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Ddl Lorenzin. Medici contro gli emendamenti. Forum con i presidenti Omceo di Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna e Latina: “Una riforma pasticciata”. Ma, Righetti (Latina), si sfila

Gli emendamenti dell'Affari Sociali non piacciono a Lavra (Roma), Panti (Firenze), Pizza (Bologna), Rossi (Milano) e Scotti (Napoli) che dicono no al limite dei due mandati per i vertici degli Ordini. Bocciati anche il voto online e i seggi elettorali aperti all'interno degli ospedali. Ipotesi, quest'ultima, ritenuta "folle" e "impraticabile". Ma Righetti (Latina) la pensa diversamente: "Se le novità vengono inserite in un quadro complessivo di reale rinnovamento degli Ordini, allora ben vengano"

08 GIU - Nei giorni scorsi la Commissione Affari sociali della Camera ha approvato una serie di  emendamenti al disegno di legge Lorenzin sul riordino degli Ordini professionali e le sperimentazioni cliniche che intervengo sulla vita delle Federazioni e degli Ordini delle professioni sanitarie. Tra questi il limite di due mandati per i presidenti ed i vertici, la disposizione sulle votazioni online e sull'apertura di seggi anche all'interno degli ospedali ed uno stimolo al ricambio generazionale con un occhio di riguardo all'equilibrio di genere.
 
Misure respinte dalla maggior parte attuali presidenti degli Ordini dei medici di Roma, Firenze, Napoli, Bologna e Milano, che, contattati da Quotidiano Sanità, hanno parlato di una "riforma pasticciata" su cui il Governo sta accelerando i tempi solo per fini elettorali. Apertura invece dal presidente dell'Ordine di Latina che guarda con favore alle novità introdotte, "purché vengano inserite in una quadro generale di rinnovamento".
 

 
QS. Cosa ne pensa del limite di due mandati per presidente e vertici di Ordini e Federazioni?

 Giuseppe Lavra (Omceo Roma): "Capisco la ragione alla base di questo emendamento, penso però che sia più funzionale applicarlo laddove vengono esercitati davvero un certo tipo di poteri. Inserire un limite del genere in ambito ordinistico mi sembra fuori luogo, ma se la tendenza è questa ci adatteremo, di sicuro non mi strapperò i capelli per questo".
 

 Antonio Panti (Omceo Firenze): "La rotazione ai vertici va bene, non sono contrario a questa misura per principio. C’è però da dire che qui si parla di enti amministrativi, non politici. Per dirla in maniera molto schietta, ai vertici degli Ordini non si maneggiano mica soldi e cariche. Insomma, se trovo un buon amministratore, non vedo perché dovrei necessariamente e forzatamente cambiarlo dopo due mandati".
 

 Giancarlo Pizza (Omceo Bologna): "Penso che questa misura sia un errore. Due mandati spesso non sono sufficienti. Poi certamente dipende anche dalla durata dei mandati. Io che sono al quarto mandato posso dire, per mia esperienza, che solo al secondo sono riuscito ad entrare bene all’interno di quei meccanismi che regolano la vita di un Ordine. Una norma di questo genere penso sia oggettivamente limitante per lo sviluppo e il raggiungimento degli obiettivi che un Ordine persegue. Poi, ovviamente, mi farei da parte senza alcun problema se la politica decidesse di intervenire così".

 Giovanni Maria Righetti (Omceo Latina): "Se la misura viene inserita in un quadro complessivo di reale rinnovamento degli Ordini, allora ben venga questo limite dei due mandati. Anzi, dirò di più, a quel punto anche un solo mandato andrebbe bene. Dal mio punto di vista è già un bene che ora, dopo anni passati ad attaccare gli Ordini chiedendone l'abolizione, si sia passati al desiderio di rinnovarli".
  
 
 Roberto Carlo Rossi (Omceo Milano): "Sul limite del mandato potrei anche essere d’accordo, ma dipende dalla durata dei mandati. Di certo non ha senso mantenere cariche a vita. Allo stesso tempo, però, vorrei che questa misura fosse accompagnata da una maggiore incisività degli Ordini nella vita sanitaria del Paese. Mi spiego meglio, tanto per fare un esempio, il loro parere dovrebbe essere obbligatorio e non solo di 'facciata' per tutte le disposizioni in campo sanitario".
 
 
 Silvestro Scotti (Omceo Napoli): “Piuttosto che a un limite di mandati, penserei a legare la conferma di un presidente al raggiungimento di una soglia minima di preferenze. In questo caso sarebbero i medici a scegliere e non andrebbe persa l’esperienza conclusa, se considerata virtuosa. Sono d’accordo con la necessità di potenziare la democrazia nel rapporto tra il presidente e il Consiglio, ma sono anche dell’idea che l’attuale durata di 3 anni per ogni mandato sia troppo breve per portare a compimento dei progetti. Non credo che il modo per realizzare un modello di rappresentanza davvero democratico stia tutto nel limite dei mandati”.
 
 
QS. Qual è il suo giudizio sull'apertura di seggi negli ospedali per l'elezione all'interno degli Ordini e sul richiamo alle votazioni online? Pensa siano misure praticabili anche dal punto di vista economico visto che l'onere ricadrebbe interamente sulle casse degli stessi Ordini?

 Giuseppe Lavra (Omceo Roma): "Le misure sulle elezioni sembrano buttate là e 'pasticciate'. Che senso ha immaginare che gli Ordini possano sobbarcarsi le spese, l’organizzazione e la gestione di votazioni sia attraverso strumenti online che negli ospedali? Basterebbe pensare ad una realtà come quella di Roma per rendersi conto dell’impossibilità del tutto. Evidentemente non si ha la conoscenza, né la competenza adatta per capire le complessità e le spese che una macchina ordinistica porta con sé".
 
 
 Antonio Panti (Omceo Firenze): "Io nutro dei seri dubbi sulla costituzionalità di questa misura. Al di là della sua ‘cervelloticità’, a Firenze abbiamo cinque ospedali. Mi sembra evidente che sarebbero favoriti coloro che lavorano all’interno di queste strutture rispetto a quei medici indaffarti sul territorio che magari dovrebbero farsi 60 Km per venire a votare. Si creerebbe un evidente disomogeneità tra diversi lavoratori tutti allo stesso modo comunque appartenenti all'Ordine".
 
 
 Giancarlo Pizza (Omceo Bologna): "Sui nuovi meccanismi previsti per le elezioni resto molto perplesso. E’ vero che siamo di fronte ad un forte calo delle affluenze, soprattutto negli Ordini delle grandi città, perché nelle piccole questo non avviene nella stessa misura. Ma andare a rincorrere l’elettorato non penso sia la soluzione. E questo al di là degli oggettivi problemi logistici e organizzativi che verrebbero a crearsi per gli Ordini nel mettere in piedi tutto quello che si chiede".

 Giovanni Maria Righetti (Omceo Latina): "La partecipazione al voto all'interno degli Ordini è in crisi, così come lo è in generale nel Paese. Se questi meccanismi possono influire positivamente aiutando ad invertire questa tendenza, ben vengano. Qualsiasi cosa faciliti un'adesione alla partecipazione all'Ordine dal mio punto di vista non può che andar bene. Già oggi in procinto delle elezioni spendiamo moltissimi soldi per inviare raccomandate agli iscritti. Con un procedimento online si potrebbe risparmiare e al contempo facilitare il voto".

 
 Roberto Carlo Rossi (Omceo Milano): "Queste misure previste per le elezioni sono una follia. Sembrano scritte da chi non ha idea di come si svolgano effettivamente queste cose nella realtà. C’è innanzitutto un problema di spese, che già oggi sono abbastanza rilevanti. Poi, cosa accadrebbe nelle grandi città? Si dovrebbero aprire seggi in tutti gli ospedali? Si ha una vaga idea di cosa comporterebbe tutto questo? Facciamo un padiglione elezioni negli ospedali italiani? Ripeto, a me sembra davvero una follia".
 
 
 Silvestro Scotti (Omceo Napoli): “L’idea che si facciano sedi esclusive negli ospedali è inaccettabile, perché significherebbe favorire una categoria (quella degli ospedalieri) rispetto alle altre. Quanto al voto online, credo che sia molto distorcente. Molte vicende hanno dimostrato che il mondo della Rete è influenzabile, pieno di fake news, molto liberale ma scarsamente democratico. Il mio parere è che se vogliamo davvero recuperare la funzione degli Ordini, dobbiamo anche recuperare la partecipazione sacrificale dei medici che vengono a votare. Il medico deve sentire l’obbligo di alzarsi e fare anche un’ora di fila per votare, perché sta votando per la difesa della sua professione. Ovviamente il presupposto è che l’Ordine dia prova di lavorare bene e meritare quello sforzo”.

 
QS. Nel nuovo testo coordinato si fa anche un richiamo anche al ricambio generazionale e all'equilibrio di genere. Pensa sia necessario?

 Giuseppe Lavra (Omceo Roma): "E' certamente naturale il ricambio generazionale. Il richiamo alla composizione di genere mi ha lasciato però perplesso. E questo semplicemente perché il mondo medico, specie negli ultimi anni, è prevalentemente femminile. Parlare di ‘quote rosa’ in un contesto come quello attuale vuol dire probabilmente non rendersi conto che il mondo è già cambiato".
 
 
 Antonio Panti (Omceo Firenze): "Sono dichiarazioni di principio su cui non si può che essere d'accordo. Bisogna vedere come applicarli".
 
 
 

 Giancarlo Pizza (Omceo Bologna): "C’è un problema di ricambio generazionale. Si fa fatica a trascinare i giovani nella vita degli Ordini perché sono presi da altro. Quello del medico è un lavoro appassionante, faticoso, che ti assorbe totalmente. Per questo i giovani sono spesso più presi dal come curare i malati piuttosto che dal capire come funziona un Ordine".
 

 Giovanni Maria Righetti (Omceo Latina): "Non ci vedo nulla di male. Per quanto riguarda l'equilibrio di genere, al di là dei giusti richiami di principio, penso che possano essere ancora più utili soluzioni pratiche che possano mettere le donne in condizioni di partecipare attivamente alla vita dell'Ordine. Ad esempio nel nostro piccolo, nel nostro Ordine abbiamo ipotizzato la realizzazione di un angolo nursery per agevolare le mamme medico con i figli piccoli".
 

 Roberto Carlo Rossi (Omceo Milano): "Su questi richiami al ricambio generazionale e ad un equilibrio di genere non posso che essere d’accordo. Sono richiami di buon senso, bisogna poi vedere come questi dovranno però essere applicati".
 

 
 Silvestro Scotti (Omceo Napoli): “Credo che il problema esista, perché sono categorie poco rappresentate. Del resto, la partecipazione all’attività dell’Ordine sottrae in parte all’attività professionale e un giovane che è nel pieno percorso di realizzazione professionale, seppure formalmente invitato a partecipare alla vita ordinistica, è difficile che poi sia realmente coinvolto nelle attività dell’Ordine. Lo stesso vale per le tematiche di genere. A Napoli abbiamo realizzato uno sportello giovani, al quale partecipa un buon numero di colleghi, e che io, in qualità di presidente, ho scelto di far valere quanto un Consiglio”.
 
 
QS. Qual è il suo giudizio su questa riforma nel suo complesso?

 Giuseppe Lavra (Omceo Roma): "Trovo singolare che un Parlamento, ormai a fine legislatura, in procinto di andare ad elezioni anticipate, possa in questo contesto occuparsi in maniera così frettolosa di una riforma degli Ordini professionali. L’impressione è che si stiano facendo le cose in maniera tanto rapida quanto pasticciata solo per poter dire di averle fatte. Il Paese ha un bisogno disperato di serietà, non di questo genere di comportamenti. Nessuno nega che si tratti di un provvedimento necessario, anche perché siamo ancora fermi al ’46, ma l’argomento merita di essere trattato con più serenità, calma ed attenzione".
 
 
 Antonio Panti (Omceo Firenze): "Questo tipo di legge deve essere di principio e non così regolamentante. Si sta elaborando un testo confuso e molto pasticciato per andar di fretta. Sarebbe meglio riprendere in mano la materia con più calma. Pensiamo anche alla volontà di creare nuove professioni. Queste sono medicine di supporto, vanno regolamentate ma non si può trasformarle per legge in professioni sanitarie. Così non si fa altro che generare ulteriore confusione in un mondo, come quello sanitario, già di per sé molto confuso. In questo modo disorientiamo anche i cittadini. Piuttosto ci si concentri per ridefinire lo status giuridico e il ‘mondo’ disciplinare degli Ordini".
 
 
 Giancarlo Pizza (Omceo Bologna): "Complessivamente penso che questa riforma vada stoppata. La si dovrebbe riprendere in mano con più calma, ragionandoci per bene. In questo modo si rischia di fare solo dei pasticci".
 
 

 Giovanni Maria Righetti (Omceo Latina): "Ho trovato interessante un richiamo introdotto da uno dei nuovi emendamenti approvati, laddove si dice che l'Ordine non può svolgere attività di sindacato. Ecco, bisogna capire cosa si intenda su questo punto, perché già oggi troviamo diversi presidenti di Ordini provinciali ai vertici di alcuni sindacati. L'Ordine deve far applicare i doveri, il sindacato invece difendere i diritti. Questi due interessi spesso contrastano e vanno in conflitto d'interesse tra loro. Purtroppo molte volte l'Ordine è visto come un 'autobus' per arrivare all'Enpam, laddove ci sono interessi ben più importanti, anche sotto il profilo economico".

 Roberto Carlo Rossi (Omceo Milano): "Penso che questa riforma vada fatta ma in maniera ponderata. A me, invece, sembra sempre più una riforma pasticciata e piena di penalizzazioni per gli Ordini che sembrano esser visti dal Governo non come degli enti dello Stato ma come delle corporazioni da ‘punire’. Fa sorridere vedere come un Governo che fa fatica a portare avanti l’ordinaria amministrazione si affretti a portare velocemente a termine, con affanno, una riforma sugli Ordini professionali che non credo possa essere considerata un’urgenza per il Paese. Immagino ci siano ragioni elettorali dietro questa imiprovvisa accelerazione".
 
 
 Silvestro Scotti (Omceo Napoli): “Gli Ordini hanno bisogno di maggiore democrazia nel rapporto tra il presidente e il Consiglio, perché attualmente la responsabilità e i poteri dell’Ordine è quasi esclusivamente nelle mani del presidente. Ma mi sembra che sulla proposta di riforma degli Ordini ci sia, al momento, una discussione che sta andando ben oltre gli aspetti legati ai cambiamenti di cui gli Ordini hanno bisogno”.
 

A cura di Giovanni Rodriquez e Lucia Conti

08 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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