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Toscana. Ecco perché firmare per un referendum contro la riforma sanitaria

14 OTT - Gentile Direttore,
in un’intervista rilasciata a La Repubblica (3 ottobre 2015) l’assessore alla sanità della Regione Toscana Stefania Saccardi, a proposito del coinvolgimento del privato nella sanità pubblica, ha affermato: “Già oggi tanti si rivolgono a Misericordie e Pubbliche Assistenze per visite e esami visto che il pubblico espelle dal suo circuito un numero enorme di persone non garantendo la tempestività delle prestazioni”. Di fonte alla dichiarata espulsione di un numero enorme di persone dal servizio pubblico uno si sarebbe atteso da Stefania Saccardi una nota di rammarico, di scuse, di autocritica, essendo essa pagata con le tasse dei cittadini per far funzionare i servizi e non per testimoniarne l’inaccessibilità.  Invece di rammarico, scuse o autocritica, nelle dichiarazioni dell’assessore si legge una sottintesa nota di compiacimento. E il motivo è presto spiegato.

La promozione del privato (sociale o a-sociale che sia) a spese del settore pubblico è negli obiettivi dichiarati di Matteo Renzi e di Enrico Rossi. “Il terzo settore deve diventare il primo settore”, affermava Renzi al tempo delle “primarie” (lo stesso slogan veniva rilanciato nell’ultima Leopolda). “Vanno create assicurazioni mutualistiche per diagnostica e specialistica, ormai la rete del privato sociale offre prestazioni a prezzi concorrenziali con il servizio sanitario nazionale per chi non è esentato dal ticket”, dichiarava Rossi in un’intervista a La Repubblica nel novembre 2012.


Il de-finanziamento del servizio sanitario nazionale (fatto a livello nazionale) e la concentrazione del potere, anche finanziario, nelle mani di pochissimi (fatto a livello regionale con la legge 28/2015) servono a realizzare questo disegno.     
Contro questo disegno ci si può opporre democraticamente con un referendum.
E si deve andare a firmare per renderlo possibile, perché:

- ci stanno portando via il nostro servizio sanitario nazionale, una delle più grandi conquiste sociali della repubblica, attraverso il sistematico taglio del finanziamento pubblico (dal 2011), da cui sono derivati pesanti tagli al personale e ai servizi;

- a causa delle sempre più lunghe lista di attesa e dei sempre più esosi ticket una massa crescente di cittadini non riesce più ad accedere ai servizi pubblici: una parte di essi è costretta a rivolgersi ai servizi privati (a pagamento), ma una parte rinuncia curarsi;

- vogliono convincerci a comprare un’assicurazione sanitaria integrativa per ottenere i servizi di cui abbiamo diritto, avendoli già pagati con le tasse;   

- la riforma della sanità toscana (L. 28/2015), approvata nel marzo scorso, è una legge truffaldina: ci è stato detto che l’unificazione delle asl (da 12 a 3) avrebbe consentito grandi risparmi - riducendo la burocrazia e la dirigenza - al punto che gli utenti non avrebbero risentito dei tagli al finanziamento. Si vede il contrario: la concentrazione delle asl non ha prodotto e non produrrà alcun risparmio, ha invece prodotto la concentrazione del potere nelle mani di pochi, allontanando i livelli decisionali sulla salute dai sindaci (che guardano ammutoliti – perché gli mancano le parole o il coraggio) e dai cittadini. Ha prodotto, lo constatano tutti giorni gli utenti, una netta riduzione dei servizi in ogni parte della Toscana;

- con il referendum i cittadini toscani potranno finalmente dire la loro su una questione fondamentale come quella della loro salute e potranno, se vorranno, cancellare questa cattiva legge.         

Gavino Maciocco
Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università di Firenze


14 ottobre 2015
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