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Emilia Romagna. La sanità dopo il terremoto. La "Casa della Salute" a Crevalcore

A cinque mesi di distanza il campo di accoglienza non c’è più. Gli ambulatori di medicina generale e di pediatria, che erano ospitati in una struttura del Comune, separati da lenzuola appese per garantire un po’ di privacy, ora si trovano all’interno della nuova Casa della Salute Barberini. Ecco la storia

05 NOV - Sono passati cinque mesi dal terremoto in Emilia dello scorso mese di maggio. Quelle scosse hanno cambiato significativamente il profilo di alcune delle città della Bassa Pianura Padana. Crevalcore è tra quelle che hanno subìto i danni maggiori, e una parte rilevante di essi ha riguardato le sue strutture sanitarie.
 
La risposta del Servizio sanitario a quell’evento è stata unanimemente riconosciuta come tempestiva ed esemplare. Il campo di accoglienza che aveva ospitato gli sfollati sin dalle prime ore dopo il sisma ha avuto nei servizi sanitari uno dei suoi punti di forza e una testimonianza concreta della volontà e della possibilità di ritrovare la normalità della vita quotidiana.
 
A cinque mesi di distanza il campo di accoglienza non c’è più, e la zona dei campi sportivi ha ripreso la sua fisionomia ordinaria. Gli ambulatori di medicina generale e di pediatria, che erano ospitati in una struttura del Comune, separati da lenzuola appese per garantire un po’ di privacy, ora si trovano all’interno della nuova Casa della Salute Barberini, inaugurata alla fine di ottobre. Al momento la Casa è accolta in una struttura prefabbricata di 430 metri quadrati, di fronte al centro storico ancora transennato, in attesa della messa in sicurezza del Polo sanitario Barberini, danneggiato dal terremoto.

 
La nuova struttura, completamente cablata e climatizzata, è composta da una ventina di locali. C’è il CUP per prenotare esami diagnostici e visite specialistiche, e gli ambulatori per i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e la continuità assistenziale.
C’è il punto prelievi e il punto di erogazione diretta dei farmaci. Ci sono i consultori, familiare e pediatrico, la neuropsichiatria infantile e la salute mentale. C’è la specialistica, con la cardiologia, la geriatria, l’oculistica, la diabetologia, la neurologia, l’otorinolaringoiatria.
All’interno della Casa della Salute operano 9 medici di medicina generale, 2 pediatri di libera scelta, 9 specialisti, 1 ginecologo, 1 ostetrica, 1 pediatra territoriale, 1 assistente sanitario, 5 infermieri, 1 coordinatore infermieristico, 1 operatore CUP, 2 operatori per l’accoglienza. La Casa della Salute è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 7 alle 19.30, il sabato, dalle 7 alle 13. I medici di medicina generale ruotano in maniera che almeno uno di essi sia sempre presente all’interno della struttura. Dalle 20 alle 8 di tutti i giorni feriali, e dalle 10 alle 8 dei prefestivi e festivi, è presente 1 medico della continuità assistenziale.
 
Così strutturata, la Casa della Salute Barberini ha tutte le carte in regola per dare risposte alla gran parte dei bisogni dei cittadini. Una attenzione particolare è stata dedicata alla presa in carico delle cronicità, alle garanzie di continuità delle cure e della assistenza e di prevenzione delle riacutizzazioni e dei ricoveri ospedalieri ripetuti. La presenza dell’ambulatorio infermieristico, con infermieri case manager formati per la gestione dei pazienti cronici più complessi, in grado di seguirli e tutorarli con i Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali, è uno degli elementi di valore aggiunto che la Casa mette a disposizione.
La Casa della Salute Barberini è stata molto apprezzata dai cittadini. Certamente ciò si deve alla comodità di trovare concentrati in un unico luogo praticamente tutti i servizi territoriali.
 
Ma la possibilità che questa struttura si consolidi come un vero punto di riferimento dipende non solo, o non tanto, dalla ampiezza della offerta di cure ed assistenza e dalle sue potenzialità, quanto piuttosto dalla capacità di chi è impegnato al suo interno di lavorare in maniera realmente integrata. A Crevalcore, già da anni, operatori delle cure primarie, della salute mentale e socio-sanitari si dedicavano alla costruzione di relazioni professionali integrate per una migliore presa in carico dei pazienti. L’esperienza del terremoto ha dato nuovo slancio a quell’impegno, favorendo il superamento di confini, steccati e compartimenti stagni ancora esistenti e ha contribuito a quel salto di qualità indispensabile per realizzare una Casa della Salute.
 
Chi ha visto all’opera i diversi professionisti nel campo di accoglienza, medici di famiglia, pediatri, infermieri, psicologi, neuropsichiatri, psichiatri, operatori sociali testimonia di una forte consapevolezza comune dei bisogni ai quali dare risposte, dei tempi nei quali farlo e della priorità assoluta di tutto ciò rispetto a qualunque altra questione di carattere professionale o organizzativo. Quello spirito, fondamentale per passare alla nuova Casa della Salute, era certamente figlio di un momento particolare e drammatico, ma poggiava su un lavoro preesistente, che lascia ben sperare per il consolidamento e gli sviluppi futuri di questa esperienza.
 
Si deve anche a quel lavoro se un momento della ricostruzione dopo un evento drammatico e imprevedibile come il terremoto si è potuto trasformare in una opportunità per aggiungere qualità ai servizi per i cittadini. E rappresentare un segno tangibile della volontà di vicinanza alla comunità da parte del servizio sanitario pubblico, confermandone il ruolo, anche simbolico, di driver del ritorno alla normalità, come è giusto che sia per un pezzo così rilevante del nostro sistema di protezione sociale
 
Stefano A. Inglese

05 novembre 2012
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