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Coronavirus. Troppi tecnici e amministrativi senza Dpi

01 APR - Gentile Direttore,
tutte le funzioni e le competenze sono indispensabili per combattere questa battaglia. Quanto ciò sia vero ce l’abbiamo davanti agli occhi se guardiamo all’ospedale di 250 posti letto di terapia intensiva alla fiera di Milano, costruito in 15 giorni e di prossima apertura, nel quale manager, ingegneri tecnici, gestionali, clinici, architetti, operai, ecc. hanno messo a disposizione le loro competenze e abilità per consentire a medici e infermieri di operare in un ambiente che potrà diventare decisivo nella lotta al virus in una delle aree più colpite del Paese. Tanti altri esempi di collaborazione si registrano in questi giorni negli ospedali, dove direzioni amministrative, provveditori, capi del personale, responsabili degli uffici tecnici, lavorano senza sosta e senza risparmio per reperire, con enormi difficoltà, dispositivi, personale, spazi indispensabili per il lavoro dei sanitari.

Eppure quella dei dirigenti tecnici ed amministrativi – e dei loro collaboratori - è non solo una categoria mai citata nelle cronache ma fortemente ignorata anche dalla legislazione di questi giorni.

Si sono infatti riconosciuti finanziamenti solo per gli operatori sanitari, “dimenticando” il personale tecnico e amministrativo pur allo stesso modo in prima linea nella battaglia contro il virus.

Ma ciò che è anche peggio è che nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuale il personale tecnico e amministrativo – in quanto non sanitario - venga troppo spesso ignorato pur quotidianamente presente negli ambienti in cui si combatte la pandemia o che opera sul territorio con i medesimi rischi; per non parlare dello smart working, inspiegabilmente negato o reso oltremodo complicato da una visione burocratica che non ha colto la sua funzione di presidio sanitario nella lotta alla diffusione del virus.

Anche nelle esigue fila del personale tecnico ed amministrativo ci sono ammalati e ci sono stati già morti. Ma nessuno ne parla ed allora lo fa Fedir, che questo personale lo rappresenta a tutti i livelli.

Così nella valanga di apprezzamenti per il lavoro svolto dagli operatori sanitari (e chi potrebbe non riconoscerlo?), non una parola è spesa per dire grazie anche alle migliaia di lavoratori degli uffici, dirigenti e non, che creano le condizioni (acquistando beni sanitari, assumendo medici ed infermieri, ristrutturando gli ospedali e riconvertendo i reparti) perché gli ammalati possano essere curati.
Vorremmo che, durante e dopo l’emergenza, assieme a molti atteggiamenti positivi a cui le circostanze ci inducono, si imparasse a considerare anche il lavoro di chi non appare sulla scena ma consente agli altri di essere attori protagonisti.
 
Elisa Petrone
Il Segretario Generale Fedirets


01 aprile 2020
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