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Al via a Napoli il 64° Congresso nazionale di neurochirurgia. Oltre 600 i lavori valutati dalla commissione scientifica. Focus sui traumi midollari

La maggior parte dei contributi è stata inviata da giovani neurochirurghi. Nutrita la platea di ospitib stranieri. Previste diverse sedute plenarie: dai meningiomi, alle complicanze in neurochirurgia, ai trattamenti controversi di specifiche patologie. Segnalati 1200 nuovi casi di trauma midollare ogni anno.

24 GIU - Prende il via oggi a Napoli, presso l’Hotel Royal Continental la 64esima edizione del Congresso Nazionale di Neurochirurgia. Sono 600 i lavori giunti alla valutazione della commissione scientifica e tra questi la maggior parte è stata inviata da giovani. Ampia anche la platea degli ospiti stranieri, tra i quali il presidente eletto della Società europea di neurochirurgia, A. Grotenhuis, Antonio Bernardo della Neurological Surgery-Weill Cornell Medical College di New York, insieme con il direttore del centro,l’americano Philip Stieg, oltre alla neurochirurga Danica Gruijcic, leader della clinica universitaria di Belgrado.

A presiedere i lavori vi saranno i neurochirurghi napoletani Michelangelo Gangemi, Paolo Cappabianca e Francesco Maiuri. “Al Congresso di Napoli – ha sottolineato Gangemi - saranno affrontati temi di particolare interesse, articolati in diverse sedute plenarie: dai meningiomi, alle complicanze in neurochirurgia, ai trattamenti controversi di specifiche patologie. Ci sarà un numero elevato di giovani partecipanti: soprattutto ai giovani, infatti, è affidato il compito di sviluppare nuovi filoni di ricerca”. Paolo Cappabianca, nella sua duplice veste di co-presidente del congresso e di segretario della Società Italiana di Neurochirurgia, ha espresso la sua soddisfazione nell’accogliere a Napoli questo evento, che insiste sulla prestigiosa tradizione della Scuola Napoletana di Neurochirurgia e dei suoi Maestri e si proietta idealmente al prossimo Interim Meeting della World Federation of Neurosurgical Societies, che si terrà a Roma nel prossimo settembre e che si prospetta come una vetrina del nostro scenario neurochirurgico e della comunità internazionale tutta. Con la cerimonia inaugurale che si terrà presso il Museo Diocesano, nel cui interno si possono ammirare opere di pregevole valore artistico, la scienza si sposerà con l’arte.


Capitolo importante sarà quello riguardante i traumi midollari che, in Italia, registrano 1200 nuovi casi ogni anno. Francesco Guida primario di Neurochirurgia all’ospedale di Mestre, ha riportato alcuni dati per contestualizzare il fenomeno. Il 60% dei traumi midollari è dovuto all’incidente stradale, cui seguono gli infortuni sul lavoro (22%) e quelli legati allo sport (10%). La maggioranza degli incidenti accade nei fine settimana (46%) e nel periodo estivo (33%). Nel grave politraumatizzato, il 25% ha un trauma spinale; di questi il 25% ha un danno midollare.

“Negli ultimi cinquanta anni – ricorda Guida - la severità del trauma si è ridotta passando da un 70% di pazienti con danno midollare completo al 45%. Gli uomini –sottolinea - sono più colpiti (65-80%) rispetto alle donne e le lesioni avvengono in piena età lavorativa (età media circa 30 anni)”. Ma quale incidenza e costi hanno i traumi midollari sulla popolazione? L’esperto illustra che mentre negli Stati Uniti, l’incidenza del trauma midollare è di circa quaranta persone per milione di abitanti ogni anno (circa 12.000 nuovi casi l’anno) e che questo dato si è notevolmente incrementato negli anni, in Italia, invece, l’incidenza si approssima a venti casi per milione di abitanti ogni anno, (circa 1.200 nuovi casi di trauma midollare l’anno) con una riduzione dei traumi cervicali e un aumento dei traumi toraco-addominali. Per i costi il primario di neurochirurgia di Mestre spiega che occorre far riferimento ai dati americani dove ogni anno si spendono quattro bilioni di dollari per l’assistenza al traumatizzato spinale di cui 95.000 dollari come spesa iniziale e 500.000 – 2.000.000 di dollari per l’assistenza successiva.

“E’ stato stimato - aggiunge- che i costi per le cure mediche e riabilitative intensive necessarie per i soggetti mielolesi superino di dieci volte quelle necessarie per i tumori, di sei volte quelle per l’infarto e di tre volte quelle per l’ictus”. Secondo Franco Guida, negli ultimi anni, grazie a una migliore gestione del traumatizzato sulla scena dell’incidente, a una precoce assistenza clinica (vie respiratorie), a un’immobilizzazione corretta (asse spinale e collare), a una centralizzazione presso ospedali che sono specializzati nella gestione dei traumatizzati, alla possibilità di eseguire studio diagnostico vertebrale e midollare corretto (TAC, RMN), a un’équipe chirurgica esperta, a un timing chirurgico corretto, a un precoce programma neurorabilitativo post-operatorio e a un invio nei centri di riabilitazione specializzati non appena le condizioni generali lo permettono, i risultati per il trattamento dei pazienti con trauma midollare sono molto migliorati.

Ma quali tecniche hanno contribuito a ottenere questi buoni risultati? L’esperto osserva che “alle tecniche usuali, patrimonio dei neurochirurghi, si sono affiancate, di recente, quelle mini-invasive percutanee che consentono la riduzione delle perdite ematiche, il rispetto del tessuto muscolare e la precoce mobilizzazione e conclude spiegando che i traumi vertebro-midollari si suddividono in lesioni che interessano la sola parte vertebrale o la parte vertebrale e mielo-radicolare, identificando due famiglie di pazienti, quelli senza deficit (amielici) e quelli con deficit neurologico (mielici)”.
 

24 giugno 2015
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