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Commissione Aids. Iardino: "Tutti devono poter donare il sangue. No discriminazioni sui gay"

E' uno dei punti innovativi contenuto nella Relazione finale dell’attività 2009-2013. Ne abbiamo parlato con Rosaria Iardino, membro della Commissione nazionale. “La valutazione sulle donazioni  va fatta in base ai comportamenti sessuali a rischio e non in base alle preferenze". "Bene lo spot del ministero sul preservativo".

01 MAR - È stata presentata pochi giorni fa la Relazione finale della Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids 2009-2013.  Abbiamo chiesto a Rosaria Iardino, componente della Commissione, presidente onorario dell’associazione NPS e presidente Donne in rete, di fare il punto sul documento e riflettere sui passi in avanti che sono ancora necessari.
 
Dottoressa Iardino, come valuta la Relazione finale della Commissione Aids?
Il documento presenta certamente alcune novità molto positive mentre su altri aspetti su c’è ancora molto lavoro da fare
 
Partiamo dalle risultanze positive.
La prima novità riguarda l’accesso ai Fondi su cui abbiamo eliminato un’anomalia. Prima le risorse stanziate venivano destinate solo alle Associazioni presenti nella Consulta, mentre ora i fondi, fissati gli obiettivi, verranno messi a bando pubblico di modo che anche altre associazioni possano partecipare. Altro tema su cui mi sento di esprimere un giudizio positivo riguarda l’ultimo spot del Ministero, dove, finalmente e senza indugi si fa riferimento alla parola ‘preservativo’. E poi vorrei evidenziare la battaglia che stiamo vincendo in merito alle donazioni di sangue.

 
Ovvero?
Il nostro obiettivo è quello di eliminare ogni discriminazione legata alla sessualità rispetto alle donazioni di sangue. La valutazione va fatta in base ai comportamenti sessuali a rischio e non in base alle preferenze. Siamo ora in attesa di una circolare che chiarisca questo aspetto. Ma, ripeto, è una battaglia che stiamo vincendo. Poi ci sono anche altri punti su cui abbiamo lavorato e riguardano i nuovi bisogni per chi è affetto dalla patologia. E mi riferisco alle discriminazioni sul luogo di lavoro, a quelle nei confronti dei bambini e anche ai bisogni economici (vedi la possibilità di fare un’assicurazione sulla vita.
 
Questi gli elementi di novità positivi. Quali sono invece le ombre ancora presenti?
Un aspetto negativo è quello legato alle linee guida sugli antiretrovirali. Su questo tema a mio avviso vi è un conflitto di interessi ancora alto. Perché è opportuna certamente la collaborazione di più soggetti ma le linee guida dovrebbero essere elaborate dalle società scientifiche e poi dovrebbe essere il Ministero o le commissioni preposte a valutarle e a pubblicizzarle. Oggi, però non è ancora così. Nonostante i componenti dell’'HIV/AIDS Italian Expert Pane (EP) abbiano sottoscritto una dichiarazione di conflitto di interessi che mettesse in evidenza ogni potenziale associazione con aziende coinvolte nella produzione di farmaci antiretrovirali o di materiali e strumenti diagnostici per il monitoraggio della terapia e della malattia, attuale o negli ultimi cinque anni. Ma a mio avviso ciò non è sufficiente, ci vorrebbe più indipendenza e più trasparenza e una distinzione più marcata dei ruoli tra i soggetti in campo.
 
Ci sono altre criticità?
Certamente occorre puntare di più sulla prevenzione perché non è sufficiente lo sviluppo di piani che incentivano il ricorso al test. Altra tematica riguarda poi i fondi per la ricerca alla lotta all’Aids, abbiamo speso decine di milioni di euro per lo sviluppo del vaccino ma non c’è sostegno a progetti clinici e poi credo, infine, che per il futuro la Commissione debba essere più snella e un po’ più giovane.

01 marzo 2013
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