenza articolato sulla Cardiologia pediatrica, la Cardiochirurgia pediatrica e la terapia intensiva neonatale con ambulatori per la gestione ed il monitoraggio della gravidanza dedicati. Spariscono infine, le unità operative di Fisiopatologia della riproduzione umana dirottando i centri pubblici per la Pma (Procreazione medicalmente assistita) nelle ginecologie. Una scelta di campo in contrasto con le linee guida delle società scientifiche di settore.
 
I posti letto
In totale della dotazione di posti letto è di 19.628 unità (3,52 per 1000 abitanti), di cui 16.486 per acuti e 3.142 post-acuzie che portano all’attivazione di nuovi 1.424 posti letto aggiuntivi. “A me pare un ottimo lavoro di base. Un piano ospedaliero dignitoso e ragionevole".
 
Si parte con le reti dell’urgenza (infarto, ictus e trauma) e per l’emergenza pediatrica, che investono anche il riordino delle Case di cura impegnate nel complesso snodo della riconversione per quelle sotto dimensionate (40-60 letti) e neuropsichiatriche. Potenziato il comprensorio di Napoli, anche a compensazione delle carenze di Napoli 3 sud e Napoli 2 nord. Territori con pochi ospedali mal distribuiti per i quali serviranno tempi più lunghi e investimenti in edilizia ospedaliera. Recuperati il Maresca di Torre del Greco, l’ospedale di Scafati, il Da Procida (che diventa polo regionale della riabilitazione). In deroga alle chiusure programmate rientrano in pista Castiglione di Ravello, annesso al Ruggi di Salerno, Roccadaspide e Agropoli (già centro ambulatoriale ad indirizzo Oncologico e struttura residenziale per cure palliative e attività territoriali per i disturbi del comportamento alimentare). Tutti potranno contare su 20 posti letto di medicina cui potrà appoggiarsi anche una chirurgia ambulatoriale e il pronto soccorso. Il Da Procida sarà potenziato a centro di riabilitazione regionale.
 
Il territorio
“Un Piano da articolare anche con il riordino dell’assistenza sul territorio – aggiunge Gennaro Volpe, dirigente della Asl Napoli 1 e fresco di nomina al vertice della Confederazione delle associazioni regionali di Distretto riunita nei giorni scorsi a Napoli – insieme al governatore De Luca abbiamo già svolto in Regione diverse riunioni finalizzate ad individuare soluzioni utili a migliorare il processo di assistenza sanitaria. Attraverso la valorizzazione della medicina territoriale e distrettuale sarà possibile contribuire ad una drastica diminuzione dei pazienti che in maniera poco appropriata oggi si recano al pronto soccorso degli ospedali per cercare risposte ai bisogni di salute ed evitare fenomeni come quello delle barelle che affollano le emergenze degli ospedali. In questo processo i medici di medicina generale avranno un ruolo determinante in quanto potranno contribuire ad indirizzare i pazienti verso strutture potenziate e migliorate nell’offerta di servizi al cittadino".
 
I privati
Sotto i riflettori i contratti con cliniche e centri specialistici da chiudere entro maggio. Qui i nodi non mancano, dalla sottostima del tetto di spesa per le Case di cura ai ritardi nei pagamenti a Napoli 1 sulle attività correnti. Senza contare le tariffe della riabilitazione da mettere a punto.
 
I punti controversi
Restano alcuni punti controversi, come l’offerta sanitaria sulle Isole. A Procida, in particolare, ha già scatenato proteste e prese di posizione delle autorità locali il declassamento del locale Pronto soccorso a Punto di primo intervento. Attualmente il presidio è dotato di 9 posti letto, di cui 6 di ricovero ordinario, distinti in 2 posti letto per ciascuna delle discipline di medicina, chirurgia e ostetricia. Configurazione che viene rimodulata con la presenza di un Punto di primo intervento, chirurgia ambulatoriale e ospedale di Comunità con assistenza infermieristica e gestito dai medici di Medicina generale. Per le gravidanze andranno definite procedure di trasferimento sia in caso di emergenza sia nelle attività programmate.
 
Polemiche anche al Rizzoli di Ischia dove è considerato inspiegabile l’azzeramento dei 4 posti letto della Utic dirottati alla Cardiologia (che passa da 4 a 8), soprattutto considerando i circa 200 mila abitanti che raddoppiano durante i picchi turistici estivi e in ragione dei numeri dei ricoveri registrati dall’Unità di terapia intensiva coronarica (circa 450 all’anno).
 
L’unica sufficienza si registra a Capri, dove il Capilupi in risposta alle richieste di deroghe agli standard per zona disagiata funzionerà con una dotazione di 20 posti letto di medicina cui si appoggerà anche una piccola chirurgia ambulatoriale e se necessario anche la ginecologia con personale in rotazione del pronto soccorso del Loreto Mare (Asl Napoli 1) ferme restando le prerogative di trasporto in urgenza tramite eliambulanza ed idroambulanza e i collegamenti in telemedicina.
 
La Pma confluisce nella ginecologia
Tra le novità del Piano ospedaliero, contestati dai sindacati, ci sono inoltre l’azzeramento dell’offerta regionale di posti letto della Fisiopatologia della riproduzione umana che confluiscono tutti nella Ginecologia, per le attività di Pma (Procreazione medicalmente assistita). “Una scelta discutibile quest’ultima – avverte Carlo Alviggi, associato di Ginecologia e Ostetrica dell’Università Federico II e presidente della Società campano calabro lucana di Ostetricia e Ginecologia, in forze al centro di riferimento regionale per la sterilità di coppia di cui è direttore Giuseppe De Placido – che tra l’altro va contro le linee guida delle Società scientifiche. Una scelta che cade proprio in un momento in cui Napoli diventa palcoscenico di un convegno internazionale du questo tema, con l’arrivo a Napoli di oltre quattrocento tra ricercatori e medici di tutto il mondo riuniti qui il 26 e 27 maggio per condividere le scoperte più recenti in materia di fertilità accogliendo le delegazioni di 39 paesi. Un momento importante per la comunità scientifica mondiale, per la prima volta a confronto su un tema molto specifico, eppure sempre più considerato determinante nell’ambito dei percorsi di assistenza medica per le coppie infertili, ossia il ruolo dell’ormone leutinizzante (LH) nelle tecniche di stimolazione ovarica. La Pma ha oggi dignità ed esigenze che devono necessariamente essere distinte dalla ginecologia”.
 
Critiche dall’intersindacale medica
Molto critica, invece, la posizione assunta dai sindacati della dirigenza medica uniti in un fronte comune, che rappresenta oltre 50 mila camici bianchi. Dito puntato, ad esempio, sulla nuova rete oncologica su cui piove la prima stroncatura. “In risposta all’emergenza di Terra dei Fuochi e sconfessando quanto previsto dalla legge finanziaria regionale (n. 6 del 2016) approvata ad aprile scorso – avverte uno dei portavoce dell’intersindacale – si accantona l’ipotesi di istituire un Polo oncologico pluriterritoriale a Sant’Agata dei Goti, ospedale nuovo ed attrezzato, dove sparisce l’oncologia a vantaggio di piccoli ospedali in dismissione come Piedimonte Matese e San Felice a Cancello cui sono attribuiti alcuni posti letto che in Oncologia non possono fare a meno della complessità per garantire salute pubblica. Furbizie ingenue da parte di chi ha negato ogni confronto qualificato con professionisti che conoscono i territori, finendo per garantire interessi particolari a discapito di vantaggi collettivi. Daremo battaglia in tutte le sedi”.
 
Un giudizio molto duro, frutto probabilmente anche del fatto che i medici sono stati del tutto esclusi da ogni condivisione preliminare del Piano. Tanto che della questione è stata investita anche la dirigenza nazionale che ha scritto una nota di merito al premier Matteo Renzi e al ministero della Salute. E sullo stesso fronte sono mobilitati anche il Vescovo di Aversa Angelo Spinillo e la Conferenza dei 55 sindaci dei Comuni della Terra dei Fuochi per rivendicare il rispetto degli impegni di Governo e Regione anche riguardo alla rinaturalizzazione delle aree agricole a rischio ambientale e per il riconoscimento di un marchio di Sanità regionale per le produzioni agro zootecniche alimentari su cui ha tirato il freno il commissario Polimeni per l’incompatibilità di tali programmi con il Piano di rientro dal debito.  
 
Ettore Mautone

21 maggio 2016
© Riproduzione riservata


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