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Stati generali della Salute. Verso il Patto. Tutti gli attori a confronto: "Apriamo una nuova stagione"

Il workshop 'Idee per il Patto: il contributo dei produttori di salute’ ha chiamato a raccolta tutti i protagonisti delle varie professioni e non solo. Montaldo: "Dobbiamo restituire normalità al sistema". De Filippo: "Il Patto sarà strumento rivoluzionario". Lala: "Costruire raccordo tra tutti i soggetti coinvolti".

09 APR - Definire al più presto il Patto per la Salute: in gioco ci sono la tenuta del sistema e la fiducia dei pazienti-cittadini. Permangono alcune differenze nelle analisi e nelle proposte, ma tutti i soggetti i gioco convergono su un punto: l’accordo tra Stato e Regioni è in cima all’agenda delle priorità. Questo il succo del confronto che ha animato il workshop ‘Idee per il Patto: il contributo dei produttori di salute’, svoltosi durante il secondo giorno degli Stati generali della Salute. “Bisogna partire dal principio che in sanità è possibile offrire più servizi anche con meno risorse – ha esordito Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute – E in questo senso il Patto può rappresentare uno strumento rivoluzionario e virtuoso, che sarebbe interessante applicare anche ad altri settori, come la scuola e le infrastrutture. Però ricordiamoci che non serve difendere la cifre a ogni costo, ma è necessario evidenziare le eccellenze”.

Non mancano però ostacoli e difficoltà. “Ci sono tanti scogli contro cui la nave si è incagliata – ha osservato Claudio Montaldo, assessore regionale alla Salute della Liguria – In primis il mancato rinnovo dei contratti, i Piani di rientro che incombono su oltre metà delle Regioni, il turn over bloccato”. Per uscire dalla secche “è necessario rimettere in moto un processo che restituisca normalità al sistema, soprattutto in materia di relazioni. Mi riferisco a una nuova ordinarietà che non deve essere in alcun modo una fotocopia del passato, ma uno stimolo per razionalizzare e riorganizzare gli ospedali e per avviare una nuova integrazione sociosanitaria”. Per quanto concerne i contratti, Montaldo ritiene che “debbano costituire prevalentemente un’opportunità sotto il profilo normativo, per definire un nuovo quadro di regole a tutela dei lavoratori. Per ora i soldi non ci sono e quindi è inutile illudersi su questo punto”. Un ulteriore salto di qualità è poi legato “a un maggior coinvolgimento del mondo dell’università, che non può continuare a mantenersi avulso dal sistema sanitario. Lavorare a stretto contatto col Miur deve diventare un imperativo”.


Il refrain di queste giornate è la necessità di costruire processi di deospedalizzazione. “Per territorializzare e domiciliarizzare le cure basterebbe tradurre in atti concreti quanto scritto nei documenti prodotti negli ultimi dieci anni – ha suggerito Alessandro Beux, presidente della Federazione nazionale dei collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica – In questo senso il tecnico di radiologia può assumere una funzione decisiva in quanto già lavora a domicilio e sui territori. Per valorizzare queste potenzialità servono nuovi modelli organizzativi, diversi da quelli ospedalieri”. C’è però chi si trova a fronteggiare problemi più di carattere strutturale, “come i biologi che vedono costantemente assottigliarsi i posti a loro disposizione nei laboratori – ha denunciato Ermanno Calcatelli, presidente dell’Ordine nazionale biologi – Veniamo quindi puntualmente svuotati della nostra professionalità e in molti casi le nostre posizioni vengono assegnati a medici che però sono orientati a effettuare tutt’altro genere di attività”.

Non poche difficoltà accompagnano anche la figura professionale del fisico medico. “La nostra professione rappresenta un indispensabile investimento, poiché ricopre un ruolo importante nel quadro generale della sanità italiana ed europea - ha affermato Luisa Begnozzi, presidente Aifm - Tra le varie professioni della dirigenza sanitaria, la nostra comunità risulta essere quella con l’età media più bassa:47 anni, secondo i dati recentemente pubblicati dal Ministero della Salute. E’ auspicabile abbassare ancora di più la media, inserendo nel mondo del lavoro i nostri giovani specialisti. Se gli specializzandi si vedranno riconosciuti i contratti di formazione, come previsto dalla legge italiana, le nostre scuole di specializzazione formeranno ogni anno il numero consono di fisici specialisti per ricoprire tutte le necessità del nostro Paese”.

Altro tema cardinale è quella della riorganizzazione della rete ospedaliera “che però è stata bloccata dal meccanismo dei Piani di Rientro – ha attaccato Riccardo Cassi, presidente nazionale Cimo – Si è trattato infatti di uno scoglio enorme al cambiamento. Per comprendere questa dinamica, basti pensare all’aumento dei carichi di lavoro per il personale a tutti i livelli con la conseguenze diminuzione della sicurezza delle cure. Serve quindi al più presto un miglioramento delle condizioni di lavoro nei contratti e una rimodulazione degli obiettivi per i dirigenti in sanità, che andrebbero calibrati sulla qualità delle prestazioni erogate invece che su parametri economici”. I contratti rappresentano quindi una spina nel fianco del sistema, “soprattutto se si pensa che, nonostante siano bloccati dal 2009, la spesa pubblica è comunque aumentata, mentre è diminuita la qualità dei servizi – ha ragionato Maria Vittoria Gobbo, segretario nazionale Uil Fpl – Senza contare che è dal 2004 che manca un contratto di tipo normativo e quindi sono dieci anni che non si discute di ruoli e di ordinamenti. Bisognerebbe quindi finirla di tagliare la spesa pubblica produttiva per concentrarsi, invece, sulla rimozione delle pastoie burocratiche”.

Per i cittadini spesso il problema è “accedere a cure e prestazioni, perché sono distribuite in modo assolutamente iniquo sul territorio – ha osservato Roberto Lala, segretario generale Sumai – Per invertire il trend bisognerebbe valorizzare il ruolo della medicina ambulatoriale e sbloccare il turnover in modo programmato, perché il blocco non ha evidentemente liberato nuove risorse. Si riparta dalla costruzione di un nuovo sistema reticolare, imperniato sull’informatizzazione, in modo da creare un raccordo tra le varie professionalità”. Ma nuovi fondi possono essere drenati “anche cercando di risparmiare sulla fornitura di beni e servizi – ha suggerito Massimo Mincuzzi, segretario nazionale Fials – Quanto alla penuria di risorse per i contratti, credo non ci si possa approcciare al tema senza garantire agli operatori adeguati incrementi retributivi. A ciò si aggiunge che il blocco del turn over sta minando anche l’impegno a stabilizzare almeno una parte dei precari”.

Sul versante delle psicologia, “la priorità è garantire almeno un raddoppio delle prestazioni – ha evidenziato Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale Ordine degli psicologi – Sarebbe un argine contro la medicina difensiva e contro il contenzioso medico legale. Un incremento è indispensabile anche perché ogni anno le università sfornano un numero enorme di laureati in psicologia che, in buona parte, non esercitano la professione. Bisogna modificare questo meccanismo a imbuto, tramite una programmazione degli accessi ai corsi di laurea che sia proporzionata al fabbisogno reale. Segnaliamo anche la necessità di investire maggiormente in prevenzione, spostando l’attenzione dell’ospedale al territorio”. Il tema della prevenzione chiama automaticamente in causa la sicurezza alimentare “che rappresenta uno degli assi portanti della nostra professione – ha spiegato Gaetano Penocchio, presidente della Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani – Gli investimenti in prevenzione dovrebbe consistere nel 5% del patrimonio del Ssn , mentre nelle varie Regioni si oscilla tra 0,2% e 2,5%. Altro elemento su cui la nostra categoria vuole porre l’accento è quello della fiscalità: per le prestazioni sanitarie sugli animali l’Iva è al 22%, mentre per altre attività ben meno rilevanti, come i francobolli da collezione, è prevista l’Iva agevolata al 10%”.

Le responsabilità dello Stato vengono chiamate in cause anche dagli odontoiatri. “Soltanto il 5% delle prestazioni dentistiche vengono garantite dal Ssn – ha messo in luce Giuseppe Renzo, presidente Cao – Bisogna quindi costruire nuovi rapporti di sinergia tra pubblico e privato e soprattutto mettere in campo adeguate politiche contro l’abusivismo, che nella nostra professione produce danni enormi a più livelli”. L’abusivismo è un problema che attanaglia “anche la nostra categoria – ha ricordato Miriam Guana, presidente della Federazione nazionale Collegi delle ostetriche – poiché non ci sono sufficienti misure per fronteggiare il problema delle figure non abilitate e autorizzate che in molti casi continuano comunque a esercitare. E, in parallelo, le ostetriche dovrebbero essere dotate anche di ruoli di valutazione e di controllo degli esami”.

Non manca chi dipinge un quadro a tinte fosche. “Molti elementi ci inducono al pessimismo – ha lamentato Angelo Testa, presidente Snami – La Legge Balduzzi andava fermata in tutti i suoi aspetti e non è stato fatto, le Regioni non dovevano emanare gli atti di indirizzo e contestualmente l’assistenza territoriale viene smontata pezzo per pezzo, mettendo a repentaglio l’universalismo del nostro Ssn. Basti pensare al bluff delle Case della Salute, che non forniranno un assistenza migliore e si configureranno come nuovi centri di spesa”. Per dare una vera scossa al sistema “l’unica strada percorribile è quella di infondere nuove fiducia alle professioni – ha suggerito Daniela Volpato, segretario nazionale Cisl Fp – Per farlo bisogna costruire reti avanzate di servizi ai pazienti, dentro e fuori gli ospedali, all’insegna di un principio essenziale: siano i cittadini a misurare la qualità delle prestazioni”.

Anche se in termini differenti, il dibattito chiama in causa anche i produttori di equivalenti e biosimilari. ““E’ ormai evidente quale sia stato in questi anni l’apporto del farmaco equivalente al contenimento della spesa farmaceutica in uno scenario  che vede ogni anno aumentare i malati cronici e un apporto ancora maggiore può venire dal ricorso al biosimilare – ha sottolineato il presidente di AssoGenerici, Enrique Häusermann - L’industria italiana del settore ha competenze e capacità adeguate a questo obiettivo, ma ha necessità di un sistema di regole chiaro e stabile, per programmare e investire, e di meccanismi di governo della spesa che non siano penalizzanti proprio per chi determina una riduzione della spesa. Mi riferisco al pay back, tanto nella spesa ospedaliera quanto in quella territoriale, ma anche alle procedure di acquisto attuate da ASL e Ospedali”.

Giulia Zonno ha 30 anni, è coordinatore nazionale della formazione per la Fimmg, e non può prescindere dalla sua esperienza personale, che risente dei problemi che affliggono buona parte dei giovani italiani. “Vorrei si puntasse più convintamente sulla programmazione, coinvolgendo organicamente il Miur e inserendo all’interno del Patto per la Salute temi come la formazione post laurea. Si pensi, per esempio, a chi come me frequenta il corso in medicina generale: guadagniamo 850 euro al mese e non siamo coinvolti in modo adeguato in tutti gli aspetti della professione. E’ su questi tasti che bisogna premere per aprire una nuova stagione”.
 
Gennaro Barbieri

09 aprile 2014
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