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Infermiere di famiglia e comunità. In Piemonte parte la sperimentazione

La Regione è capofila di un progetto europeo. La sperimentazione inizierà a metà febbraio nel cuneese. Saitta: “Un modello per ridurre la spesa sanitaria e migliorare la qualità della vita degli anziani”. Il budget complessivo per la realizzazione del progetto è di 2 milioni di euro.

08 GEN - Si chiama Consenso e ha l’obiettivo di aiutare gli anziani a vivere autonomamente nel proprio domicilio il più a lungo possibile: si tratta del nuovo modello assistenziale che la Regione Piemonte si prepara a sperimentare nel Cuneese per la presa in carico di una fascia di popolazione sempre più rilevante, cioè gli anziani. Protagonista di questo nuovo modello è l’infermiere di famiglia e comunità, chiamato ad offrire agli anziani supporto nelle attività della vita quotidiana, nella promozione dell’inclusione sociale, nella prevenzione degli incidenti domestici, nell’assistenza nelle terapie, nel monitoraggio dei vari indicatori di salute, come ad esempio la glicemia.

“La Regione Piemonte come capofila, in collaborazione con istituzioni pubbliche sanitarie e accademiche di Francia, Croazia e Austria, ha vinto questo importante progetto europeo all’interno del programma Spazio Alpino proponendo proprio il tema dell’infermiere di famiglia e comunità come supporto agli anziani in una società che cambia: dalla seconda metà del mese di febbraio cominceremo ad attuarlo”, spiega in una nota l’assessore regionale alla sanità, Antonio Saitta.


Il budget complessivo del progetto è di 2 milioni di euro, la zona di attuazione è stata individuata nel Cuneese, in Val Maira e Valle Grana.

Sul territorio scelto, tutti gli anziani over 65 anni residenti, sia quelli con patologie o non autonomi, sia quelli in salute, vengono assegnati ad un infermiere di famiglia e comunità: il numero di anziani assegnati ad ogni singolo infermiere di famiglia e comunità verrà concordato in base alle peculiarità del territorio (dispersione, isolamento, viabilità) e alle attività che si deciderà di effettuare.

Non più di 500 anziani verranno assegnati a ciascun infermiere, che se ne occuperà a tempo pieno, anche attraverso periodiche visite a domicilio. La periodicità delle visite al domicilio sarà stabilita in base alle necessità dell’anziano. L’infermiere effettuerà una valutazione complessiva dei bisogni di ogni singolo assistito, mediante una check-list standard, in collaborazione con il medico di famiglia e, se presenti, uno o più famigliari.

“Mi aspetto che la sperimentazione funzioni e si dimostri utile per tutto il Piemonte”, dichiara Saitta parlando di “un modello che da un lato produca riduzione della spesa sanitaria, grazie alla diminuzione dei ricoveri ospedalieri evitabili, e in generale al ricorso ai servizi sanitari, ma soprattutto il miglioramento della qualità della vita degli anziani. Per questo fin dall’inizio svilupperemo  un modello di studio di popolazione impostato alla valutazione di efficacia. Il territorio delle Valli Cuneesi verrà confrontato con altri territori limitrofi in base a diversi indicatori di risultato: mortalità, ricoveri ospedalieri, istituzionalizzazioni, indicatori di qualità della vita, e verrà effettuata un’analisi economica del risparmio in termini di costi diretti e indiretti”.

08 gennaio 2016
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