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Medicina difensiva. Ridurre il contenzioso o gli errori medici?

30 GEN - Gentile Direttore,
ho letto con interesse l’intervista all’ onorevole Gelli e all rappresentante di Cittadinanzattiva Aceti. Ho letto le dichiarazioni del Dott Piazza sui bisturi spuntati (anche se in realtà credo che lui avesse in mente I robot DaVinci) e ho visto il servizio sulle Iene con l’intervista al sorprendente direttore del collegio dei chirurghi Forestieri. Faccio il chirurgo (chirurgia epatobiliopancreatica) negli Stati Uniti, il paese più litigioso al mondo in campo sanitario.
 
Ho già espresso le mie perplessità in un intervento precedente su Quotidiano Sanità. La cosa sorprendente è che il legislatore per legge vuole rendere più “sereno” il lavoro del medico. Ma non si affronta invece il problema più importante che non è ridurre le cause civili e penali, ma ridurre (perche eliminare è impossibile) il numero delle complicazioni e decessi in seguito a prestazioni terapeutiche. La maggior parte dei disastri di cui si parla spesso sono dovuti a procedure invasive effettuate male, in ritardo o non effettuate affatto quando invece dovevano essere eseguite. Qual è la ragione di tutto ciò. Scarsa organizzazione e training scadente. I soldi in Italia ci sono ma vengono spesi male.

 
Andiamo per punti. Come già scritto in precedenza il training dei chirurghi in Italia è pessimo. Forestieri e Piazza in quanto leader ed “anziani” sono tra i esponsabili di tutto questo. Sta a loro insegnare in maniera costruttiva ai giovani laureati come operare. Qui non conta se si è ospedalieri o universitari.
Il numero degli interventi eseguiti in prima persona in Italia durante la specialità è semplicimente ridicolo come è ridicola la tipologia di interventi affidata allo specializzando. Nel mio breve periodo in Italia destavo scandalo quando facevo operare in prima persona lo specializzando, stando io dall’altra parte del tavolo anche in interventi complessi. Questa pratica che è routine negli USA è rarissima in Italia.

Ora se il giovane chirurgo esce impreparato perchè dovrebbe eseguire interventi rischiosi, soprattutto se pagato pochissimo? In molte occasioni nella vita si valutano i rischi e i benefici delle proprie azioni e qui vengono in ballo i sindacati. Io facevo trapianti di fegato (un intervento che definirei abbastanza complesso) a 20 euro lordi l’ora. Nello stesso ospedale un collega eseguiva nella sala accanto una colecisti in libera professione a 3.000 o più (tremila euro). 5 ore=100 euro. Mezz’ora 3.000. Questo scempio è concesso nel nostro paese. Ma i sindacati non hanno nulla da ridire su un sistema così marcio. Per loro lo stipendio va aumentato in base all’anzianità e non alle effective capacità individuale. Il concetto di stipendio uguale per tutti andrebbe cancellato completamente.

Andando ai processi organizzativi. Gli interventi complessi e non frequenti dovrebbero essere eseguiti in centri ad alto volume o in centri a basso volume che possano dimostrare di avere gli stessi risultati di quelli ad alto volume. Senza una dimostrazione dei propri risultati è assolutamente non etico sottoporre i propri malati a rischi aggiuntivi senza benefici. In Italia ai malati spesso vengono citati i risultati dei grandi centri non la propria esperienza diretta. Un chirurgo spesso con preparazione marginale si avventura in interventi complessi solo per dire che effettua certe prestazioni. Questo dovrebbe essere impedito.
 
Questi sono alcuni degli aspetti fondamentali che andrebbero affrontati invece di concentrarsi su come evitare denunce, etc. Ho scritto questi concetti all’Onorevole Gelli senza però avere risposta.
 
Infine spiego come pratico la mia medicina difensiva. Tutto parte da un training adeguato ricevuto negli USA (oltre 2.000 intereventi in prima persona compresi i più complessi). Rispettare ed essere umile e disponibile con i miei pazienti e i loro cari e trattarli come fossero miei familiari (questo prima e non dopo l’insorgere di complicazioni, che capitano anche a me). Per fare ciò 48 ore a settimana non bastano.
 
Gregorio Maldini
Chirurgo
Honolulu (Usa)

30 gennaio 2016
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