Pollifrone (Cao Roma): “Ricorso a Presidente della Repubblica contro decreto riordino chirurgia ambulatoriale Regione Lazio”

Pollifrone (Cao Roma): “Ricorso a Presidente della Repubblica contro decreto riordino chirurgia ambulatoriale Regione Lazio”

Pollifrone (Cao Roma): “Ricorso a Presidente della Repubblica contro decreto riordino chirurgia ambulatoriale Regione Lazio”
La norma ha ridefinito e riorganizzato quei trattamenti chirurgici che non necessitano di ricovero, sono eseguiti senza anestesia generale e prevedono un tempo di osservazione post intervento al massimo di due ore. “Il problema consiste nella scelta delle prestazioni considerate a minore/maggiore complessità. La Regione non può legiferare su temi così importanti senza un preventivo confronto con gli Ordini e le associazioni di categoria”

“L'Ordine provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri è deciso a portare avanti, insieme a numerosissimi presidi sanitari territoriali, il ricorso per abolire il DCA 540/2017 sulle nuove disposizioni in materia di chirurgia ambulatoriale, entrato in vigore nella Regione Lazio lo scorso 27 dicembre”.

È quanto ha affermato Brunello Pollifrone, presidente della Commissione Albo Odontoiatri (CAO) di Roma, che insieme ai consiglieri dell'Ordine Roberto Bonfili e Foad Aodi, al componente del Collegio dei revisori dei conti Emanuele Bartoletti, e al consulente Andrea Tuzio, sta seguendo la vicenda su incarico del presidente Omceo Roma Antonio Magi.

“La norma sul riordino della chirurgia ambulatoriale è entrata in vigore il 27 dicembre 2017 e da decreto sono previsti 60 giorni per fare ricorso al Tar. Essendo, purtroppo, i termini scaduti, ricorreremo direttamente al presidente della Repubblica. Il decreto del Commissario ad Acta della Regione Lazio ha ridefinito e riorganizzato quei trattamenti chirurgici che non necessitano di ricovero ed eseguiti senza anestesia generale, ovvero che prevedano un tempo di osservazione post intervento al massimo di due ore. Tale disposizione prevede tre nuove tipologie di presidi chirurgici, con specifici requisiti di autorizzazione e di accreditamento, due dei quali, quelli a maggiore complessità, all'interno di strutture ospedaliere, mentre il terzo, denominato Presidio Chirurgico Territoriale, al di fuori delle strutture ospedaliere, utilizzato per prestazioni a minore complessità”, ha illustrato Pollifrone.

“Il problema – ha aggiunto il presidente Ciao – consiste nella scelta delle prestazioni considerate a minore/maggiore complessità, ovvero che possano causare possibili complicanze cliniche al paziente. I tempi tra l'altro sono molto stretti: le strutture, sia pubbliche che private, dovranno adeguarsi entro il 30 giugno di quest'anno. Questo comporta che tutti i presidi territoriali dovranno adeguarsi a livello tecnologico-organizzativo ma, soprattutto, rispetto al tipo di prestazione da eseguire. Ad esempio, secondo questa direttiva, anche una gastroscopia o una colonscopia dovranno, al contrario di quanto avvenuto sino ad oggi, essere eseguite in un presidio ospedaliero o casa di cura, con tutti i disagi che ne conseguiranno in termini di tempi di attesa e di diritto alla prevenzione precoce per i pazienti. La Regione non può, a nostro avviso, legiferare su temi così importanti, che riguardano la salute di milioni di cittadini, senza un preventivo confronto con gli Ordini provinciali e le più importanti associazioni di categoria”, ha concluso Pollifrone.

29 Marzo 2018

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