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I vaccini e gli obblighi. Siamo italiani non svedesi

Perché obbligare e non convincere? Tema interessante sul quale però non deve prevalere (almeno questa è la mia opinione) la discussione filosofica ma quella molto pragmatica del “cosa è meglio per ottenere il risultato?”. E se il risultato auspicato (che nessuno nega, tranne i no vax duri e puri) è quello di vaccinare, perché si è convinti che i vaccini servono, salvano vite ed evitano malattie gravi, dobbiamo tener conto del fatto che in Italia, se una cosa (pur ritenuta giusta) non è obbligatoria e sanzionata, molto spesso non si fa. Punto

15 GIU - “Il Comitato nazionale di bioetica (CNB) ribadisce come i vaccini costituiscano una delle misure preventive più efficaci, con un rapporto rischi/benefici particolarmente positivo e con un valore non solo sanitario, ma etico intrinseco assai rilevante. Di conseguenza, il CNB ritiene urgente richiamare l’attenzione della società italiana sul valore di un’assunzione di responsabilità personale e sociale e invita il Governo, le Regioni e le Istituzioni competenti, a moltiplicare gli sforzi perché le vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, raggiungano una copertura appropriata (95%)”.
 
Era il 2015, e quindi ben lontano dalle polemiche attuali sul decreto vaccini e sull’ampliamento delle vaccinazioni obbligatorie, ma già allora l’allarme per il calo vaccinale in Italia si stava lentamente manifestando con i dati che segnalavano un progressivo e apparentemente inarrestabile calo delle vaccinazioni.
 
Con una mozione approvata all’unanimità il Comitato nazionale di bioetica (che potremmo definire – mi si perdoni l’azzardo - una sorta di Corte Costituzionale della scienza e del pensiero bioetico, ovviamente senza i poteri di indirizzo e censura normativa della Consulta), da sempre composto di scienziati e intellettuali di altissimo livello sui quali (mi sembra di non sbagliare) non ci sono quasi mai state polemiche né accuse di partigianeria.

 
Se non altro perché i suoi verbali sono pubblici e vige la regola che ogni membro possa dissentire dalla maggioranza, votare contro, differenziare la sua posizione e articolare così il suo dissenso rispetto al pensiero emergente.
 
Insomma un’assise non solo autorevole (che ricordiamo fu istituita nel 1990 con Dpcm sull’esempio di analoghi organismi esistenti in Europa e nel Mondo) ma anche molto “laica” nelle sue modalità di agire ed elaborare pareri e mozioni.
 
Ebbene, da quel consesso due anni fa venne un monito molto forte indirizzato al Governo e alle Regioni  scandito da 9 raccomandazioni che vale la pena rileggere oggi, quando la politica e l’opinione pubblica si stanno infiammando attorno al decreto Lorenzin.
 
Il CNB in sostanza proponeva:
 
1. Campagne di promozione e informazione su vaccinazioni obbligatorie e raccomandate a carattere nazionale (via web compresa).
 
2. Campagne d’informazione e aggiornamento per le strutture sanitarie, i medici curanti, i pediatri di famiglia e gli operatori coinvolti nella somministrazione dei vaccini, nonché gli operatori scolastici.
 
3. L’impegno delle istituzioni sanitarie a organizzare centri specializzati dedicati specificatamente alle vaccinazioni dei soggetti maggiormente a rischio.
 
4. L’analisi del contesto regionale al fine di introdurre le modalità organizzative più efficaci anche per superare le differenze attualmente presenti nei diversi contesti regionali.
 
5. L’osservanza dell'obbligo a un’adeguata profilassi vaccinale da parte degli operatori sanitari e del personale impegnato nelle scuole di ogni ordine e grado - e in generale nei luoghi maggiormente frequentati dai bambini - in funzione della loro specifica attività.
 
6. L’impegno - in particolar modo per medici e pediatri di base - a fornire un’adeguata consulenza sull’offerta vaccinale ai propri assistiti, evidenziando come i vaccini costituiscano uno dei trattamenti più efficaci, con un rapporto rischi/benefici particolarmente positivo.
 
7. Il monitoraggio continuo dell’omessa vaccinazione (per dimenticanza o per ragioni mediche, ideologiche, religiose, psicologiche, ecc.) sia complessivamente sull’intero territorio, sia a livello del singolo Comune, per identificare coloro che necessitano di essere incoraggiati verso un percorso vaccinale e di evidenziare eventuali insufficienze nella copertura vaccinale, specialmente con riguardo ai bambini.
 
8. La classificazione delle “emergenze sanitarie e d’igiene pubblica” per studiare e stilare degli “healthcare emergency’s recovery plans” da codificare e attivare secondo necessità e secondo dei casi.
 
9. Porre in essere, in caso di situazioni di allarme, azioni ripetute e adottare provvedimenti di urgenza - ed eventuali interventi legislativi - necessari a ripristinare o raggiungere un livello accettabile di sicurezza sanitaria ottenibile mediante il mantenimento di elevate coperture vaccinali.
 
Con la recente approvazione del nuovo Piano nazionale vaccinimi sembra si vada proprio nel segno di queste nove raccomandazioni, prevedendo azioni mirate (finanziate) di comunicazione, informazione, programmazione e implementazione dell’attività vaccinale.
 
Poi è arrivato il decreto Lorenzin, tra l’altro più volte evocato da molte Regioni che stavano iniziando a deliberare per proprio conto per ripristinare l’obbligo della presentazione della certificazione vaccinale per poter iscrivere a scuola i bambini e i ragazzi della scuola dell’obbligo (obbligo in vigore in Italia per più di 30 anni e poi cancellato nel 1999 sull’onda di un sentimento diffuso pro-scienza oggi ampiamente annebbiato).
 
Il decreto ha fatto tre cose. Con la prima ha ristabilito l’obbligo vaccinale legato all’iscrizione scolastica (con le dovute deroghe), con la seconda ha ampliato il numero di vaccinazioni alla luce delle nuove evidenze e possibilità scientifiche e con la terza ha previsto tutta una serie di iniziative di informazione e comunicazione per accompagnare lo sforzo per l’ampliamento delle vaccinazioni consapevoli e convinte.
 
Il tutto garantendo gratuità di accesso e ampi margini operativi per famiglie e istituzioni coinvolte (non c’è quindi nessuna data “tagliagola” per il prossimo settembre, perché nessun bambino sarà lasciato fuori dalla porta se non ancora vaccinato).
 
Poi ci sono le discusse norme sulle sanzioni da applicare sulle quali penso che se il Parlamento vorrà (con il probabile consenso del Governo) si potrà intervenire per meglio definirle e anche in qualche misura mitigarle.
 
Ma certamente non annullarle perché se una cosa è obbligatoria (e non dimentichiamo che già oggi 4 vaccini sono obbligatori) deve esistere una sanzione per chi quell’obbligo non lo rispetta, pena vanificare il concetto stesso di obbligo (come del resto sta accadendo con le 4 vaccinazioni attuali per le quali, non solo si è tolta la correlazione con l’iscrizione a scuola, ma si è anche arrivati a formulare sanzioni così risibili da rendere quell’obbligo del tutto inefficace).
 
Chi oggi grida contro l’obbligo sembra quindi dimenticare che gli obblighi già esistono, semplicemente non si verifica né si controlla chi a quegli obblighi è inadempiente.
 
Mi si dirà, ma perché obbligare e non convincere? Tema interessante sul quale però non deve prevalere (almeno questa è la mia opinione) la discussione filosofica ma quella molto pragmatica “del cosa è meglio per ottenere il risultato?”.
 
E se il risultato auspicato (che nessuno nega, tranne i no vax duri e puri) è quello di vaccinare, perché si è convinti che i vaccini servono, salvano vite ed evitano malattie gravi, dobbiamo tener conto del fatto che in Italia, se una cosa (pur ritenuta giusta) non è obbligatoria e sanzionata, molto spesso non si fa. Punto.
 
Così è stato per il divieto di fumo nei luoghi pubblici (che funziona solo da quando le sanzioni per i trasgressori sono state fatte sul serio) o per le cinture di sicurezza e il casco in moto (che da quando sono obbligatori hanno salvato decine di migliaia di vite).
 
Siamo italiani non svedesi. Piaccia o no.
 
PS. Ma perchè passare da 4 a 12 vaccinazioni? Non lo so, non mi improvviso né medico né scienziato e pertanto non voglio tediarvi con qualche copia e incolla da internet. Semplicemente mi fido dei nostri scienziati e delle nostre istituzioni. Mi danno più affidamento di piazze, blog e talk show urlanti.
 
Cesare Fassari

15 giugno 2017
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