Per un malato cronico il lockdown è ancora più duro da sopportare

Per un malato cronico il lockdown è ancora più duro da sopportare

Per un malato cronico il lockdown è ancora più duro da sopportare

Gentile Direttore,
il 2020 si delinea come un periodo storico estremamente complesso, da un punto di vista sanitario ma anche psicologico e sociale. La pandemia di Covid-19 altera le sicurezze, attiva emozioni di paura e induce vissuti di solitudine ed isolamento. Le misure restrittive pongono limitazioni alla propria libertà. La modifica delle abitudini rende necessario un processo di riadattamento e riorganizzazione, non sempre facile da attivare.
 
Le persone che convivono con una patologia cronica si collocano tra le categorie sociali più a rischio, non solo per le possibili conseguenze legate alla contrazione del virus, ma anche per l’impatto che i cambiamenti richiesti possono avere sulle capacità di autogestione che ogni patologia cronica richiede. L’importante alterazione della routine quotidiana e i vissuti emotivi associati possono modificare i comportamenti alla base di una buona autogestione, innescare i fattori di rischio e compromettere stili di vita sani. Le condotte alimentari, così come altri comportamenti (es. fumo), possono divenire, con il prolungarsi della permanenza in casa, regolatori di quelle emozioni più difficili da sostenere, e/o interferire con la continuità dell’esercizio fisico.
 
La letteratura scientifica evidenzia come nella gestione delle cronicità il supporto sociale percepito rappresenti un fattore protettivo rilevante. In questo periodo di distanziamento forzato le reti di supporto sociale, sia formale che informale, mutano, si indeboliscono, si disperdono. Ci si può trovare lontani da familiari o amici che svolgono una funzione di caregiving, o al contrario, in caso di coabitazione forzata, l’eventuale aumento della conflittualità potrebbe portare ad una compromissione delle relazioni familiari.
 
Nelle attuali condizioni di vita anche la relazione con i curanti può subire dei cambiamenti, sia nella frequenza che nelle modalità. Coloro che hanno una patologia cronica, abituati ad avere contatti prolungati e spesso ravvicinati nel tempo con le équipe sanitarie, possono ritrovarsi ora ad avere contatti meno frequenti o a distanza, mediati da strumenti tecnologici. Tutto ciò può comportare un aumento della percezione del rischio e maggiori difficoltà nell’adherence terapeutica.
 
Infine, un altro aspetto da non sottovalutare è che la stessa condizione di cronicità, spesso in associazione con gli effetti secondari delle terapie (es. immunodeficienza da farmaci), può costituire un fattore di rischio per la possibilità di contagio, le complicanze del Covid-19 e l’esito infausto dello stesso.
 
Ciò espone il paziente cronico a più frequenti vissuti di ansia, nonché a un maggiore stress nell’adozione delle pratiche di prevenzione del contagio.
In questo scenario la Psicologia è in grado di fornire un contributo sostanziale, attraverso interventi mirati che tengano conto dei contesti nei quali lo psicologo opera e delle domande dei diversi interlocutori che si confrontano con la patologia cronica (pazienti, familiari, operatori sanitari).
 
L’Osservatorio Psicologia in Cronicità, in quanto polo di ricerca scientifica, divulgazione e valorizzazione dei professionisti che collaborano in questo settore, propone alcune linee d’azione per l’intervento psicologico in cronicità:
• fornire sostegno psicologico a distanza, con l’obiettivo di favorire una migliore regolazione delle emozioni e prevenire le complicanze della malattia;
• contenere i vissuti di ansia e paura sollecitati dagli eventi del momento;
• promuovere, anche attraverso dispositivi a distanza, condotte di autogestione che favoriscono il mantenimento di un corretto stile di vita;
• implementare reti di supporto sociale, attraverso la creazione di gruppi virtuali che fungano da spazio in cui condividere le proprie emozioni, sostenere il self-management e ridurre l’isolamento sociale indotto;
• sostenere la funzione del caregiver nella co-gestione della cronicità;
• fornire un supporto al nucleo familiare, in un’ottica sistemica;
• favorire lo scambio multiprofessionale tra operatori impegnati nell’area della cronicità al fine di garantire continuità al processo terapeutico-assistenziale.
 
La profonda incertezza sui tempi di uscita dall’emergenza sanitaria richiede che queste indicazioni vengano assunte dai professionisti della cronicità come linee di azione per il futuro. La rete di OPC sta elaborando nuove modalità di erogazione dell’intervento psicologico, sfruttando le opportunità offerte dalla rete e dai social – essenziali per il mantenimento di un rapporto proficuo con il paziente – e investendo sull’ implementazione delle reti multi professionali, essenziali per la costruzione di progetti di educazione terapeutica efficaci. Solo una strategia coordinata, infatti, può fornirci garanzie di successo.
 
E solo un’azione sinergica, basata sulla costante collaborazione tra professionisti, oltre che sull’interlocuzione con le società scientifiche e dei pazienti, potrà portarci al raggiungimento dell’obiettivo.

Osservatorio Psicologia in Cronicità – Ordine Psicologi Lazio
In collaborazione con: Diabete Italia Onlus, Federdiabete Lazio, ARTOI, Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva degli Ipovedenti (IAPB Italia), Con_tatto, FAND, LILT –Frosinone, A.P.E., A.N.I.P.I Lazio, SPICAP, Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, Philos, Progetto Eirenè.

10 Aprile 2020

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