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L’allarme della Fnomceo: “Tra 10 anni almeno 25 mila medici disoccupati. Limitare accesso a medicina a 6.500 iscritti l’anno”

Questo secondo la Federazione il rischio se si continueranno a laureare più medici rispetto ai posti nelle scuole di specializzazione. Accessi a medicina siano 6.500 l'anno. (Chersevani): “Collaborazione con Ministero della Salute e le Università”. Ma per Lenzi (Presidi): “C'è bisogno di circa 8 mila immatricolati per avere 7mila laureati l’anno”. Ugenti (Min. Salute): “Al lavoro su progetto pilota europeo per analizzare i fabbisogni”. IL FOCUS

26 GIU - “Se mettiamo a confronto il numero dei futuri laureati in medicina per anno con i posti disponibili per le specializzazioni mediche e il cfs in mg, con le attuali disposizioni legislative, circa 2000/2500 laureati in medicina per ogni anno futuro non avranno opportunità di completare il percorso formativo post laurea e si può ipotizzare che nei prossimi 10 anni  ci sarà una popolazione di circa 25.000 medici che non avranno possibilità di sbocchi occupazionali nel SSN”. La Federazione degli ordini dei medici lancia l’allarme e in attesa di una revisione dei criteri della programmazione del fabbisogno dei professionisti medici ritiene che la strada da percorrere sia ridurre il numero di accessi in medicina a 6.500 posti l’anno. Per quest'anno sono previsti poco più di 9000 accessi rispetto ai 10mila dell'anno scorso.
 
Tutti numeri divulgati oggi durante una conferenza sul tema in cui la Federazione ha evidenziato nero su bianco come Il numero dei contratti di formazione specialistica “non è assolutamente corrispondente alle reali necessità, né coerente con il numero dei laureati”.

Accesso a Medicina, Programma del Corso di Studi, Esame di Abilitazione, Programmazione: su tutti i fronti  la Fnomceo è decisa voltare pagina. E prende, nei confronti dei i giovani medici e delle Istituzioni, il forte impegno di fare della Formazione una sua priorità di governo.
 
“È  una questione di giustizia – ha affermato la presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani –. Non è giusto negare il futuro ai nostri giovani, costringendoli a perdere anni del loro percorso formativo, professionale, di vita. Comprendiamo le problematiche legate alla situazione finanziaria. Ma un paese che non investa sui giovani è un paese senza speranza. Non è più il tempo delle attese e dei rinvii: con estrema urgenza occorre invece garantire quelle opportunità di formazione - adeguate agli standard europei – che sono necessarie ai professionisti per poter svolgere con competenza il proprio ruolo all’interno dei Sistemi Sanitari e che sono indispensabili per assicurare cure di qualità ai cittadini”. Chersevani ha poi evidenziato come la presenza di Rossana Ugenti, Direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale presso il ministero della Salute e Andrea Lenzi, Presidente della Conferenza Permanente dei Presidi dei Corsi Di Laurea in Medicina e Chirurgia, sia il “segnale forte di una grande collaborazione che da oggi deve vivere un nuovo punto di partenza”.
 
“Da parte del ministero – ha affermato il Dg Ugenti - c’è la disponibilità per definire una metodologia di programmazione delle professioni sanitarie. Noi ogni anno definiamo il fabbisogno di tutte le professioni. Arriviamo con una rilevazione fatta dalle regioni. Stiamo portando avanti un progetto pilota (legato ad un progetto europeo) che dovrebbe concludersi ad aprile 2016 per lavorare su una metodologia di analisi dei fabbisogni e vede la partecipazioni di tutte le professioni”. Rispetto al problema dei dati Ugenti ha ricordato come “ci sono ma sono parcellizzati in una serie di banche dati”. Infine il Dg ha evidenziato che “quando facciamo programmazione dobbiamo guardare oltre i 10 anni. E la Fnomceo ci deve essere. Lo sforzo fatto quest'anno sulle specializzazioni è un grande sforzo. Per la medicina generale c'è da lavorare e da pare del ministero c’è l’assoluta disponibilità a lavorare insieme”.
 
Ma forse il numero di 6.500 immatricolati l'anno è troppo basso. "Arrivare 6.500 immatricolati l’anno potrebbe rappresentare quasi una provocazione - ha detto Andrea Lenzi - Secondo me la cifra più vicina alla realtà è quella di avere 8000 immatricolati per avere la certezza di avere 7mila laureati e rispettare il turnover. Ma in ogni caso serve una programmazione europea, perché se i laureati italiani vanno a lavorare in Portogallo per esempio perché lì se ne formano di meno dobbiamo essere ricompensati”.
 
“Il fabbisogno – ha detto Ezio Casale della Fnomceo - è cresciuto perché si pensava che vi fosse una forte uscita dal lavoro. Ma ciò non si è verificato e dal 2012 si è iniziato a ridurre. In questo senso crediamo che occorre andare in questa direzione anche perché dobbiamo considerare anche tutti gli ammessi dai Tar”.
 
Ma se a livello generale occorre mettere un freno all’accesso, dal lato del corso di formazione in medicina generale occorre invece implementare le borse (Vedi documento). “Se il futuro è investire sul territorio – ha affermato Roberto Stella (Coordinatore Formazione Fnomceo) – il territorio dev’essere ben presidiato. Nei prossimi 5 anni andranno in pensione circa 15 medici di famiglia e 1500 pediatri più 1000 medici della continuità assistenziale, mentre ogni anno vi sono 980 accessi l’anno. Servono più investimenti e più contratti di formazione”.
 
Altro tema caldo è stato poi quello che riguarda il potenziamento delle attività professionalizzanti al 6° anno di corso. “L’ultimo anno dovrebbe essere totalmente professionalizzante – ha detto Luigi Conte, Segretario Fnomceo – e dovremmo anche inserire il progress test”.
 
“Per i dentisti non c’è la specializzazione – ha sottolineato il presidente della Cao, Giuseppe Renzo, e poi c’è il problema dei tagli lineari che non premiano i corsi migliori. E come dimenticare l’esame di abilitazione che non vale niente e non valuta correttamente la formazione. C'è molto da fare”.

26 giugno 2015
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