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Un vademecum per il Medico competente

di Domenico Della Porta

Il Vademecum, elaborato dall'Associazione Nazionale Medici d’Azienda, si pone l’ambizioso obiettivo di fornire al MC linee di indirizzo metodologiche, accompagnate da qualche riferimento bibliografico e qualche strumento operativo per poter svolgere in modo professionalmente corretto e al meglio delle attuali conoscenze scientifiche e tecniche il proprio ruolo ed i propri compiti in questa fase eccezionale della vita sociale e lavorativa. IL DOCUMENTO

30 APR - Un vademecum di 44 pagine con chiare indicazioni delle cose da fare per accompagnare i lavoratori a prendersi cura della propria salute, in sicurezza. Questo l’obiettivo cui ha mirato l’ANMA, Associazione Nazionale Medici d’Azienda, con circa 1000 Medici competenti iscritti, operanti non solo nelle grandi realtà Industriali del Paese ma anche nelle piccole e medie imprese.
 
Messo in rete quasi in coincidenza della Circolare del Ministero della Salute del 29 aprile sulle indicazioni operative per il Medico Competente nella Fase 2, il Manuale ANMA può essere utile non solo dagli addetti ai lavori, ma anche a chi è interessato alle questioni inerenti la salute e sicurezza sul lavoro.
 
Giudicando chiaro ed esaustivo il documento prodotto in queste ore dal Ministero della Salute, il Presidente ANMA Umberto Candura ha sottolineato come queste note procedurali sono in primis uno strumento di lavoro del MC, una sorta di stetofonedoscopio per ascoltare il SARS-Cov-2 e poter prendere decisioni e/o fornire indicazioni che abbiano un fondamento razionale e scientifico, in modo semplice, pratico e operativo tipico dello stile ANMA, cercando di rispondere alla forte esigenza di chiare indicazioni operativamente praticabili, più volte espressa dagli Associati e da molti Colleghi, ormai sempre più insofferenti al diluvio di norme, documenti tecnici, Linee Guida o di indirizzo di Enti, Associazioni Scientifiche, Istituzioni, compresi Organi di Vigilanza e Autorità Istituzionali, in una cacofonia assordante e spesso contradditoria che non risulta certo di aiuto a chi deve quotidianamente operare sul campo.
 
La multifattorialità delle condizioni che concorrono e possono interagire su ogni persona che deve recarsi al lavoro dev’essere analizzata per definire il “profilo di rischio COVID-19 del lavoratore”, ha precisato Candura e tali condizioni sono sintetizzabili in quattro ambiti: a. lo stato di salute, comprendendo la c.d. “condizione di fragilità”; b. la situazione sierologica, ossia lo stato di immunità nei confronti del virus SARS-CoV-2; c. le occasioni di contagio nel tragitto casa-lavoro e viceversa; d. le occasioni di contagio nell’ambiente di lavoro.
 
Il Vademecum si pone l’ambizioso obiettivo di fornire al MC linee di indirizzo metodologiche, accompagnate da qualche riferimento bibliografico e qualche strumento operativo per poter svolgere in modo professionalmente corretto e al meglio delle attuali conoscenze scientifiche e tecniche il proprio ruolo ed i propri compiti in questa fase eccezionale della vita sociale e lavorativa.
 
Il contributo insostituibile del MC è quello di fornire una valutazione razionale in merito a se e quando un lavoratore, che ha un proprio profilo di rischio legato alle sue caratteristiche individuali, può riprendere il lavoro in ragionevole sicurezza nella specifica propria situazione lavorativa che, a sua volta, ha un proprio profilo di rischio.
 
La domanda per il MC è quindi: il profilo di rischio del lavoratore è compatibile con il profilo di rischio del suo lavoro? Il Vademecum, come tutti i documenti associativi, si colloca ovviamente nell’ambito della liceità ma individua anche alcune criticità della normativa attuale e propone come affrontarle nel tentativo, arduo ma indispensabile, ha aggiunto il presidente ANMA, di superare la attuale confusione nella quale ciascun livello istituzionale emette proprie “grida”, spesso poco chiare e tra loro contraddittorie, nella speranza - ci auguriamo non vana - che si definiscano indirizzi normativi nazionali chiari e precisi pur con la necessità di spazi per l’applicazione a situazioni locali particolari e specifiche, come più volte richiesto dalla stessa ANMA alle pubbliche autorità.
 
È a tutti evidente come la situazione dell’epidemia sia in continua e rapida evoluzione e quindi un Vademecum non può che essere in progress: consolida quanto ad oggi noto ma si aggiorna in continuo seguendo l’evoluzione della situazione epidemica e delle conseguenti misure adottate dalle Pubbliche Autorità. Per questo ANMA è aperta al contributo di tutti i Soci e di chiunque ritenga di avere qualcosa di utile da offrire ai Colleghi, è infatti lecito pensare che il continuo e costante feedback di esperienze sia lo strumento per mitigare e debellare gli effetti del contagio da SARS-CoV-2.
 
La cosiddetta “FASE 2 di rientro al lavoro” nell’epidemia da COVID-19 determina l’esigenza di espandere le attuali misure di protezione dal contagio da SARS-CoV-2 della popolazione in generale alle fasi lavorative, alla persona al lavoro, per minimizzare le probabilità di trasmissione del contagio sia per il singolo lavoratore che per la comunità lavorativa che per la comunità in generale.
 
Ecco perché, ha precisato Candura, abbiamo accolto positivamente la chiarezza che ha fatto la Circolare Ministeriale sulla effettuazione delle “diverse” visite mediche previste dalle vigente normativa in materia e il richiamo al lavoratore alla consapevolezza, citando specificamente l’art.20 del D.Lgs,81/08, di salvaguardarsi la propria salute, “pretendendo” una compiuta applicazione delle leggi di tute.
 
È stato affermato, e di questo ne siamo orgogliosi, ha detto. che il Medico Competente (MC) è chiamato ad inserirsi attivamente in questo processo, collaborando nella definizione di ogni elemento di carattere procedurale, organizzativo e tecnologico che ogni Impresa intende progettare - in funzione delle proprie caratteristiche - e successivamente attuare, in ottemperanza al Protocolo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo 2020 da CGIL, CISL, UIL ed Associazioni datoriali su invito del Presidente del Consiglio dei Ministri ed integrato il 24 aprile 2020.
 
L’apporto del MC nell’ambito del previsto “Comitato aziendale per l’applicazione e la verifica delle regole del Protocollo condiviso” è rivolto alla verifica delle modalità generali di attuazione delle misure di protezione dal contagio, ma il suo ruolo è molto più ampio dovendo procedere alla identificazione del profilo di rischio della persona al lavoro in funzione del rischio di contagio.
 
Domenico Della Porta

Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali Università di Salerno
 

30 aprile 2020
© Riproduzione riservata


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