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I medici e la riforma Fornero

27 APR - Gentile Direttore,
siamo investiti ogni giorno da dichiarazioni di tecnici e politici, peggio di tecnici che invece di fare interventi tecnici fanno interventi politici. Sentiamo posizioni prese da alcuni sindacati, sentiamo il grido di allarme che viene da questa o quella categoria in improbabili talk show televisivi (luoghi che hanno sostituito e quindi di fatto annullato altri luoghi di confronto).
 
Nulla, quasi nulla, sulla questione dei medici, anzi peggio: la continua associazione dei medici al “pubblico impiego”. Ora, con tutto il rispetto per tutte le professioni, ritengo che sia legittimo operare dei distinguo tra i lavoro di un medico e quello di un insegnate o di un amministrativo.
 
Dirò di più, distinzioni devo essere fatte anche tra chi esercita il nobile mestiere di medico di base o di specialista ambulatoriale ed tra chi invece lavora nei servizi di urgenza ed emergenza o che fa le notti, oggi diventate sempre più impegnative ed usuranti, come risulta peraltro da una recente indagine eseguita da ANAAO.
 
Il problema nasce dal fatto che nei nostri ospedali, si stanno vedendo gli effetti della riforma Fornero. Chiedere a chi ha raggiunto i 67 anni gli stessi volumi prestazionali di chi ne ha 30 è un controsenso è irrealistico, impossibile ed invece è quanto sta avvenendo. La prossima uscita è prevista a 68 anni ovvero a 2 anni da 70.

 
Come pensate che un settuagenario possa stare la tavolo operatorio per 8 ore? Come pensate che possa reggere una notte in terapia intensiva o in pronto soccorso. Come pensate possa gestire una notte inter divisionale volando da un padiglione all'altro dell'ospedale conservando intatte le proprie capacità per poter affrontare le richieste di salute, le complicanze dei pazienti che si aggravano la notte?
Mai si è vissuta questa situazione prima.
 
I pochi colleghi che decidevano di rimare oltre il 62 anni (quando si andava in pensione prima della riforma Fornero) erano pochissimi e si evitava di far fare loro i lavori più faticanti e comunque il rimanere in servizio era una loro scelta. Oggi invece rimanere e continuare a lavorare mantenendo gli stessi ritmi le stesse responsabilità è un obbligo. Se poi si analizzano le classi di età presenti nei nostri ospedali si evidenzia che il maggior numero di ingressi in ospedale sono avvenuti proprio 60 anni fa. Le classi di età presenti negli ospedali non sono omogenee. Il blocco del turn over che dura, specie nelle regioni in piano di rientro, da oltre 10 anni ha fatto si che il mancato ingresso di classi più giovani e il mancato pensionamento ha invecchiato di molto la popolazione dei medici. Quindi, in mancanza di forze giovani e di ricambio generazionale,  anche chi è rimasto intrappolato dalla riforma deve fare tutto, notte, guardie e turni pesanti.
 
Solo che non ce la fa. La scorsa settimana in un direttivo regionale del mio sindacato ho sentito venire da tre segretari aziendali di diverse ASL una sola richiesta: permettere a chi ha raggiunto certi limiti di età di uscire dalla guardie notturne diventate per tanti un peso eccessivo.
Vedete, ogni tanto noi medici ci vergogniamo di avanzare proposte visto che siamo ritenuti o ci riteniamo noi stessi, più fortunati di altri lavoratori in tempi di crisi.
 
Per altri lavoratori che assolvono compiti forse anche più faticanti ma sicuramente molto meno pericolosi per la vita dei cittadini si sta facendo qualche cosa.  Viceversa “i medici ospedalieri non saranno toccati dal decreto governativo appena firmato dal ministro del lavoro Giuliano Poletti”, che offre la chance del part-time a pari contribuzione ai lavoratori del privato, proprio perché non sono dipendenti privati. Perché?
 
Invito l’intersindacale medica a voler affrontare anche questo problema che seppure non riguarda l’intera categoria riguarda sicuramente tutte le discipline chirurgiche, i medici di urgenza e emergenza, tutti i medici costretti a più di tre notti al mese che hanno superato o sono in procinto di superare i 60 anni anagrafici.
 
· Si preveda che nella normativa europea dei riposi compensativi sia inserito anche il limite dei 60 anni per le notti e più in generale per il lavoro usurante in medicina e si inserisca nel prossimo contratto di lavoro.
· Si classifichi anche in medicina quelli che sono le funzioni di “maggiore impegno fisico”, sconsigliabili a chi abbia raggiunto certi limiti di età o chi sia affetto da patologie, alcune conseguenti l’età, che possono limitare le prestazioni o i volumi prestazionali evitando a tanti colleghi l’umiliazione del ricorso ai medici competenti.
· Si costringa le ASL ad assumere personale giovane li dove l’età media di quello specifico reparto superi un valore stabilito.
· Si avvii la “staffetta generazionale”: si completi la formazione dei medici specializzandi negli ospedali e si dia corpo ad una formazione specialistica ospedaliera, visto che, se è vero che quel medico ultra sessante non sarà più tanto in forma dal punto di vista fisico, potrà viceversa essere un magnifico tutor per chi entra ed ha tanta forza ed energia ma poca esperienza. Non si “bloccano le assunzioni”, si affianca chi già è in servizio.
· Si preveda una osmosi con la specialistica ambulatoriale permettendo a chi ne faccia richiesta di poter concludere la propria carriera negli ambulatori diventando al contempo un momento di vera osmosi ospedale/territorio.
 
Ma soprattutto si entri nel dibattito in corso, richiedendo anche per i medici quanto si sta prevedendo per altre categorie: poter uscire dal lavoro prima in quanto si sono esercitate attività che possiamo non definire usuranti da di maggiore complessità, prevedere un prepensionamento volontario superati i 62 anni di età con modiche penalizzazioni previdenziali, il part time con possibilità contestuale di assunzione di medici più giovani.
 
Ministro Lorenzin, batti un colpo, difendici. E’ il ministro della Sanità, in ultima analisi, il nostro ministro, che deve concordare con Poletti, Padoan, Boeri e con il Governo norme che salvaguardino anche noi medici ed in ultima analisi anche i pazienti.
 
Si chieda una apertura politica (atto di indirizzo) e quindi un tavolo negoziale all’Aran dove poter definire quelli che possono definirsi “lavori di maggiore impegno”. Si chieda anche in sede comunitaria l’integrazione normativa CEE sui “riposi compensativi” inserendo norme a salvaguardia di chi abbia raggiunto certi limiti di età. La ratio è la stessa: se un medico non deve lavorare dopo la notte ma deve obbligatoriamente riposare, così, almeno per alcune categoria, tra cui i medici, si deve poter sostenere che sopra i 60 anni, per gli stessi motivi, non deve essere costretto a fare più di un certo numero di notti od attività di maggiore impatto fisico.
 
Francesco Medici
Consigliere Nazionale Anaao Assomed

27 aprile 2016
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