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Olio palma. M5S: “Da Aziende palm free spinta a riconversione”

Per i parlamentari 5 stelle le testimonianze delle Aziende “dimostrano che trovare un’alternativa all’olio tropicale non solo è possibile ma conviene” e che è “possibile creare filiere virtuose e allo stesso tempo proficue”. Il tema discusso al Convegno M5S ‘Olio di palma: Criticità e alternative - Come uscire dalla filiera sporca’ organzzato alla Camera

14 FEB - “Riconvertire le filiere produttive sostituendo l’olio di palma con altri olii vegetali (semi, girasole, d’oliva ecc.), più sostenibili per salute, ambiente e diritti umani è un progetto reale, già al centro di una proposta di legge e diversi atti parlamentari del M5S, che oggi riceve un nuovo impulso proprio dalle imprese ‘palm free’, che ci dimostrano come trovare un’alternativa all’olio tropicale non solo è possibile ma conviene, al proprio fatturato e ai consumatori”.
 
È quanto hanno affermato i parlamentari 5stelle in occasione del Convegno M5S ‘Olio di palma: Criticità e alternative – Come uscire dalla filiera sporca’, che si è svolto oggi alla Camera. “Le testimonianze di Coop Italia, Alce Nero e Di Leo, tra i relatori del convegno – sottolineano in una nota – ci danno prova che, sulla spinta delle richieste dei consumatori sensibilizzati, è possibile creare filiere virtuose e allo stesso tempo proficue. Basti pensare al caso della Di Leo che, nonostante abbia eliminato l’olio di palma in un anno, dal 2015 al 2016, ha comunque registrato una crescita del fatturato, passando dai 10,5 milioni del 2010 ai 18 del 2016”.

 
“Una scelta – ha dichiarato il deputato 5stelle Mirko Busto – che oggi viene ‘certificata’ anche da una voce autorevole come Alberto Mantovani, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità ed esperto dell’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che ha sottolineato che i livelli di glicidil esteri (Ge) negli oli e grassi di palma (sostanze nocive identificate come mutagene e cancerogene) ‘si sono dimezzati tra il 2010 e il 2015, proprio grazie a misure adottate volontariamente dai produttori e che occorre continuare su questa strada per ridurre ulteriormente il rischio per la salute, visto che il consumo eccessivo di olio di palma resta comunque un rischio sanitario’”.
 
“Tra le altre criticità legate all’olio di palma – prosegue la nota –  ci sono la deforestazione e la violazione dei diritti umani, come denunciato nel recente report di Amnesty International secondo il quale in Indonesia bambini tra gli otto e i 14 anni lavorano in condizioni pericolose, trasportando sacchi di frutti che pesano da 12 a 25 chili. Come ci ricorda inoltre il documentario ‘Frontera invisible’, proiettato oggi in anteprima nazionale, l’Italia con il 95% nel 2015 è inoltre il principale produttore di biodiesel tratto dall’olio di palma. Un business che sta spazzando via interi habitat naturali e popolazioni indigene e che va fermato al più presto con l’obiettivo ‘zero olio di palma’”.

14 febbraio 2017
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