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Nutrizione. Tutta la verità sulle "false" diete. Arriva il Libro Bianco dell'Associazione nazionale dietisti


Il settore va regolamentato perché la dietistica e la nutrizione umana  sono una cosa seria, non un gioco per far dimagrire o stendere un menù. A lanciare l’allarme l’Associazione Nazionale Dietisti che ha presentato oggi al Ministero della Salute il Libro Bianco “troppi master incoerenti con i titoli di laurea”. IL LIBRO BIANCO.

16 GEN - Una giungla selvaggia di corsi di specializzazione che nulla hanno a che fare con il mondo della nutrizione e dall’area sanitaria. “Titoli” che promettono competenze nell’elaborazione e prescrizione di diete anche per malati e pazienti, ma che portano solo ad un  uso indiscriminato del termine “nutrizionista”.  Tutte competenze non previste dal ministero  della Salute o comunque non congrue rispetto alle lauree di origine.
Uno scenario inquietante, anche perché la dietistica e l’applicazione della dietetica e della nutrizione umana all’individuo sono una cosa seria, non un gioco per far dimagrire o stendere un menù.
A lanciare l’allarme, ma è un’emergenza denunciata da anni, è l’Associazione Nazionale Dietisti (Andid.it) che nel volume “L’offerta formativa universitaria in nutrizione umana” ha messo nero su bianco le criticità e le problematiche di un mondo che negli ultimi vent’anni ha avuto uno sviluppo enorme ma senza alcune regolamentazione precisa.
 
Per questo i professionisti auspicano l’istituzione di Master professionalizzanti  e l’implementazione di un confronto collaborativo tra associazioni rappresentative delle professioni e mondo accademico, per elevare la qualità formativa e professionale, presupposto indispensabile per rispondere in modo adeguato ai bisogni di salute della popolazione.

 
Il libro è stato presentato oggi al Ministero della Salute al convegno “Formazione e bisogni di salute”, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale delle Professioni Sanitarie (Conaps.it).
 
“Organizzare il libro bianco è stato molto complesso – spiega la presidente Andid, Giovanna Cecchetto – ma anche interessante. È un’opera importante soprattutto per le Istituzioni, perché cerca di offrire una dettagliata e strutturata lettura di un panorama molto frammentato che rende difficile identificare punti di convergenza e di sinergia tra le logiche del mondo accademico, orientate a fornire cultura, conoscenze e competenze, ma fortemente condizionate dalla scarsità delle risorse economiche e inserite in un contesto di piena autonomia, e le logiche del mondo sanitario, orientate alla promozione e tutela della salute e alla sicurezza dei cittadini. Il nostro auspicio è che il Libro Bianco possa dare un contributo positivo per il futuro”.
 
Ma quello che accade nel ‘pianeta dieta’ è in realtà il denominatore comune di tutto il mondo delle professioni sanitarie. “Un problema – spiega Antonio Bortone che presiede il Coordinamento Nazionale delle Professioni Sanitarie (Conaps) – che non riguarda solo il lavoro e chi lo svolge legalmente con i titoli ufficiali e corretti, ma soprattutto la salute delle persone. Questo Libro Bianco dei dietisti italiani è non solo benvenuto, ma apre la strada ad iniziative analoghe di altre associazioni impegnate a far valere il proprio valore e la propria qualità professionale a garanzia del cittadino utente”.
 
Il Libro bianco in pillole.
 
Boom di accessi ai master, senza “selezione”. Dal libri bianco emerge l’eterogeneità e l’enormità degli accessi ai master, aperti contemporaneamente a laureati con provenienze formative e ambiti professionali molto diversi tra loro e molti dei quali senza alcuna competenza di base in ambito nutrizionale e sanitario. Ad esempio, lauree in Biotecnologie, Scienze biologiche, Scienze motorie, Chimica, Agraria, Scienze forestali, Scienze della comunicazione, Scienze dell’educazione, Scienze farmacologiche, cui sono anche associate, in vari corsi, contemporaneamente ed indifferentemente, tutte o alcune delle Professioni sanitarie. Da tale eterogeneità discende presumibilmente il gran numero di obiettivi formativi, spesso accorpati in modo disomogeneo all’interno di uno stesso corso, in relazione alla disomogeneità della tipologia di laureati iscritti.
 
Competenze “incompetenti”. Paradossalmente inoltre, l’accesso alle Professioni Sanitarie sembra determinare, all’interno degli obiettivi formativi comuni a tutti gli iscritti, l’inserimento di competenze di natura clinico/assistenziale inerenti la nutrizione, non sostenute da pertinenti competenze di base dei discenti e spesso sovrapposte al profilo professionale del dietista stesso. Queste carenze formative di base, peraltro, non possono essere colmate dall’esiguo numero di crediti formativi universitari (CFU) attribuiti dai piani formativi ai relativi insegnamenti, e quanto alle sovrapposizioni al profilo del Dietista, sottolineiamo che esiste una fondamentale differenza tra i corsi analizzati e i corsi di laurea in Dietistica, relativamente a ordinamento, insegnamenti, numero di CFU ed attività pratiche e di tirocinio, in quanto questi ultimi hanno finalità professionalizzanti, tant’e che l’esame finale consiste in un esame abilitante alla professione, mentre le altre tipologie di corsi non hanno alcuna valenza abilitante.
 
“L’impressione complessiva che se ne ricava – ha aggiunto Cecchetto – è che la scelta che sottende all’insieme di offerte presenti nel panorama formativo italiano di ambito nutrizionale sia poco orientata a rispondere in modo selettivo e mirato ai bisogni formativi dei vari professionisti, differenziandone i livelli di approfondimento e di specificità. La carenza più significativa in questo senso riguarda le opzioni rivolte alle professioni sanitarie e in particolare ai laureati in dietistica, specialmente per quanto riguarda i Master di 2° livello”.
 
I rischi della carenza selettiva secondo l’Andid:
•  va a scapito della qualità e dell’efficienza formativa raccomandata dal Consiglio di Europa (Documento “On a strategic framework for European cooperation in education and training” 12 maggio 2009);
•  rischia di fornire messaggi confondenti (specie nei confronti di chi esercita la propria attività fuori dall’area sanitaria), circa le potenzialità e i limiti dei corsi universitari post-base (in particolare Master di 1° e 2° Livello), facilmente interpretabili come opportunità di acquisizione di nuove competenze – che non vi sono – rispetto ai profili di base;
• rischia di trasmettere ed alimentare una visione, purtroppo ancora molto diffusa, di stampo semplicistico e scientificamente inappropriato, dell’approccio applicativo della dietetica nelle situazioni fisiologiche e nella prevenzione e trattamento nutrizionale delle principali patologie connesse all’alimentazione;
• non favorisce l’implementazione della cultura dell’interdisciplinarietà e della gestione della complessità delle connessioni tra nutrizione e salute;
• favorisce il proliferare di qualifiche e titoli impropri, affatto rispondenti agli ordinamenti vigenti, dall’utilizzo indifferenziato del termine “nutrizionista”, ad altri esempi compresi nel Libro Bianco (Esperto AES, Master in Alimentazione e Educazione alla Salute, Bologna; Educatore alimentare eco consapevole, Master per educatore alimentare eco-consapevole di Bari; Laureato ECOCAL, economia e cultura dell’alimentazione, Perugia).
• crea rischi per la sicurezza dei cittadini contravvenendo in taluni casi al diritto alla trasparenza e alla correttezza delle informazioni.

16 gennaio 2014
© Riproduzione riservata


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