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Spese mediche e 730 precompilato. Per ogni mancata trasmissione dei dati la sanzione è di 100 euro. Protesta di medici e odontoiatri

Pubblicato in Gazzetta il dlgs che aggiorna le sanzioni (che possono arrivare fino a 50mila euro) in caso di violazioni degli obblighi di comunicazione al Sistema tessera sanitaria. Milillo (Fimmg): “Il solito provvedimento autoritario”. Renzo (Cao): “Minaccia sanzioni è dirompente. Non intendiamo fornire i dati”. Le sanzioni si applicheranno dal 1 gennaio 2017. IL DECRETO

12 OTT - “In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati di cui si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione, con un massimo di euro 50.000”. E’ quanto prevede il Decreto legislativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale che attua una revisione delle sanzioni in caso di violazioni degli obblighi di comunicazione al Sistema tessera sanitaria (art. 23) per il 730 precompilato. Il provvedimento entrerà in vigore dal 22 ottobre. Le sanzioni si applicheranno dal 1 gennaio 2017.
 
Il provvedimento riguarda le aziende  sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e  cura  a  carattere scientifico, i policlinici universitari, le farmacie, pubbliche e private, i  presidi di specialistica ambulatoriale, le strutture per l'erogazione delle prestazioni  di  assistenza  protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l'erogazione dei servizi sanitari e gli  iscritti all'Albo  dei  medici  chirurghi e degli  odontoiatri,  che dovranno inviare al Sistema tessera sanitaria, i dati relativi alle prestazioni erogate nel 2015, ai fini della loro messa a disposizione dell'Agenzia delle entrate.

 
Ma il provvedimento non trova il favore dei camici bianchi. “Siamo favorevoli alla digitalizzazione – spiega il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo – ma non possiamo non evidenziare come questo provvedimento abbia in realtà il solito approccio sanzionatorio e scarica la questione sui professionisti e sui cittadini. Inoltre, occorre far notare che non abbiamo gli strumenti informatici e che questa misura è facile che si traduca in un aumento dei costi a carico dei pazienti”.
 
“Faccio un esempio – evidenzia Milillo – se faccio un certificato, diciamo da 30 euro, poi emetterò una fattura e se il cittadino dà il suo consenso alla trasmissione al sistema tessera sanitaria devo inviarla all’Agenzia delle entrate. Vista l’indisponibilità di sistemi adeguati e la natura clinica della nostra attività noi trasmettiamo la fattura al commercialista che la inoltra ad un costo che si aggira sui 10 euro. Ecco se ai 30 euro togliamo il 50% di tasse e i 10 euro per il commercialista rimangono 5 euro. Credo che a questo punto i costi per i cittadini aumenteranno”.
 
Ma per Milillo non è solo questo il problema. “Questa procedura ‘automatizzata’ comporterà una diminuzione dei costi per l’amministrazione. Il fatto, però è che non è previsto da nessuna parte che parte di questi risparmi possano andare ai professionisti per agevolare l’informatizzazione”.
 
Ancora più duri gli odontoiatri. In una nota il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri della FNOMCeO, Giuseppe Renzo, chiede l’intervento urgente dei ministri Padoan e Lorenzin. “La minaccia delle sanzioni è dirompente - sottolinea - e noi non intendiamo fornire i dati richiesti a causa della mancata concertazione e le diverse criticità più volte evidenziate”.
 
“Il decreto legislativo del 24 settembre 2015 – evidenzia Renzo -  è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 7 ottobre e modifica l’articolo 3 del D.lgs 175/2014 sulla Semplificazione fiscale. Si tratta della norma che introduce la cosiddetta dichiarazione precompilata: dall’anno prossimo infatti verranno portate automaticamente in detrazione/deduzione anche le spese sanitarie, ecco perché da quest’anno operatori e strutture sanitarie sono tenuti a inviare all’Agenzia delle Entrate i dati dei contribuenti.
 
Per i dentisti italiani, la trasmissione telematica delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria significa “ulteriori complicazioni  burocratiche che si aggiungono alla già consistente  mole di adempimenti a carico degli studi odontoiatrici e aggravi economici per dentisti e medici liberi professionisti”.
 
La preoccupazione era stata manifestata dal presidente della CAO, Giuseppe Renzo, che nei giorni scorsi aveva sollecitato l’attenzione dei Ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan e della Salute, Beatrice Lorenzin  sulle problematiche derivanti dall'emanazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 31 luglio 2015  riguardante  Specifiche tecniche e modalità operative relative alla trasmissione telematica delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, da rendere disponibili all'Agenzia delle entrate per la dichiarazione dei redditi precompilata.
 
“La categoria - dice Renzo - non è stata, se non puramente a titolo informativo, coinvolta nelle decisioni che rischiano di penalizzare realmente l'assistenza odontoiatrica. La normativa, poi, non appare chiara considerato che da un lato si impone ai medici e agli odontoiatri di inviare le spese sanitarie sostenute dal singolo paziente mediante il Sistema Tessera Sanitaria mentre dall'altro si rinvia ad accordi tra Stato e Regioni la definizione delle modalità applicative con il consueto rischio di trovarsi in futuro di fronte a regole diverse tra le Regioni”.
 
“Non va sottovalutato, inoltre – precisa -  il problema dell'obbligo per i dentisti e i medici liberi professionisti di dotarsi di programmi informatici che dialoghino con il Sistema Tessera Sanitaria con ulteriori aggravi anche economici per i liberi professionisti stessi.  Queste nuove complesse procedure non appaiono inoltre particolarmente decisive considerato che i dati delle parcelle degli odontoiatri liberi professionisti nei confronti dei pazienti sono già fornite al Fisco attraverso il c.d. sistema dello spesometro”.
 
Non vi è nessuna volontà - sottolinea Renzo - di intralciare riforme che vanno a favorire i cittadini (non si dimentichi che anche i professionisti della salute sono anch’essi cittadini) ma non si può negare che le nuove procedure sembrano costituire una duplicazione e una ulteriore complessità che va a pesare sui liberi professionisti che già vivono un momento di crisi a causa della consistente riduzione della domanda di assistenza sanitaria derivante dal persistere della crisi economica”.
 
“La CAO nazionale della Fnomceo - conclude Renzo - nell’ultima riunione con i ministeri competenti, ha suggerito  una revisione dell’impianto legislativo. Si è proceduto, comunque, in sede tecnica, all’esame della normativa per realizzare la massima semplificazione in un clima di collaborazione istituzionale fattiva. Adesso, dopo questa ulteriore notizia, non credo più possibile altra forma di risposta, se non quella della contestazione e della opposizione istituzionale al sistema imposto, chiamando all'azione le associazioni di categoria ( Andi, il piu numeroso e rappresentativo sindacato di categoria ha deciso di impugnare il decreto al tar lazio) e portando il tema tra quelli sensibili già in agenda per il 21 ottobre agli stati generali di medici ed odontoiatri".
 
L.F.

12 ottobre 2015
© Riproduzione riservata


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