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Ma è possibile prevedere il fabbisogno di personale sanitario tra vent’anni?

Fare previsioni non significa pianificare ma significa immaginare uno o più dei futuri possibili (scenari) dove andare ad allocare le risorse. Dunque è prima una azione politica e dopo una attività tecnica o meglio statistica di individuazione dei dati necessari (minimum data set) a meglio descrivere ed interpretare un determinato scenario

24 MAG - Il 19 Maggio è stato presentato presso il Ministero della Salute il progetto pilota per la determinazione del fabbisogno di personale sanitario in Italia e in Europa. Un lavoro che in 16 mesi di attività ha visto coinvolti 50 stakeholders – tra cui l’Anaao Assomed, unico sindacato presente - 150 persone, numerosi meeting nazionali ed internazionali per dare vita ad un modello nazionale (che poi sarà declinato nelle diverse realtà europee) di previsione dei fabbisogni di medici, infermieri, dentisti, farmacisti ed ostetriche a partire da oggi per i prossimi 5-10-15 e 25 anni.
 
Una sfida importante, richiesta dalla Unione Europea nell’ambiti della Joint Action Health Workforce Planning and Forecasting (www.healthworkforce.eu), progetto triennale terminato ad Aprile 2016 di cui l’Italia è stata uno dei paesi leader.
 
Come è possibile fare previsioni in un settore complesso come la Sanità? Innanzitutto è necessario chiarire che fare previsioni non significa pianificare ma significa immaginare uno o più dei futuri possibili (scenari) dove andare ad allocare le risorse. Dunque è prima una azione politica e dopo una attività tecnica o meglio statistica di individuazione dei dati necessari (minimum data set) a meglio descrivere ed interpretare un determinato scenario.

 
Gli scenari possibili sono infiniti, dal prediligere un setting assistenziale rispetto ad un altro (ospedale per intensità di cura o ospedale di prossimità) al valutare il transitional care (case management, counseling o gatekeeping), porre l’accento sulla medicina del territorio e di prevenzione o valutare per target distinti (sani, acuti, cronici, non autosufficienti, ecc).
 
Dunque per programmare è necessario immaginarsi il futuro, o meglio il futuro che si vuole ottenere; se fare una scelta di questo genere può sembrare rinunciare ad altro, è necessario ricordarsi che anche non pianificare ha dei costi, sia economici che di opportunità (pensiamo ai tragici effetti economici della migrazione sanitaria per la mancata programmazione degli accessi alle scuole di medicina e specializzazione).
 
Il progetto pilota per l’Italia, nella sua presentazione presenta delle criticità ma bisogna riconoscere il merito di alcune innovative conquiste:
1. ha coinvolto numerosi e diversi stakeholders creando una fitta rete di collaborazione;
2. ha permesso di conoscere e valutare la situazione attuale (censimento fonti dati disponibili, dati aggregati a livello regionale) e ci presenta una fotografia nitida della situazione attuale non solo in riferimento al settore pubblico;
3. si è acquisita una metodologia, comune e condivisa per la determinazione del fabbisogno del personale. Si è costruito un modello previsionale a medio-lungo termine, requisito indispensabile dato il lungo periodo di formazione, soprattutto per medicina e odontoiatria. Si è messa in comunicazione domanda e offerta di professionisti e si sono resi espliciti indicatori e variabili.
 
Come è stato costruito il Progetto Pilota? Si è scelto un modello di riferimento che vertesse a studiare l’equilibrio tra la domanda di professionisti (a livello nazionale, non solo per il SSN) e l’offerta.
Parlando di offerta (stock attuale di professionisti, decurtato dell’outflow e aumentato dall’inflow) si sono considerati i formati attivi al 31/12/2014 (laureati iscritti all’ordine, attivi sul mercato del lavoro). Fondamentale la qualità del dato per fare previsioni.
 
Per i medici e gli odontoiatri sono stati presi in considerazione i dati ENPAM, dunque i soggetti produttori di reddito, nello specifico maggiore di 10000 euro/anno. Per gli infermieri, a differenza si è basati su criteri di formazione e aggiornamento (soggetti che hanno partecipato ad un corso di formazione negli ultimi 3 anni).
 
In Italia i Medici sono dunque risultati 378478:di questi 292888 sono considerati attivi (75% circa, quota comprensiva dei medici in formazione specialistica 30467), 84193 non attivi (22%) e 10397 in cerca di occupazione.
 
Per i professionisti attivi si è poi presa la distribuzione per sesso e per età consapevoli di trascurare alcuni punti di attenzione: FTE (full time equivalent), criteri per età pensionabile, mobilità interregionale, limitazioni fisiche, normativa su orario di lavoro.
 
Su questo stock di professionisti si sono fatte le previsioni nel tempo considerando le cause di outflow:
- decesso (tabelle ISTAT di mortalità, media 0,45%),
- pensionamento (parametri della legge di stabilità 2015, con calcolo per scaglioni),
- migrazione ( al momento poco significativo in Italia).
 
Con questi parametri di uscita si è analizzato il depauperamento della fotografia degli attivi al 2015. Interessante osservare che per la professione medica al 2020 saranno presenti il 79% dei professionisti attuali, al 2025 il 59%, al 2030 il 42% ed al 2040 solo il 23% saranno ancora attivi. Per le altre professioni, le percentuali di attivi sono maggiori, segno di una categoria professionale al momento più giovane (farmacisti e ostetriche per esempio oltre il 60%).
 
Per il calcolo dell’inflow è necessario partire dai posti disponibili da decreto del MIUR per arrivare all’ipotesi di nuovi professionisti formati ogni anno e immessi nel mercato del lavoro in base a tasso di successo scolastico. Per i medici il tasso di successo è dell’ 89%, con solo il 35% degli studenti che si laurea nei tempi più un 22% un anno in più. A questi dati, l’Anaao Assomed ha sottolineato più volte l’importanza di fornire correttivi stante l’elevato numero di nuove immatricolazioni che rispondono a esigenze della giurisprudenza (ricorsi al TAR) più che a esigenze di programmazione.
 
Questo modello è perfettibile, inoltre è necessario definire un modello più dettagliato per i medici(perché il corso di laurea è più lungo con distinzione per tipologia di specializzazione medica) e se si crea scenario di domanda per bisogno di cura della popolazione si devono prendere in considerazione le diverse specialità.
 
Più difficile è stato definire la domanda di personale sanitario. Necessario è stato considerare assiomatico (anche se non realistico) che l’attuale domanda di professionisti sanitari sia soddisfatta dall’attuale offerta. È infatti ‘conditio sine qua non’ partire da una condizione di stabilità per fare una previsione affidabile.
 
Numerose sono le variabili in gioco nella determinazione della domanda: popolazione che si trasforma (non solo inteso come invecchiamento), sviluppo delle innovazioni tecnologiche e diagnostiche, atteggiamento della prevenzione che porta cambiamenti nella domanda futura, modifica del rapporto tra professionista e paziente, sostenibilità economica, aspettativa della comunità, normativa che può istituire nuovi professioni (cambiamento dello skill mix), solo per citarne alcune.
 
È stato scelto infine come indicatore di riferimento il numero di professionisti per 1000 abitanti, consapevoli di non entrare nel dettaglio delle specialità necessarie all’interno della fascia dei professionisti. Questo indicatore per i medici è stato posto, dopo una analisi quali-quantitativa del futuro bisogno della popolazione, a 3.9/1000 abitanti, con un obiettivo di allineamento alla media europea nei prossimi anni.
 
Partendo da questi dati è dunque possibile costruire delle proiezioni, a 5-10-15-25 anni, di rapporto tra domanda e offerta del personale sanitario. Fa riflettere la simulazione proposta dalla dott.ssa Annalisa Malgieri (Ministero della Salute) sulla proiezione dello stock attuale nell’ipotesi di nessun nuovo ingresso ai corsi di laurea a partire dall’anno accademico 2016/2017.
 
Dato l’attuale livello di domanda, e quindi la capacità di assorbimento del mercato del lavoro, nel caso in cui non vi fosse nessuna nuova matricola, dal 2023 tutti i neo laureati sarebbero immediatamente assorbiti dal mercato del lavoro e lo stock di personale attivabile si esaurirebbe solo nel 2027. Dunque la curva di offerta scenderebbe al di sotto della curva di domanda solo dal 2023 in poi.
 
L’applicazione del Progetto Pilota su scala regionale e nazionale diviene ora il punto di partenza per un nuovo tipo di programmazione sanitaria in Italia, che sia più attento a tutte le dimensioni del rapporto tra domanda e offerta di forza lavoro. Come sottolineato nel corso della tavola rotonda, moderata da Cesare Fassari, è stato acquisito un metodo di lavoro e la consapevolezza dei protagonisti necessari a metterlo in pratica.
 
Il lavoro intellettuale, dunque, proseguirà sicuramente, come sottolineato da Michel Van Hoegaerden - “Programme Manager” del progetto europeo.
 
È necessario continuare ad investire tempo e risorse. Per vedere gli effetti positivi del modello è necessario dare continuità al modello stesso e per correggere eventuali distorsioni è necessario costruire serie storiche.
 
Il supporto degli stakeholders, come l’Anaao Assomed, deve proseguire con nuove iniziative di confronto ed ulteriori meeting anche al fine di supportare e creare dei “laboratori” per lo studio ed analisi dei dati sul mercato del lavoro e per la definizione di livelli e campi di competenza. Il futuro in sanità è una sfida che vede coinvolte diverse figure professionali allo stesso tempo e che porterà a tradurre i fabbisogni in decisioni politiche. Per i medici c’è l’Anaao Assomed a rappresentarli.
 
Alessandra Spedicato
Vice Responsabile Nazionale Settore Anaao Giovani
 
Maurizio Cappiello
Consigliere Nazionale Anaao Assomed - Settore Anaao Giovani

24 maggio 2016
© Riproduzione riservata


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