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Debiti PA. Lepre (Trib. Napoli): “Finché Asl e ospedali non 'falliranno' non cambierà niente”

“Non vorrei che l’annuncio del governo si trasformasse in altro debito”. Ma in ogni caso il problema sta nel fatto che le Asl non sono soggette a procedure “parafallimentari”. Un vulnus che ha fatto guadagnare tutti, imprenditori compresi. Ma ora c’è la crisi e il bubbone sta esplodendo. Intervista ad Antonio Lepre, magistrato a Napoli.

25 MAR - Il 21 marzo scorso il Governo ha annunciato l’atteso provvedimento per accelerare il pagamento dei debiti verso i fornitori della Pubblica amministrazione. Un provvedimento tanto atteso, quanto al momento (non se ne conosce ancora il testo) criticato. A partire da Confindustria che ha subito sostenuto l’insufficienza della copertura.
 
Per la sanità, in particolare, Palazzo Chigi ha precisato che il tutto avverrà attraverso anticipazioni di cassa che verranno successivamente restituite secondo un piano di rientro finanziariamente sostenibile.
 
Basteranno queste misure e in ogni caso come evitare la continua escalation dell’indebitamento che sta mettendo in ginocchio molte aziende fonritrici di Asl e ospedali? Ne abbiamo parlato in questa intervista con Antonio Lepre, giudice civile al Tribunale di Napoli e autore di un recente libro che si occupa proprio di questo,  “Arricchimento ingiustificato ed esecuzione forzata contro la PA e gli Enti locali”, edito da Giuffrè nel novembre scorso.

 
Dottor  Lepre,  il Consiglio dei Ministri ha annunciato un provvedimento per accelerare i pagamenti della Pubblica amministrazione.  E per la sanità in particolare ciò dovrebbe avvenire con anticipazioni di cassa. Il suo giudizio.
Aspettiamo di leggere il decreto del governo perché non vorrei che il pagamento del debito della Pubblica amministrazione avvenga con altro debito ovvero l’emissione di Bot e similari e perché non è la prima volta che si è annunciata una soluzione poi non pervenuta concretamente
 
Scettico, quindi?
Le imprese hanno bisogno di avere denaro in cassa questo è indubbio però credo che il problema sia anche comprendere come si è verificato tutto questo e come evitare che si verifichi di nuovo. Il motivo per cui si è verificato è una sostanziale irresponsabilità degli Enti pubblici debitori e di chi le dirige. Irresponsabilità che deriva dal fatto che le Asl non sono soggette a procedure “parafallimentari”. Questo crea una doppia patologia: da un lato la disinvoltura dell’Azienda sanitaria a stipulare contratti e concedere crediti senza un’oculata gestione, perché tanto sa che i soldi bene o male saranno sempre messi; dall’altro, e su tale aspetto in pochi si soffermano, il fenomeno che le ho descritto deresponsabilizza anche chi entra in contatto con le aziende sanitarie ovvero gli imprenditori.
 
Sta dicendo che le responsabilità sono duplici?
Non è un problema di singole responsabilità, ma di un assetto generale che produce inevitabilmente le descritte patologie. Se io imprenditore so che un Ente, con un debito molto alto, può fallire, naturalmente non gli vendo più nulla perché so che non mi potrà pagare. Se viceversa so che mi potrà sempre pagare io tenderò a fargli credito e a privilegiarlo come cliente. In questo modo si genera un circuito vizioso che fa crescere il credito perché da un lato l’Asl è deresponsabilizzata sapendo di non andare in procedura concorsuale, dall’altro l’imprenditore, convinto che prima o poi lo stato pagherà, continua a fare credito.
 
Come si può porre rimedio a questa situazione cercando in futuro di non ripetere gli stessi errori?
Innanzitutto, è tempo di inserire anche per le ASL procedure parafallimentari, anche sulla scorta del dissesto previsto per i Comuni; in secondo luogo, i manager, cioè i Direttori generali se parliamo di sanità, devono rispondere personalmente del mancato raggiungimento degli obiettivi cosa che teoricamente è affermata ma praticamente non avviene. Nel contratto bisognerebbe obbligatoriamente prevedere che se non c’è un tot di rientro del debito e comunque un equilibrio di bilancio quel manager deve decadere dall’incarico anche perdendo i propri compensi. La terza cosa da fare è agire sul versante normativo, eliminando quelle leggi di favore che hanno sospeso le azioni esecutive (oggi addirittura estinte per legge!) contro le Asl nelle Regioni in disavanzo perché ciò ha rafforzato la convinzione dell’Asl di godere di “impunità civile” in quanto il creditore, nonostante sia titolare di un titolo esecutivo, non può pretendere l’esecuzione. Cosa questa, secondo me, a forte dubbio di costituzionalità, se si svincola la sospensione delle azioni esecutive dalla predisposizione di un piano di pagamenti ai creditori secondo criteri oggettivi e predeterminati. Su tale normativa, comunque, a breve ci sarà una pronuncia della Corte.
 
Come si risolve il rapporto tra Aziende e creditore, come può insomma quest’ultimo veder riconosciuto un suo diritto?
Eliminando quanto prevede l’art. 1 comma 51 della legge di stabilità del 2011 (legge n. 220/2010 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”) che doveva essere a tempo ma viene costantemente prorogata e che in sostanza dice “non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle Regioni già sottoposte ai piani di rientro dai disavanzi sanitari e già commissariate” oppure interpretando tale normativa come impositiva di un piano di rientro nel debito secondo quanto detto e comunque il tutto entro termini ragionevoli. Vede, la sospensione delle azioni esecutive non significa che le Asl non possono pagare, significa che il creditore va dal giudice il quale si trova suo malgrado in una condizione di non potergli dar ragione perché quella normativa glielo impedisce. Poi però può succedere che allo stesso tempo quell’azienda paga volontariamente altri imprenditori creando un clima di opacità clamorosa nella gestione dei conti. Quasi che un Asl abbia potere di vita e di morte nei confronti degli imprenditori creditori. La Legge poteva avere una sua logica se fosse durata solamente un anno. La ratio era creare un blocco delle azioni esecutive in modo da offrire la possibilità alle aziende di organizzare i conti per poi ripartire ma così non è stato e quindi allo stato, per molte ASL, non è dato capire in base a quali criteri alcuni pochi creditori ricevano i pagamenti e altri (la maggioranza) no: tutto ciò di certo non favorisce gli imprenditori onesti
 
Facciamo un passo indietro e torniamo al rapporto tra politica e manager e alle responsabilità. Lei lo sa che siamo di fronte a una questione annosa che difficilmente si risolverà?
Il problema è della politica che deve fare una scelta. Io non sono contrario che il Direttore generale o il manager sia nominato dalla politica perché ci deve anche essere una riferibilità politica dell’uso del denaro pubblico: su questo – come su tante altre cose – deve affermarsi il “primato della politica”. Occorre però creare un sistema per cui quel manager o Dg, anche se nominato da un politico, deve, per il bene della collettività, poter andare contro i desiderata del politico.
 
Lei ha parlato di responsabilità condivise e questa situazione poteva essere tollerata fino a qualche anno fa. Ora però con la crisi, con la ristrettezza del credito gli imprenditori sempre più in difficoltà con la liquidità spingono affinché la PA paghi.
Non c’è dubbio. Io sono convinto che sia il mercato a funzionare così: il “giochino” si è rotto, perché non ci sono più soldi. Fin tanto che vi erano disponibilità economiche non vi era un reale interesse a far funzionare in modo retto le cose e la gestione dei soldi,  specie in materia sanitaria dove sono coinvolti interessi economici e clientelari di enorme entità; oggi, invece, per così dire, si assiste alla “rivincita” delle regole del mercato sano, rispetto a quello opaco andato avanti fino ad adesso.
 
Stefano Simoni

25 marzo 2013
© Riproduzione riservata


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