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Emilia Romagna e 118. Omceo Bologna: “Mancano almeno 32 ambulanze con medico a bordo rispetto agli standard normativi”

“A fronte di questa realtà di insufficiente dotazione operativa “medicalizzata” la Regione, piuttosto che reclutare ed assumere nuovi medici da dedicare al servizio, ha avallato linee guida che assegnano ad operatori sanitari non medici funzioni "borderline" rispetto ad atti deontologicamente - e non solo - di stretta competenza medica”

20 MAR - Da segnalazioni, informative ed elementi acquisiti da quest’Ordine a margine dell’impiego o meno di dottori medici - anziché di dottori in scienze infermieristiche - nel servizio di soccorso di emergenza su gomma (M.S.A. - mezzi di soccorso avanzato) nell’ambito del sistema organizzativo Emergenza-Urgenza nei confronti del cittadino, sono emerse criticità e problematicità involgenti l’adeguatezza e la sufficienza strutturale di dotazione di mezzi e risorse umane rispetto agli standard già previsti ex lege circa il rapporto tra mezzi ed operatori sanitari rispetto alla quota abitanti ed all’ampiezza e natura del territorio da coprire, così come parametrati dal normativo statuale.
 


 
In totale ci sono 44 mezzi operanti h24 e 5 in assetto h12.

Per il rispetto della normativa del D.M. 70 del 02/04/2015 - ed in specifico a quanto dettato dall’allegato 1, punto 9.1.3 - ed al netto dei correttivi oro-geografici, in questa regione dovrebbero essere operativi all’incirca 74 mezzi di soccorso avanzato (ambulanze) quindi molti di più di quelli attualmente presenti.


Al fine di potere garantire una piena operatività assistenziale, che possa tener conto sia degli elementi organizzativi certi (ferie e turnazioni con riposo 11h degli addetti) che di quelli variabili e preventivabili con un certo grado di approssimazione (morbilità), risulterebbe necessaria la disponibilità di 6 operatori medici per ogni mezzo di soccorso avanzato (MSA), con un rapporto ottimale di 1 Mezzo di Soccorso Avanzato ogni 60.000 abitanti per un territorio non superiore ai 350 km² di ampiezza al netto degli specifici correttivi orogeografici per la copertura ottimale delle aree difficoltose.

In definitiva nella Regione Emilia-Romagna in ottemperanza al decreto citato dovrebbero essere operative almeno altre 32 MSA (con medico a bordo) e quindi almeno altri 180 dottori medici (30 MSAx6), a meno di non voler ricorrere, per questi ultimi, alla presenza sostitutiva di operatori sanitari non medici (dottori delle scienze infermieristiche).

Per Bologna e provincia in proporzione, il rispetto del DM70 comporterebbe l’apertura di altre 5 automediche con i relativi 30 medici e infermieri.
Infatti, a fronte di questa realtà di contratta ed insufficiente dotazione operativa “medicalizzata” la Regione, piuttosto che reclutare ed assumere nuovi medici da dedicare al servizio di emergenza su gomma, ha inteso avallare “linee guida che assegnano ad operatori sanitari non medici funzioni "borderline" rispetto ad atti deontologicamente - e non solo - di stretta competenza medica, come, a titolo esemplificativo e non esaustivo:
• Prevedere il possibile annullamento dell’intervento medico in loco in caso di pazienti con dolore toracico, sostituendo tutta la valutazione e decisione terapeutica con una semplice valutazione a distanza di ECG, di fatto creando problemi seri per la diretta constatazione e verifica dei criteri di salute dell’ assistito.

• Somministrare farmaci analgesici, secondo scale analogico visuali e non sulla base di una piena valutazione clinica, che comprenda anche la prescrizione ragionata sulla base della situazione clinica specifica del singolo paziente, ivi comprese le terapie già in atto in quel soggetto.

• Somministrare antidoti per intossicazioni, indipendentemente dall’ attivazione dell’intervento medico, nonostante non sia certo che l’intossicazione dipenda esclusivamente da stupefacenti oppiacei.
• Somministrare sedativi secondo dosaggi fissi indipendentemente dalla storia del singolo paziente, in assenza di presenza e prescrizione medica ragionata sul singolo paziente.

• Posizionare presidi per la gestione delle vie aeree, anche in soggetti all’infuori dell’ arresto cardio circolatorio, quando sarebbe piu’ opportuno sostenere le funzioni vitali e gestire le vie aeree quando presenti tutti i professionisti e gli strumenti clinici e farmacologici per farlo.
 
Come peraltro evidenziato anche dalla Federazione degli Ordini dell’Emilia Romagna (FRER) che ha avuto modo di sottolineare, in una nota inviata alle autorità regionali ed al ministero della sanità, le numerose criticità di una siffatta situazione e come peraltro “in ogni Ausl si affrontasse diversamente la questione organizzativa del 118, specie sul territorio. Gli ordini emiliani si erano chiesti fino a che punto l'uso delle linee guida in queste situazioni consenta di riconoscere lo stato del paziente e hanno evidenziato cinque punti critici: i mezzi di soccorso con medico e infermiere vanno denominati diversamente da quelli con solo infermiere, il paziente deve sapere quale professionalità ha davanti; non ci sono abbastanza medici di turno sui mezzi di soccorso avanzati; è concessa eccessiva discrezionalità delle decisioni; l'intervento medico in loco andrebbe sempre attivato dinanzi ad ogni malato critico o potenzialmente tale; l'anamnesi ed il rilievo di segni e sintomi clinici sono atto medico”.

Le Autorità regionali preposte devono solo chiarire se sono intenzionate a rispettare i livelli quantitativi e qualitativi di mezzi previsti dal normativo o se preferiscano ricorrere a soluzioni diverse che prevedano il soccorso al cittadino in emergenza-urgenza attraverso un numero insufficiente di mezzi di soccorso avanzato e se a bordo di questi vi debba essere un dottore medico o un dottore in scienze infermieristiche, pur appositamente formato, che possa, in casi dubbi emergenziali o comunque, anche nell’ordinarietà dubitativa della chiamata di emergenza, avere un tele-ausilio diagnostico, o cavarsela - e con lui il paziente - con le procedure standardizzate delle tabelle di algoritmi a disposizione dello stesso.

Dal punto di vista deontologico-medico non è permesso affidare l’attività diagnostica ad operatori non medici od esercitare l’attività diagnostica in via indiretta, sia essa telematica che sulla base di algoritmi articolati per tentativi in progressione gradata.

Dal punto di vista legislativo, per quanto si sa, neppure. Per opinioni, pur rispettabili, dei rappresentanti esponenziali delle professioni infermieristiche, senz’altro sì. Per atti aziendali e regionali in avallo, evidentemente si.

Quest’Ordine si occupa dell’agire deontologico del medico, nella indubbia consapevolezza che il codice deontologico e la deontologia medica è emanata nell’interesse del corretto agire medico nell’interesse del paziente e del rapporto di cura nel rispetto della legge. Ogni altra finalità supposta, come riportato da organi di stampa, si commenta da sola.
 
Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bologna

20 marzo 2017
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