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Coronavirus. In crisi anche la sanità religiosa: “Gestiamo molte realtà a rischio, soprattutto per anziani e disabili. I mezzi di protezione servono anche a noi”


La sanità privata religiosa denuncia: “Non riusciamo ad avere mascherine né altri supporti non solo perché non ce li mandano, ma addirittura perché è diventato per noi impossibile provvedere da soli a rifornirci dell’occorrente, perché, ci dicono, tutto viene acquisito dalla Protezione civile che poi ridistribuisce sul territorio”. Critica la situazione soprattutto da Roma in giù.

24 MAR - “#Insiemecelafaremo – Parole che riempiono schermi e anima. Ma insieme dobbiamo esserci veramente tutti. Altrimenti non ce la faremo”. Michele Bellomo, Presidente regionale di ARIS Lazio, si rivolge alla Protezione Civile, alla quale gira il grido d’allarme della sanità privata religiosa no profit che invoca la possibilità di attrezzare le strutture offerte al SSN per affrontare l’emergenza covid-19.
 
“Siamo convinti – dice ancora Bellomo - della scelta fatta da tutte le strutture del Lazio nel mettere a disposizione posti letto e strutture alberghiere per assistere gli affetti dal virus. Però dobbiamo avere la possibilità di avere i necessari dispositivi di sicurezza sia per i nostri ospiti malati, sia per il nostro personale sanitario che non lesina sforzi nel mettersi a disposizione.”
 
“Non riusciamo ad avere mascherine né altri supporti – lamenta Bellomo – non solo perché non ce li mandano, ma addirittura perché è diventato per noi  impossibile provvedere da soli a rifornirci dell’occorrente, perché, ci dicono, tutto viene acquisito dalla Protezione civile che poi ridistribuisce sul territorio. Però sino ad ora la sanità privata viene dimenticata. Capisco le urgenze primarie delle zone rosse, ma se dobbiamo prepararci ad arrestare l’avanzata del virus nel resto del Paese - una lotta alla quale diamo responsabilmente il nostro contributo -  dobbiamo essere messi in grado di farlo”. In sostanza Bellomo dice se non ci date i dispositivi di sicurezza almeno lasciateci quelli che ordiniamo”.

 
Giustamente si deve pensare prima alle criticità “ma se non si provvede in tempo ad evitare quello che ha portato a queste stesse criticità – dice il direttore generale dell’ARIS Mauro Mattiacci -  sarà difficile vincere in tempi brevi la guerra. E’ noto come l’infezione si sviluppi rapidamente in ambienti ospedalieri e come sia fondamentale tanto il distacco sociale quanto la protezione degli operatori sanitari e dei ricoverati. L’appello è che, se è vero che la sanità privata può e deve dare il suo contributo, cosa che si sta facendo in tutta Italia, è necessario metterci in condizioni di poterlo fare, evitando che il virus si diffonda nelle nostre strutture perché impossibilitati a difenderci dal contagio attraverso i pazienti accolti”.
 
Ed è un problema serio, che va dalla Lombardia alla Sicilia. E’ di questa mattina infatti il grido d’allarme che giunge da Troina, un borgo situato nel cuore della Sicilia, in una zona montuosa ad una sessantina di chilometri da Enna,  dove nell’IRCCS Oasi  Maria Santissima tutti i disabili ospitati e gli operatori sanitari che li assistono sono messi in quarantena dopo che 5 pazienti e diversi Operatori sono risultati positivi. 
 
“Rinchiusi e senza alcuna possibilità di acquisire mezzi di protezione -  dice  Don Silvio, Presidente dell’Istituto -  rischiamo di diventare noi stessi un focolaio del virus. Abbiamo chiuso tutte le attività ambulatoriali, addirittura le porte d’ingresso dell’Istituto e siamo in grave condizione economica. Se non ci arriva un sostegno sarà difficile sopravvivere”. 
 
La regione Sicilia ha nominato, proprio in queste ultime ore, un commissario per l’Ircss Oasi Maria Santissima. Si tratta di Giuseppe Murolo, responsabile del servizio di «Qualità, governo clinico e Centro regionale per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente», che fa capo al dipartimento per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’assessorato alla Salute. Il neo-commissario ha già incontrato i vertici della struttura per definire un piano straordinario di prevenzione e contenimento del contagio. “Speriamo che la Protezione Civile – conclude Bellomo – prenda atto della serietà di questo problema”.

24 marzo 2020
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