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Testamento biologico. Concluso esame in Commissione. Scontro aperto sulle DAT. E Paolo Sisto (Fi) abbandona i lavori. Testo in Aula alla Camera il 27 febbraio

Concluso entro i tempi programmati l'esame del testo unificato. Verrà ora trasmesso alle Commissioni competenti per l'acquisizione dei rispettivi pareri. Duro scontro ieri in Aula sull'emendamento Amato (Pd) con il quale è stato interamente riformulato l'articolo 3. L' accusa da parte delle opposizioni di Centro e Centrodestra è stata quella di "restringere eccessivamente" la dialettica politica precludenedo la maggior parte degli emendamenti. GLI EMENDAMENTI

17 FEB - La Commissione Affari sociali della Camera ha concluso ieri, nei tempi programmati, l'esame degli emendamenti sul disegno di legge sul testamento biologico. Il testo verrà ora trasmesso alle Commissioni competenti in sede consultiva per l'acquisizione dei rispettivi pareri, per poi sbarcare all'esame dell'Aula il prossimo 27 febbraio.
 
Nella seduta di ieri si è registrato ancora una volta un duro scontro sull'emendamento a prima firma Maria Amato (Pd), che riformula interamente l'articolo 3 in tema di DAT (Disposizioni anticipate di trattamento). L'accusa, da parte dei partiti di Centro e Centrodestra, è stata quella di aver in questo modo precluso la maggior parte degli emendamenti presentati all'articolo 3, restringendo eccessivamente la dialettica politica ed il confronto fra i gruppi parlamentari, su una tematica che "rappresenta l'essenza stessa del provvedimento".
 
Da qui l'intervento di Francesco Paolo SIsto (Fi) che, esprimendo forti perplessità sulla procedura di esame degli emendamenti, ha contestato l'ordine di votazione seguito nel fascicolo degli emendamenti, che a suo avviso, "precluderebbe il legittimo esercizio dei diritti delle minoranze". Il deputato di Forza Italia ha infatti ritenuto che l'emendamento Amato, "allontanandosi meno dal testo originario rispetto agli altri, avrebbe dovuto essere collocato in fondo al fascicolo degli emendamenti". Da qui il richiamo ad un possibile appello alla Giunta per il Regolamento: "Qualora il ricorso fosse accolto, ciò pregiudicherebbe il prosieguo dell’iter del provvedimento, impedendo, di fatto, il suo approdo in Aula".


Ribadendo poi che la modalità di prosecuzione dei lavori rappresenta "un vulnus rispetto al corretto svolgimento dei lavori parlamentari", Sisto ha deciso di abbandonare i lavori della Commissione.
 
Alessndro Pagano (Ln), evidenziando come nel corso dell'esame del provvedimento "le tesi legittimamente sostenute dalle opposizioni sono rimaste del tutto inascoltate", ha richiamato il presidente Marazziti alla sua funzione di garanzia del rispetto delle regole, segnalando che "l'atteggiamento che vorrà tenere potrà influire anche su considerazioni di carattere personale".
 
Da qui la reazione, da prima di Matto Mantero (M5S), che ha definito come "del tutto inaccettabili le minacce rivolte dal deputato Pagano al presidente e alla maggioranza", e poi di Anna Miotto (Pd) che, stigmatizzando le parole di Pagano, ne ha sottolineato "la pericolosità" osservando come non ci sia stata alcuna violazione del Regolamento nell'andamento dei lavori. 
 
Sul richiamo al regolamento da parte di Sisto è intervenuto poi lo stesso presidente della XII Commissione, Mario Marazziti, ricordando come "l'emendamento Amato 3.47 è stato reso disponibile a tutti i deputati a partire dal 17 gennaio scorso, data di pubblicazione del fascicolo integrale, prima che intervenisse il meccanismo della segnalazione degli emendamenti. Dal 17 gennaio ad oggi - ha proseguito - pur essendosi svolte numerose e lunghe sedute dedicate agli emendamenti, non è stato sollevato alcun problema o eccezione procedurale e che la relatrice aveva presentato una proposta di riformulazione dell'emendamento Amato 3.47 già nella seduta di martedì 14 febbraio, illustrando puntualmente le modifiche proposte rispetto al testo originario del predetto emendamento. Nella seduta odierna la relatrice ha poi presentato una nuova proposta di riformulazione dell'emendamento Amato 3.47, apportando solo alcune piccole modifiche, volte soprattutto ad accogliere alcuni rilievi che erano stati formulati da alcune parti".
 
Tornando sul merito dell'articolo 3, Gian Luigi Gigli (DeS-CD), ha sottolineato come nel testo in esame vi sia "un combinato disposto, non accettabile, fra l'autodeterminazione del paziente e la vincolatività delle sue disposizioni per il medico". Ritiene dunque che vadano "disciplinate in modo diverso fattispecie diverse e che, nel rispetto della volontà del malato, occorra distinguere tra condizioni cliniche terminali e situazioni di cronicità acuta". Stigmatizza come in questo provvedimento si voglia, in realtà, "seguire il dogma dell'autodeterminazione assoluta del paziente, accogliendo quindi una scelta suicidaria".  In conclusione, Gigli non condivide "la scelta di attribuire al Servizio sanitario nazionale e alle strutture di ricovero una mission del tutto diversa da quella della somministrazione delle cure ai malati".
 
Sulla stessa lnghezza d'onda Eugenia Roccella (IDeA) che, nel suo intervento, ha osservato come "il fatto di prendere in considerazione il soggetto come individuo, tale solo se capace di determinarsi e di essere indipendente, impoverisce l'idea di essere umano". Rilevando come la previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi costituisca un "concetto ambiguo, non definito", Roccella chiarisce che sarebbe stato "più utile esprimerlo in riferimento al proprio consenso, libero e consapevole". Esprime poi perplessità in merito alla questione dell'idratazione e della nutrizione artificiale, evidenziando che "possono essere considerate come atto medico ma non come terapie".  Lamenta, altresì, il fatto che non sia stato modificato il concetto di vincolatività, sottolineando come quest'ultimo "richieda la trattazione dell'obiezione di coscienza".  In conclusione, Roccella evidenzia, come il riferimento al codice deontologico "apra all'orizzonte lo spettro del contenzioso giudiziario". 
 
Per Marisa Nicchi (Si), invece, con il provvedimento in oggetto "il Servizio sanitario non perde la sua vocazione alla cura, ma viene piuttosto ridisegnato e sburocratizzato, nel rispetto del principio costituzionale che vuole che ogni cura debba essere fatta nel rispetto della volontà del soggetto".
 
In conclusione anche Anna Miotto (Pd), ha dichiarato di non concordare con quanti affermano che il testo proponga un principio assoluto di autodeterminazione, in quanto "vengono mantenute in capo al medico alcune responsabilità all'interno di una relazione di cura con il paziente". "La valorizzazione della figura del fiduciario favorisce l'attualizzazione delle DAT, rispondendo a molte delle preoccupazioni espresse, anche se certamente non a tutte. Il complesso delle proposte emendative presentate dai colleghi più critici verso il testo in discussione - ha proseguito - delinea un quadro che limiterebbe l'intervento normativo al solo scopo di evitare l'accanimento terapeutico, vanificando in tal modo lo scopo della proposta di legge in esame". La deputata dem ha infine osservato come il testo proposto rappresenti "una forma di diritto 'mite' come auspicato all'inizio dei lavori, e suggerito da molti esperti auditi dalla Commissione".
 
 
Con il nuovo articolo 3, riformulato, ogni persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali.
 
Viene inoltre riconosciuta la facoltà di indicare auna persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Il fiduciario deve essere una persona maggiorenne, capace di intendere e di volere. L'incarico del fiduciario può essere revocato dal disponente in qualsiasi momento. Nel caso in cui le DAT non contengano l'indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto, le DAT mantengono valore in merito alle convinzioni e preferenze del disponente.
 
Il medico è tenuto al rispetto delle DAT le quali possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico, in accordo con il fiduciario, qualora sussistano terapie non prevedibili all'atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. 
 
Giovanni Rodriquez

17 febbraio 2017
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