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Ordini e sindacati medici. Processo ai “Generali”

La difesa della professione in un contesto economico-politico-sociale oggettivamente difficile, è indebolita da come essi sono, da come sono organizzati, dai generali che hanno, dai compensi che costoro ricevono, e ovviamente dalle loro inconcludenti battaglie (seconda parte)

03 FEB - Per comprendere i problemi del quadro dirigente dei medici partirei da una premessa, un  postulato e cinque presupposti
 
Premessa
I medici sono una categoria con certe caratteristiche e proprietà medie quasi tipiche. Come categoria essi sono un insieme di individui con differenti caratteristiche della stessa proprietà (hanno tutti una particolare razionalità, condividono tutti più o meno un comune status, in genere sono ben educati, capiscono solo di medicina, non sanno cosa sia la complessità, masticano poco di politica), sono abituati a farsi gli affari loro, hanno innegabili obblighi morali, ecc.). L’insieme di queste caratteristiche costituisce le proprietà medie della categoria. In altre parole: la media delle caratteristiche individuali del medico costituisce le proprietà medie della sua categoria. Sopra e sotto la media c‘è ovviamente di tutto dal genio all’imbecille, dal sant’uomo al lestofante.
 
Postulato
In genere chi rappresenta i medici è omologo ai medici cioè il “rappresentante” corrisponde logicamente ai suoi “rappresentati” per cui ciò che è mediamente  il primo è anche mediamente  il secondo non perché analoghi ma perché logicamente identici. I rappresentanti dei medici fondamentalmente non sono null’altro che medici sicuramente più intraprendenti degli altri, legittimamente più ambiziosi, più intelligenti persino   ma sempre come medici si comportano pensano e agiscono.

 
Presupposti
Se dovessi riassumere le caratteristiche antropologiche medie della categoria dei medici  direi che essi sono:
· “individualisti” i medici sono inclini ad  anteporre  agli interessi collettivi quelli propri individuali,
· “utilitaristi”  per i medici utilità e interesse sono la stessa cosa , entrambi  sono il criterio base dell’azione morale,
· “opportunisti”i medici quando è il caso  ritengono di rinunciare ai propri principi e accettare compromessi,
· “immanentisti” per i medici  esiste solo il presente  cioè il tempo degli interessi concreti e reali ,essi per quanto si sforzino non riescono in genere a vedere il mondo più in la del proprio naso per cui per loro il futuro non esiste,
· “conservatoristi” essi  avversano i progetti utopistici, i mutamenti troppo radicali, hanno scarsa capacità ideative  e progettuali, in genere stanno bene nello status quo e se qualcosa cambia si adeguano passivamente.
 
Il quadro dirigente
In ragione del principio di omologia non vi è dubbio che il “quadro dirigente” è fatto da generali che sono “individualisti”, “utilitaristi”, ecc., come coloro che rappresentano. Essi tutelano gli interessi di altri individui a partire dai loro interessi ,questo non vuol dire che l’individualismo dei generali non abbia ideali  ma solo che i loro ideali come quelli dei loro rappresentati sono comunque inscritti negli interessi  che difendono a partire da quelli propri .
 
Naturalmente il principio di omologia non esclude che vi siano generali più intelligenti degli altri, o semplicemente più colti, o con orientamenti politici semplicemente diversi.
 
I problemi della rappresentanza
La struttura e l’organizzazione  della rappresentanza medica  è come pietrificata nel tempo. Essa è ancora organizzata  come  se:
· la società fosse ferma allo scambio politico concertativo corporativismo /politica del secolo scorso,
· il sistema degli interessi non fosse cambiato,
· i problemi dei medici  fossero  contingenti, circoscrivibili, transitori.
 
Non è più così da un pezzo:
· a causa di un mucchio di ragioni che non ripeto  sono cambiati i rapporti tra la professione  e la società, la politica e altre professioni,
· la verità nuda e cruda è che il mondo è cambiato  e i medici no,
· oggi la “questione medica” va ben oltre quella contrattuale,
· i nemici veri dei medici  non sono gli infermieri, i governi cattivi, le politiche ostili(anche se dei rompi scatole notevoli) ma proprio perché  conservatori sono i cambiamenti di sistema che  non sanno governare. 
 
Le contraddizioni
La contraddizione forte è che oggi i mutamenti  ai quali è sottoposta da anni  la professione ,pongono ormai con urgenza  il problema:
· di spostare l’attenzione dalle questioni particolari a quelle generali,
· di guardare oltre la punta del proprio naso,
· di smettere gli abiti del conservatore.
 
In sostanza si tratta di mettere insieme la difesa dell’interesse individuale con la difesa del valore professionale perché il primo dipende dall’altro. E’ indubbio che il valore retributivo continuerà a calare se continuerà a calare quello professionale  soprattutto a causa del ridimensionamento delle sue autonomie.
 
Ancora i generali dei medici non hanno capito, che:
· l’attacco vero da anni è alla professione prima ancora che al salario non il contrario,
· la de-capitalizzazione (attacco al salario) è la conseguenza  di un processo di lenta ma inesorabile de-professionalizzazione,
· la  task shifting (da non confondere  con quella cavolata del comma 566) è un segno dei tempi  non un temporale passeggero cioè una forma di de-professionalizzazione,
· la de-professionalizzazione passa per una ridefinizione delle autonomie, perché è la restrizione delle autonomie a spianare la strada  alla de-professionalizzazione e alla de-capitalizzazione non il contrario,
· senza de-professionalizzazione secondo le regole capitalistiche di questo sistema non si può fare ne demansionamento  ne de-capitalizzazione (valore e controvalore).
 
In sintesi:
· la “questione medica” nei contesti dati  è soprattutto  una questione  retributiva di prima grandezza,
· i medici non sono  sotto attacco perché sono antipatici ma perché secondo il governo  i loro comportamenti  in certi casi  costano più delle compatibilità,
· per stare nelle compatibilità  i comportamenti sono sempre più amministrati  cioè controllati. 
 
E’ chiaro? Ecco perché i generali, sbagliano a non mettere al centro delle loro battaglie la “questione medica” prima ancora che quella contrattuale. Se continuano a prendere le cose per il verso sbagliato continueranno ad essere sconfitti.
 
Generali e organizzazione
I generali che prendono le cose per il verso sbagliato diventano un problema in più. Ma i generali per il principio di omologia non riescono a prendere le cose in un modo diverso perché i medici, nessuno escluso, sono quello che sono e i generali pure.
Ma è solo questione di generali? Purtroppo no. Se fosse così banale basterebbe cambiarli, per quanto sia un’impresa tutt’altro che semplice e che comunque dovrebbe ammettere  la possibilità di avere dei generali alternativi (ma ci sono?). Il problema si accresce enormemente quando i generali sono tali in ragione di una organizzazione storicamente definita e riassumibile in pochi concetti:
· pansindacalismo, il principio sindacale dell’interesse contrattuale permea per intero l’intero arco della rappresentanza medica vale a dire sindacati, ordini, istituti previdenziali  e in qualche misura anche  le società scientifiche,
· oligarchia, i generali  più importanti cioè con maggiori deleghe  soprattutto dei sindacati autonomi costituiscono una elite che decide praticamente tutto,  
· comparaggio associativo  tutte le decisioni e le scelte ma soprattutto  le nomine, quindi i compensi,  sono il frutto di accordi interni, alleanze, scambi convenienze reciproche....soprattutto in casa Fnomceo e in casa Enpam,
· opposizione complementare,  la minoranza è per lo più legata a competizioni  interne di potere pur manifestando dissensi  su questo o quel singolo problema  essa non ha un programma, una strategia  e in questo modo non solo non è visibile  ma non  ridiscute mai  strategie,  modelli, e assetti,
· opportunismo variabile  il consenso  interno è regolato alla distribuzione  delle utilties di ogni tipo ad ogni livello. I medici sono tutti sempre molto coperti, ognuno di loro ha sempre un piccolo interesse da difendere che gli suggerisce di non compromettersi con commenti e prese di posizione,
· interessi personali  tutti gli spazi importanti dell’arco della rappresentanza  medica compreso Fnomceo  e Enpam sono occupati dall’elite che sovrasta sul sistema dei sindacati autonomi  e danno luogo a redditi personali importanti.
 
Gli inconvenienti di questo sistema sono cospicui:
· i limiti  e le logiche del sindacato  diventano i limiti e le logiche dell’intero sistema di rappresentanza,
· i ruoli dei vari segmenti di rappresentanza  sono regolarmente stravolti perché ogni cosa è ridotta al vincolo pansidacale, (la Fnomceo non si capisce più cosa sia e cosa  debba essere),
· la dialettica  tra le varie parti della rappresentanza diventa conformismo e opportunismo decisionale, cioè la dialettica è solo apparente,
· le alleanze variabili  che si vedono spesso sono funzionali alla distribuzione degli incarichi o a opportunismi di tipo personale  più che da necessità strategiche,
· le autonomie dei vari sottosistemi (sindacato, Fnomceo, Enpam, ecc.)si appannano e viene meno la capacità di correggersi e di confrontarsi  cioè viene meno fino a sparire la funzione critica. Fnomceo e sindacati sono mondi distinti e non promiscui, confondere i ruoli significa barare al gioco. 
 
Interessi personali
Ma la contraddizione più stridente è quella che a livello nazionale  riguarda gli interessi personali dei generali e che  rimanda  all’intreccio tra “sindacati  (soprattutto autonomi) Fnomceo e Enpam”:
· quasi tutte le carriere dei generali, con l’eccezione dei sindacati confederali,  nascono nel sindacato autonomo passano per la Fnomceo e finiscono all’Enpam.  L’Enpam per i compensi che garantisce è il vero obiettivo finale di molte carriere,
· il quadro dirigente della Fnomceo nomina i sindacalisti nel consiglio di amministrazione dell’Enpam  e a sua volta  è nominato dal sindacato,  cioè tutte le nomine sono transazioni tra interessi,
· gli interessi personali  dei generali  sono tali  da accumulare in qualche caso redditi  personali decisamente sproporzionati rispetto a quelli dei loro colleghi, e questo è un bel problema  perché favorisce l’inamovibilità,
· ad ogni incarico o funzione  del generale corrisponde un compenso per cui più incarichi si cumulano  è più soldi si prendono. Questa è la ragione per cui l’elite diventa colonizzante il sistema,
· l’intero sistema  pur nella sua legalità ha poca trasparenza nessuno conosce i redditi  reali dei generali.
 
Autoimmunità
Questo sistema di rappresentanza davanti all’esigenza di cambiamento funziona come è inevitabile che sia come un formidabile ostacolo creando profonde dissonanze tra interessi individuali categoriali e professionali.
In nessuna organizzazione può essere dato che gli interessi personali per quanto legittimi del quadro dirigente danneggino seppur indirettamente quelli della professione. Per cui sorge il problema spinoso del rapporto tra legalità moralità e organizzazione. Ciò che è legale non è detto che sia morale e ciò che è immorale in genere alla lunga danneggia la credibilità delle organizzazioni rendendole impotenti.
 
Immorale non è il compenso o i compensi che ricevono i generali perché è giusto pagare ragionevolmente qualsiasi lavoro, ma è quando la difesa del loro interesse personale, l’inavvedutezza delle loro decisioni politiche, i loro limiti storici, fanno massa critica, fino a creare le condizioni che nel mondo delle assicurazione si chiama “concorso di colpa”. Sfido chiunque a dimostrarmi che per la risoluzione della “questione medica” si sia fatto tutto il possibile per evitare il danno alla professione.
 
In conclusione. Oggi più che mai è chiaro che i medici, mentre sono in caduta libera con retribuzioni sempre più al ribasso, hanno un problema di auto immunità. La difesa della professione in un contesto economico-politico-sociale oggettivamente difficile, è indebolita da come essi sono, da come sono organizzati, dai generali che hanno, dai compensi che costoro ricevono, e ovviamente dalle loro inconcludenti battaglie.  
 
Ivan Cavicchi
 
Leggi la prima parte

03 febbraio 2016
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