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Piovella (Soi): “I centri ottici non possono effettuare visite oculistiche”. Denunce in 32 uffici giudiziari

“Non esiste alcun check up della vista che può essere effettuato nei centri ottici. La diagnosi per la salute degli occhi può e deve essere effettuata solo dai medici oculisti”. Le precisazioni arrivano dal Presidente della Soi, Matteo Piovella, che intende fermare “tutti quegli ottici che, negli anni, hanno abusato della buona fede dei loro clienti”. Denunce in 32 uffici giudiziari. Tre ottici piemontesi sono finiti sotto la lente della Procura.

07 SET - La legge difende i pazienti: nei centri ottici non possono essere esercitate attività sanitarie di nessun tipo. Eppure, c'è chi non lo sa o chi fa finta di non sapere. Per porre un freno a questa illecita e pericolosa situazione, il Presidente Soi, Matteo Piovella, ha presentato una denuncia presso 32 uffici giudiziari italiani. La Procura della Repubblica di Torino si è immediatamente attivata ed ha aperto un procedimento penale nei confronti di tre ottici piemontesi.
 
Il check up nei centri ottici non è una visita medica
Il presidente Piovella intende mettere la parola fine ad un falso mito che si è diffuso negli ultimi anni: “si tratta – ha spiegato Matteo Piovella – dell’ idea che, quando un paziente va nei centri ottici per farsi fare una misurazione ottica della vista, in realtà si sottopone ad un check up completo della vista. Ma non è così: questo check up non è una visita medica. Eppure, alcune informazioni pubblicitarie rassicurano, erroneamente, i clienti di non aver più necessità di ulteriori indagini mediche o di approfondimenti diagnostici per la diagnosi e cura delle malattie degli occhi”.

 
Al via una campagna di informazione
Soi ritiene la situazione in atto “pericolosa” ed evidenzia la necessità “di sostenere una campagna di sensibilizzazione della popolazione circa l’importanza della vista. Il fine è quello di ripristinare una corretta informazione tesa ad affidare i pazienti alla formazione e alla professionalità del Medico Oculista, unico soggetto abilitato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie oculari. In questo senso, Soi ritiene molto importante utilizzare un accesso privilegiato alle campagne pubblicitarie “Pubblicità & Progresso” realizzate con il patrocinio del Ministero della Salute.
 
Da diversi mesi Soi ha segnalato al ministero della Salute il ripetersi di situazioni pericolose per la salute visiva della popolazione e ha chiesto l’attivazione di procedure e protocolli che impongano anche ai commercianti ottici di fornire una informativa scritta ad ogni cliente che si reca in un centro ottico, in cui viene specificato che la misurazione ottica della vista non può (e non deve) sostituire la visita dal Medico Oculista e non deve assolutamente essere applicata in età pediatrica.
 
Per il Cittadino deve essere evidente che il medico Oculista è l’unica professionalità abilitata ed autorizzata ad eseguire la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie oculari per prevenire la perdita della vista.
 
Nel settembre 2016, dopo la definitiva condanna in cassazione di sedicenti “ottici optometristi”, la Soi a firma del suo Presidente, ha presentato esposti presso 32 procure della Repubblica Italiana per sollecitare indagini da parte dei Nas da effettuarsi presso i Centri Ottici per il reato di abuso della professione di medico oculista. Ad oggi, sono stati individuati dalla magistratura elementi tali da comportare l’esercizio dell’azione penale nei confronti di tre ottici.
 
“Al riguardo - ha sottolineato Piovella -  risulta preoccupante non solo la scarsa sensibilità e conoscenza della problematica in atto da parte del ministero della Salute, ma anche un scarsa sensibilità a voler regolamentare alcuni aspetti connessi a tali (illecite) attività: quali, ad esempio, quelli relativi all’uso degli strumenti ad alta tecnologia di esclusivo uso medico . Di recente, infatti - ha continuato il presidente Soi -  ad un magistrato della Procura di Roma, che ha formalmente coinvolto il ministero della Salute per stabilire quali strumentazioni fossero di utilizzo medico e quali no, sarebbe stata formalizzata la sconcertante risposta secondo cui sono le Aziende Produttrici che stabiliscono, di volta in volta, se lo strumento deve essere riservato ad uso esclusivo da parte del medico o se è accessibile da parte di tutti".
 
Una risposta che per Piovella “contrasta non solo con la legge e con il principio che la responsabilità di garantire la sicurezza dei pazienti sia propria del ministero della Salute. Soi ritiene che queste debolezze nell’applicare normative certe e ben documentate, giustificando il tutto con la carenza di risorse economiche (e quindi avallando anche in Italia , regole normalmente applicabili solo nei Paesi in via di sviluppo) producano solamente un abbassamento dei livelli di cura e penalizzino i diritti dei Pazienti”.
 
Il presidente Soi per chiarire ulteriormente la situazione fa un paragone con i Pronti Soccorso italiani “dove - ha detto - sempre più spesso  la diagnosi più importante della nostra vita con la relativa attribuzione di un codice viene fatta da un infermiere invece che da un medico. Come già evidenziato, anche la magistratura conosce perfettamente il sistema sanitario e le regole che lo sostengono. Diagnosi e Cura sono prerogativa dei laureati in Medicina e Chirurgia. E fortunatamente lo sanno anche i pazienti. E Soi - ha concluso Piovella -  sosterrà sempre il diritto alle cure mediche da parte dei pazienti”.

07 settembre 2017
© Riproduzione riservata


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