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Patto per la Salute. Lorenzin dà le cifre: “Fondo sanitario 2014 a 109,902 miliardi. E poi saliremo fino ai 122 mld del 2017"

Budget sanitario certo da qui fino al 2017, che consentirà la revsione dei Lea che sarà completata in tre anni; scuola di formazione nazionale per il management sanitario; un decreto a breve per gli investimenti in sanità. Nuove politiche per i Piani di rientro. Sono solo una parte dei temi toccati dal ministro che è tornata in audizione all'Affari Sociali sul Patto per la salute, che si prevede di chiudere per San Valentino.  

22 GEN - Poco meno di un’ora. Tanto è durata la seconda parte dell’audizione della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, in Commissione Affari Sociali, per completare l’illustrazione delle iniziative messe in atto dal ministero per la definizione del nuovo Patto per la salute (vedi prima audizione).
E in questo arco di tempo, stimolata anche dalle domande dei componenti la Commissione, Lorenzin ha detto che il Patto prevede “un budget certo fino al 2017”. Più precisamente (mostrando una tabella inedita ai parlamentari) per il 2014, la cifra stanziata è di 109,902 miliardi; per il 2015 la cifra è di 113,452 miliardi; per il 2016 la cifra è di 117,563 miliardi e per il 2017 è di 122 miliardi”.
Poi ha dato il timing del Patto. Ovvero: “Da qui a San Valentino (14 febbraio ndr.) si dovrebbero chiudere i vari capitoli che erano stati definiti”. Ha annunciato un decreto a brevissimo, già concordato con il ministro Carlo Trigilia, sugli investimenti nelle strutture sanitarie. Sul tema della Governance, la ministra ha fatto sapere che “il problema non è solo dei direttori generali ma anche dei direttori sanitari e spesso le strutture non vanno perché non vanno i Direttori sanitari della struttura”. Questo comporta un problema di “capacità di selezione del management sanitario” che si sta immaginando di affrontare anche con la creazione di una scuola ad hoc.

 
Tempistica per il Patto per la salute
“Rispetto all’ultima audizione – ha detto Lorenzin – sono accadute alcune cose. E’ finita la fase consultiva del lavoro delle 10 commissioni messe in campo dalla Conferenza Stato-Regioni. Abbiamo avuto un incontro programmatico ma anche di indirizzo condiviso con le otto regioni che sono state selezionate per fare una trattativa ristretta sul Patto e abbiamo concordato un timing di date più o meno in dieci capitoli, quindi dieci gironi, divisi in due/tre appuntamenti per settimana da qui a San Valentino per cercare di chiudere il Patto nei vari capitoli che erano stati definiti”.
 
Certezza economica fino al 2017
Lorenzin poi ha spiegato le ragioni del perché i precedenti Patti sono stati per larga parte disapplicati. “I motivi sono diversi: dalle difficoltà dei territori a realizzare i programmi di rete, a problemi di tipo sindacale, di tipo economico, però è chiaro che così non si può andare avanti. Il patto non riesce a svolgere la funzione di raccordo tra la conferenza e il governo e di uniformare verso il meglio il Sistema sanitario eliminando le criticità che ci sono e sono molto forti. Le regioni oggi invece hanno l’opportunità di poter fare un’azione di pianificazione a budget certo. La mancanza di certezza economica in passato è servita da scusa o da giustificazione per non fare. Oggi invece abbiamo un budget certo fino al 2017.
Per il 2014, 109,902 miliardi; per il 2015 la cifra è di 113,452; per il 2016 la cifra è di 117,563 e per il 2017 è di 122. Questo è il bilancio certo per il Ssn fino al 2017”.
“A differenza quindi degli altri anni – ha aggiunto Lorenzin – abbiamo dei budget vincolati. Questo in passato non è successo per una serie di motivi per i tagli, per la spending review che è tutt’ora operante, per il momento sociale che stiamo vivendo. Con le regioni la proposta di base del Piano pone dei punti. Il primo è che il piano va scritto in modo tale che ci siano degli elementi auto vincolanti per le regioni e a titolo V invariato questo è un fatto che le regioni hanno accettato”.
Il secondo punto, aggiunge Lorenzin è un “nuovo modello di commissariamento, di piani di rientro. Il ministero della Salute interviene con maggiore forza dal punto di vista della gestione dei Lea con una task force che va direttamente nelle aziende non quando la crisi è già conclamata ma prima. Dai primi allarmi che abbiamo. Dopodiché arriva un gruppo che entra nell’azienda, per un tempo molto circoscritto al fine di correggere quei processi che hanno dato vita ad una disfunzione”.
 
Maggior controllo della Salute sulle regioni commissariate
Quindi il Patto prevede  una ri-centralizzazione del controllo da parte del Ministero sul livello dei Lea. Ruolo che negli anni è venuto meno a favore di una maggior controllo del Mef. “Ma oggi, dopo quel modello di commissariamento che è stato rozzo, abbiamo bisogno di un’azione più raffinata. Le regioni devono porsi degli obiettivi di revisione della spesa interna che prevedono una centrale unica di acquisti, beni e servizi e anche la quantificazione dei costi standard, al fine di reinvestire risorse necessarie al Ssn”.
 
Governance
Per quanto riguarda la governance Lorenzin ha detto che il “problema non è solo dei Direttori generali ma anche dei Direttori sanitari. Spesso le strutture non vanno perché non vanno i Direttori sanitari della struttura. Quindi c’è un problema grande quanto una casa e su questo bisogno operare con una sistema di controllo puntuale. Non possiamo agire sul sistema di reclutamento delle regioni a legge vigente perché la norma prevede una selezione. Se però uno degli elementi di valutazione della performance è il raggiungimento degli obiettivi, si può pensare di dare degli obiettivi e remunerare gli obiettivi ottenuti. Se avviene nelle aziende non si comprende perché non si possa applicare anche all’interno di un’azienda ospedaliera”.
 
Selezione del management sanitario
Altra questione “la capacità di selezione del management sanitario”. Su questo Lorenzin ha detto che “c’è un deficit formativo, per rispondere a questo e al fatto che si ritiene che tutti possano fare i manager sanitari abbiamo immaginato la realizzazione di strutture di qualificazione e di selezione del management sanitario come avviene per altre professioni. Questo attraverso il centro di formazione che lo Stato ha già e gli accordi con le Università.
 
Investimenti nelle strutture sanitarie
La ministra ha riconosciuto la “necessità di affrontare investimenti nelle strutture sanitarie. La richiesta l’ho fatta a Carlo Trigilia, Ministro per la Coesione territoriale, nell’ambito dei fondi per interventi di sviluppo e coesione per quanto riguarda l’ammodernamento del patrimonio immobiliare e tecnologico anche del settore ospedaliero. Questo dovrebbe far parte del prossimo decreto in quanto le infrastrutture ospedaliere sono infrastrutture tecnologiche come le altre”.
 
La questione degli ospedali e della riconversione e chiusura
Su questo ha spiegato Lorenzin, il decreto Balduzzi si è fermato in Conferenza delle regioni. “Il problema però è in via di soluzione anche perché non possiamo uscire dal Patto senza aver risolto il problema dell’assegnazione dei posti letto”. Il patto affida anche “un ruolo centrale al piano sanitario, che diventa – ha riferito la ministra – lo strumento principe per l’azione delle regioni. Oltre al piano ruolo centrale anche alle linee guida nazionali che dovranno avere un impatto più stringente all’interno delle regioni”.
 
Fiscal compact
Quello del fiscal compact ha detto Lorenzin “è un tema di politica generale ma che ha un impatto sulla spesa del welfare e sanitaria che non possiamo non calcolare. Le misure che stiamo immaginando di porre in essere attraverso il patto e una razionalizzazione dell’efficientamento della spesa devono tener conto del fatto che dovremo ridurre di 50 miliardi l’anno il debito. E questo inciderà molto sulla spesa pubblica italiana. Il tema vero è come mantenere la sostenibilità del sistema per le generazioni future. Dobbiamo capire tutti che siamo in una fase dirimente di grandi trasformazioni e, come accadde per il sistema previdenziale 15 anni fa, o capiamo ora che dobbiamo mettere in sicurezza il sistema o è difficile che questo regga”. Anche perché “stanno cambiando i modelli di cura. E questo tema non è veramente affrontato. Lo si fa solo in piccoli tavoli tecnici ma non è ancora diventato patrimonio di tutti. La medicina personalizzata è il futuro, tutti vorranno avere accesso a modelli di cura one to one che non costeranno alcune migliaia di euro come i farmaci chemioterapici ma 150/200mila euro. Quindi un sistema universalistico come il nostro dovrà porsi il problema di come e in quale misura garantirsi l’accesso ai farmaci. Da qui anche il tema della compartecipazione della spesa per garantire a tutti i cittadini e non soltanto a chi ha un’assicurazione la possibilità di avere il meglio. Anche il mondo industriale si sta interrogando su queste tematiche, ben cosciente che lo Stato non potrà pagare tutto. È una questione su cui noi dobbiamo cominciare a riflettere da subito”.
 
Spesa farmaceutica
Dopo i modelli di cura personalizzati Lorenzin ha parlato della spesa farmaceutica dicendo che “è stata abbattuta di diversi miliardi di euro con una serie di manovre. E oggi la spesa farmaceutica italiana è la più bassa rispetto ai livelli europei. Bassa al punto che i nostri farmaci hanno costruito un mercato parallelo. Questione che non possiamo ignorare: i farmaci vengono venduti all’estero su un mercato parallelo e le farmacie non sono rifornite. Quindi se da un lato la riduzione della spesa farmaceutica ha prodotto un risparmio dall’latro abbiamo un mercato parallelo e un problema sulla tenuta dei sistemi industriali”.
“La spesa farmaceutica ospedaliera – ha concluso su questo punto – continua ad essere fuori controllo dell’8%. E occorre capire se la spesa ha sfondato perché i tetti sono troppo bassi o perché qualcuno ha sbagliato. Probabilmente le due cose vanno insieme, ma ciò non toglie che gli squilibri alla fine vanno poi sanati".
 
Trasparenza
“Il portale della salute è in dirittura d’arrivo. Il portale darà l’accesso a tutti i dati in modo integrato. Obiettivo è avere accesso alle informazioni”. La ministra ha poi annunciato di aver visto “la prova del Trip advisor della salute funziona ed è piuttosto d’impatto. A breve sarà sul sito del ministero almeno per quanto riguarda gli Ircss. Lì attraverso un controllo semplificato dei dati, nel massimo rispetto della privacy, l’utente per ogni singola struttura, vede e valuta”.
 
Ddl Lorenzin
“Io sarei più fiduciosa sulla capacità del Parlamento di legiferare. Il Ddl non è solo sugli ordini professionali e sarà un’occasione importante per vedere nel complessivo alcune norme a cui potremo agganciare a questo vagone alcune questioni che sono state sollevate. Spero che il Parlamento lo gestisca in modo veloce in modo tale da avere presto questa norma attesa”.
 
Decreti Lea
Ultimo punto affrontato da Lorenzin la questione Lea. “Il patto – ha concluso – deve rifare i Lea. Una delle ragioni della stabilizzazione è proprio questa. Abbiamo stabilizzato il budget per poter assegnare una quota e in tre anni revisionare i Lea, che verranno sfoltiti e aggiornati. La nuova fase del Ssn dovrà focalizzarsi sui Lea, sulla qualità della cura e sulla sostenibilità finanziaria”. 
 
SEGUI TUTTA L'AUDIZIONE DEL MINISTRO LORENZIN NELLA REGISTRAZIONE VIDEO

22 gennaio 2014
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