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Alzheimer. Comunità di S. Egidio lancia allarme a Roma: “Tagliati fondi comunali. 100 anziani senza assistenza nei centri diurni”

“Su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. Con la nuova organizzazione tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni. Con quali alternative?”. Così la Comunità romana che parla di “una riduzione delle prestazioni da parte dell’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale del Comune di Roma”.

27 FEB - La Comunità di Sant’Egidio rileva, “con preoccupazione e allarme”, una riduzione, da parte dell’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale del Comune di Roma, delle prestazioni, “già del tutto insufficienti”, rivolte ai pazienti con Alzheimer. “Tutti gli studi scientifici rilevano una costante crescita del numero delle persone affette da Alzheimer, patologia che è stata definita in un rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Alzheimer’s Disease International (ADI) «una priorità mondiale di salute pubblica». In Italia si contano circa seicentomila persone affette da questa malattia, il 4% degli over 65. Secondo il Rapporto sullo Stato di Salute della popolazione della Regione Lazio si stima che i casi di Alzheimer e di altre forme di demenza siano intorno ai 35.000, a Roma circa 14.600 (secondo uno studio  di The European House-Ambrosetti e Msd, pubblicato il  18/07/2017)”.

Eppure, secondo i dati diffusi dalla Comunità, “su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. Con la nuova  organizzazione tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni. Con quali alternative?”.

Di centrale importanza la questione della nuova organizzazione del 2018 “che ha introdotto la possibilità per alcuni anziani, dimessi dai Centri Diurni perché  considerati  troppo gravi, di usufruire dell’assistenza domiciliare, erogata però solo per due mesi, quando ovviamente si tratta di persone che continueranno anche dopo ad avere bisogno di cure. Va inoltre sottolineato che si possono contare sulla punta delle dita i pochissimi fortunati che sono riusciti ad accedere ai fondi previsti per la disabilità gravissima. Proprio nel momento di maggiore necessità e fragilità, i malati rimangono quindi, in grandissima maggioranza, assistiti solo dai familiari, talvolta unicamente dal coniuge, spesso anziano. Chi ha risorse economiche, ricorre all’aiuto di un assistente familiare, per gli altri l’unica soluzione resta l’istituzionalizzazione con tutte le conseguenze negative che questa comporta per il malato e la sua famiglia e con i costi che impone, sempre più insostenibili, per i conti pubblici”.

Per la Comunità di Sant’Egidio “di fronte al grande allarme espresso dalla comunità scientifica sulla diffusione di questa malattia le scelte compiute non possono certo rappresentare una risposta assistenziale appropriata. Sarebbe invece opportuno chiedersi quali risorse economiche, interventi, professionalità, idee mettere in campo per sostenere con urgenza i cittadini affetti da Alzheimer e le loro famiglie nel percorso difficile di una malattia che li mette a dura prova. Un compito che dovrebbe riguardare in primo luogo chi, per dovere istituzionale, è preposto a programmare interventi sociali appropriati”.

27 febbraio 2019
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