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Per la riabilitazione siano coinvolte tutte le professioni

di Pietro Fiore

27 APR - Gentile Direttore,
come è ben noto, la malattia da Coronavirus 2019 è stata primariamente identificata come infezione respiratoria acuta grave caratterizzata principalmente da un quadro di polmonite interstiziale, provocata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Ora, sebbene l’interessamento polmonare sicuramente sia una delle principali manifestazioni di questa patologia, sono stati ampiamente descritti interessamenti a livello di molteplici distretti: apparato cardio-vascolare, sistema nervoso centrale e periferico e apparato muscoloscheletrico, apparato gastro-intestinale, rene, fegato.
 
I pazienti più gravi sono inoltre soggetti a periodi di immobilizzazione prolungati, con conseguente grave decondizionamento, associato alla disfunzione respiratoria ed eventualmente ad interessamento anche del sistema nervoso centrale e periferico per un verosimile neurotropismo del SARS-CoV-2, con conseguenti alterazioni della coscienza e delle funzioni neuropsicologiche e rilevanti conseguenze funzionali per queste persone. Questi quadri sono aggravati anche dalle condizioni premorbose del soggetto, che molto spesso presenta comorbilità già invalidanti.
 
Pertanto, oltre alla ben nota sindrome post-intensiva (PICS), conseguente alla permanenza prolungata in Unità di Cura Intensiva e caratterizzata da atrofia muscolare e neuro miopatia prolungate e di difficile recupero funzionale, si stanno evidenziando altre gravi condizioni cliniche disabilitanti e di pertinenza riabilitativa nelle persone “guarite” dal Covid19, che richiederanno periodi lunghi di riabilitazione non solo ospedaliera, ma anche ambulatoriale e domiciliare.
 
Da questi presupposti appare evidente come anche per queste persone sia necessario un percorso riabilitativo, multidisciplinare e interprofessionale, incentrato sulle caratteristiche individuali di ogni singolo utente e quindi anche, ma evidentemente non solo, sulla funzione respiratoria; deve quindi esserci una vera presa in carico riabilitativa globale che preveda strategie di intervento specifiche in considerazione della verosimile compromissione di diverse strutture fra cui l’apparato respiratorio, cardio circolatorio, muscoloscheletrico, il sistema nervoso e che tenga conto dell’individuo nel suo contesto bio-psico-sociale.
 
Ricordiamo anche come il Piano Nazionale di Indirizzo per la Riabilitazione si ispiri ad una visione complessiva e sistemica dei servizi riabilitativi nel loro insieme (ospedalieri e territoriali) e come in più punti rimarchi criteri di continuità, integrazione e collaborazione, a garanzia della qualità delle cure. Inoltre, dallo stesso Piano di Indirizzo traspare un’impostazione che sottolinea l’unitarietà del settore della Medicina Riabilitativa, contrapponendosi alla frammentazione delle attività riabilitative all’interno delle diverse discipline “organo-specifiche” ed allineandosi al consenso internazionale sul ruolo cruciale della riabilitazione, che l’OMS – nel programma “Rehabilitation 2030” – definisce come “priorità del 21° secolo” per i sistemi sanitari di tutto il mondo.
 
Tale visione, che rimanda al concetto di “Percorso Riabilitativo Unico”, è in totale accordo con gli indirizzi della SIMFER, Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, organo scientifico ufficiale dei medici fisiatri italiani. La riabilitazione non viene quindi assolutamente intesa come mera gestione di disfunzione organiche dei differenti apparati, ma per un appropriato ed efficace svolgimento di un percorso riabilitativo si prevede la presa in carico globale della “persona” da parte di un team multidisciplinare e interprofessionale coordinato dal Medico Specialista Fisiatra, sulla base di un preciso Progetto Riabilitativo Individuale.
 
Tuttavia, dispiace molto notare che, proprio in un periodo di grande impegno della comunità medico-scientifica per condividere e confrontarsi, c’è stato anche chi, chiedendo tavoli ristretti dedicati alla “riabilitazione respiratoria”, si erge in autonomia a punto di riferimento esclusivo senza un confronto aperto ed inclusivo, addirittura indicando come “inopportune se non pericolose” le proposte provenienti da altri ambienti scientifici o professionali.
 
Il ruolo della SIMFER nel “percorso riabilitativo unico” non può essere scotomizzato, perché iscritta nell’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico scientifiche delle professioni sanitarie ai sensi DM del 2/08/2017 e quindi ufficialmente accreditata ed autorizzata a collaborare alla produzione di Linee Guida, come da normativa vigente.
 
Infine, è prevedibile che nell’immediata fase post acuta delle persone Covid19 in via di guarigione e guarite sarà indispensabile quindi il potenziamento della rete riabilitativa, perché in futuro è lecito aspettarsi un incremento esponenziale delle necessità riabilitative, sia dei pazienti con esiti disabilitanti legati al Covid19, sia legati ad altre patologie che, allo stato attuale, non stanno ricevendo adeguate cure per la attuale situazione emergenziale e la conseguente ristrutturazione della rete sanitaria.
 
Sottolineiamo pertanto, come qualsiasi confronto a livello Ministeriale e scientifico sui temi della Riabilitazione, anche post COVID19, non possa non tenere conto dell’apporto tutti gli operatori professionali del mondo della Medicina Riabilitativa (quindi anche di Logopedisti, Terapisti Occupazionali, Psicologi ecc.) e tra questi non possa mancare quindi la voce importante ed autorevole della SIMFER, che per tanto ha già richiesto ufficialmente di partecipare a qualsiasi tavolo tecnico venga aperto sul tema riabilitazione e Covid19.

Prof. Pietro Fiore
Presidente della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer)


27 aprile 2020
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