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Governo. Nasce il nuovo Ministero delle Disabilità. Si occuperà di oltre 3 milioni di persone con almeno una limitazione funzionale. Ma sua istituzione divide le associazioni

Secondo quanto rilevato dall'Istat, ci sono 1,5 milioni di persone con limitazioni fisiche, 2 milioni con alcune limitazioni nelle loro funzioni quotidiane, 900 mila con difficoltà nella comunicazione e 1,4 milioni costrette a letto o nella loro abitazione. Oltre 1,8 milioni sono i disabilii gravi. La metà di questi con meno di 65 anni non riceve aiuti dai servizi pubblici. Il nuovo dicastero, riunendo competenze ad oggi suddivise tra diversi ministeri, si occuperà di tutto questo. Ma la sua istituzione divide le associazioni

02 GIU - Insieme al "governo del cambiamento" nasce anche il nuovo ministero della Famiglia e delle Disabilità. L'istituzione di questo nuovo dicastero era stata richiama dalla Lega, nei mesi scorsi, ed inserita prima nel loro programma elttorale e poi nel contratto di governo. A guidarlo sarà il leghista Lorenzo Fontana. Ad oggi le competenze sulla materia sono suddivise tra diversi ministeri.
 
Il nuovo dicastero, stando ai più recenti dati rilevati dall'Istat (2013), dovrà occuparsi di almeno 3,2 milioni di persone di età superiore ai sei anni con almeno una limitazione funzionale, di cui 2 milioni e 500 mila anziani (nell'indagine Istat si sottolinea come una stessa persona possa riferire di soffrire di più di una limitazione funzionale). La quota risulta essere significativamente più alta tra le donne, 7,1% contro il 3,8% degli uomini. Dal punto di vista territoriale nel Sud e nelle Isole la quota di persone con limitazioni funzionali si mantiene significativamente più elevata rispetto alle altre aree territoriali.

 
Si parla di persone con limitazioni funzionali per riferirsi alla popolazione che presenta difficoltà in una o più di queste dimensioni:
- dimensione fisica, riferibile alle funzioni del movimento e della locomozione, circa 1,5 milioni di persone, pari al 2,6% della popolazione di sei anni e più;
 
- sfera di autonomia nelle funzioni quotidiane, quasi 2 milioni di persone, il 3,4%, (ci si riferisce alle attività di cura della persona, come vestirsi o spogliarsi, lavarsi mani, viso, o il corpo, tagliare e mangiare il cibo, ecc.);
 
- ambito della comunicazione, che riguarda le funzioni della vista, dell’udito e della parola, circa 900 mila persone, l’1,5% della popolazione;
 
- vi sono infine 1 milione e 400 mila persone (il 2,5% della popolazione di sei anni e più), che riferiscono di essere costrette a stare a letto, su una sedia o a rimanere nella propria abitazione per impedimenti di tipo fisico o psichico.
 
Nel corso degli anni duemila, il fenomeno risulta in declino: il tasso standardizzato per età passa dal 6,1% del 2000 al 5,5% del 2013 e un analogo andamento si osserva per la popolazione anziana (dal 22,0% al 19,8%).
 
Persone con disabilità grave. Ad oggi non si disponde ancora di una puntuale quantificazione della platea delle persone con disabilità grave. Ricorrendo all’archivio dei beneficiari delle prestazioni pensionistiche Inps, è possibile identificare i percettori di indennità di accompagnamento per poter così approssimare l'attuale stato di disabilità grave in Italia. Nel 2014, al netto delle persone ospiti presso presidi socio-assistenziali, i percettori di indennità di accompagnamento, risultano pari a 1.858.440 individui. In tal senso potrà tornare utile la legge sul "dopo di noi". Con l'elenco dei richiedenti e beneficiari si potrà elaborare, nei prossimi anni, una ricognizione più puntuale dei dati.
 
Al momento sappiamo che circa 269 mila persone vivono come figlio con uno o entrambi i genitori (49,9%). Tra questi, un gruppo per il quale si evidenzia una situazione critica è quello dei figli fino a 64 anni che vivono con genitori anziani, circa 89 mila persone. Circa il 36% delle persone con disabilità grave con meno di 65 anni (192mila) vive con il partner e/o con i figli, mentre 52 mila (il 9,6%) soggetti vivono soli. La maggior parte di coloro che vivono soli, il 73%, non ha più i genitori.
 
Per quanto riguarda l’assistenza e gli aiuti ricevuti, circa la metà dei disabili gravi con meno di 65 anni non riceve aiuti dai servizi pubblici, non si avvale di servizi a pagamento, né può contare sull’aiuto di familiari non conviventi. Il carico dell’assistenza grava dunque completamente sui familiari conviventi.
 
Focalizzando l’attenzione sulle circa 52 mila persone che vivono sole, il 23% usufruisce di assistenza erogata da servizi pubblici (sanitaria o socio- sanitaria), il 15,5% paga l’assistenza a domicilio (non sanitaria per le attività di cura della persona). In caso di necessità, il 54% ricorre solo all’aiuto di familiari non conviventi (28 mila persone). Una quota del 19%, pari a circa 10 mila persone, non può contare su alcun aiuto. Si tratta di un segmento di disabili gravi per i quali il “dopo di noi” è già iniziato.
 
Una legge, quella sul "dopo di noi", che sembra però essere non pienamente apprezzata dal neo ministro Fontana: "Modificheremo la legge sul 'dopo di noi'. Voglio analizzarla prima bene per capire cosa c'è di positivo e cosa si può invece migliorare".
 
Intanto l'istituzione del nuovo ministero divide le associazioni. Piace alla Fand: “Apprendiamo con estremo piacere la nascita nel nuovo Governo del ministero della disabilità e della famiglia – commenta il presidente di Fand, Franco Bettoni - Per noi è certamente un segnale positivo e nutriamo massima fiducia nell’operato di questo nuovo ministero dedicato alla tutela della disabilità e della famiglia: due aspetti che, in molti casi, si intersecano e si sovrappongono, questo dunque rappresenta per noi un fatto certamente positivo. Bisognerà capire quali saranno le specifiche competenze attribuite al nuovo dicastero: da sempre abbiamo espresso la necessità di una figura di raccordo fra i vari ministeri per fare sintesi fra i diversi ambiti delle politiche in materia di disabilità. Pertanto l'istituzione di questo nuovo ministero potrà rappresentare l'occasione giusta per armonizzare ed uniformare le tutele esistenti”.
 
Viene invece così bocciata da Anffas: “Il recente congresso Fish aveva già sollevato perplessità, da noi condivise, in ordine alla previsione di uno specifico ministero, tra l’altro, senza portafoglio, per le disabilità – dichiara il presidente nazionale di Anffas, Roberto Speziale -. Temiamo infatti chetale scelta, pur nelle buone intenzioni, possa essere 'potenzialmente categorizzante' di un mondo che, invece, ha necessità di politiche trasversali ed inclusive. Il nostro auspicio è che non si tratti di un fatto puramente 'estetico', ma che l’intento sia quello di creare un collegamento e un coordinamento interministeriale e con le Regioni, che garantisca che le norme vengano concretamente attuate, a tutti i livelli, e che i diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari siano resi realmente e pienamente esigibili nei vari ambiti (salute, lavoro, scuola, inclusione sociale). Colmando così rapidamente un 'vulnus' non più sostenibile e tollerabile tra ciò che le norme prevedono e la vita materiale delle persone con disabilità e dei loro familiari”.
 
Giovanni Rodriquez

02 giugno 2018
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