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Calabria. Muore all'ospedale di Cosenza per una trasfusione di sangue contaminato


L’uomo, 75 anni, si era presentato in ospedale per una forte anemia ed i medici hanno deciso di sottoporlo ad una trasfusione di sangue ma, improvvisamente, ha avuto un malore e dopo alcune ore è morto.  A quanto si apprende il sangue sarebbe stato contaminato. La famiglia ha sporto denuncia. Cittadinanzattiva: “Episodio gravissimo”.

30 LUG - Morire per una trasfusione di sangue. È accaduto all’ospedale di Cosenza. Un uomo di 75 anni, affetto da leucemia cronica linfatica dal 1989 nei giorni scorsi si era presentato al pronto soccorso dell’ospedale Annunziata di Cosenza con una diagnosi d’ingresso di ‘stato anemico’. I medici avevano deciso quindi di sottoporlo ad una trasfusione. Nel preciso momento in cui il sangue dalla sacca è defluito nella vena, l’uomo ha iniziato improvvisamente a tremare e la temperatura corporea è aumentata repentinamente. L’infermiere ha immediatamente staccato la sacca di sangue ed ha provveduto a fargli una flebo di glucosio. 
 
Le condizioni cliniche del settantacinquenne sono però via via peggiorate e dopo alcune ore è deceduto. I familiari, secondo quanto si apprende dalle cronache locali, hanno deciso di richiedere una copia della cartella clinica, dalla quale hanno scoperto che la morte è stata causata da uno ‘shock settico da serratia marcescens’. Nella cartella è stata trovata anche la relazione di un primario dell’ospedale dalla quale si evince che “sorge l’inquietante sospetto di altra sacca di sangue contaminato da germi patogeni”. 

 
Immediatamente è stata presentata una denuncia al Procuratore della Repubblica di Cosenza, Dario Granieri, che ha avviato un’inchiesta. Già nelle prossime ore saranno eseguiti accertamenti e verifiche per stabilire eventuali responsabilità.
 
“E’ inaccettabile che una persona che, per oltre 20 anni, ha gestito una patologia come la leucemia cronica linfatica possa morire a causa di una “semplice” trasfusione contaminata da un batterio. Per questo chiediamo che siano individuati e perseguiti i responsabili di questa assurda vicenda, anche perché l’episodio non sembra essere isolato anzi potrebbero esserci stati altri due casi all’interno della stessa struttura legati a trasfusione di sangue infetto. E se ci sono sospetti di irregolarità in altri centri chiediamo l’intervento prezioso dei Nas, per scongiurare rischi per la sicurezza e la salute dei cittadini”. Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.
 
“Quanto accaduto all’ospedale di Cosenza sottolinea ancora una volta la necessità di garantire una tempestiva, uniforme ed efficace azione di qualificazione del nostro sistema trasfusionale nazionale: non possiamo continuare a sottoporre i cittadini a rischi come questi. Proprio per questo chiediamo al Ministero della Salute di garantire e verificare che tutte le Regioni implementino concretamente, entro il 31 dicembre 2014, quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 “requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici delle attività sanitarie dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta e sul modello per le visite di verifica”, anche al fine di equiparare il nostro sistema trasfusionale agli standard previsti dalla normativa comunitaria. Ricordiamo che proprio per questo processo sono state assegnate alle Regioni specifiche risorse economiche”.
 
“In base ad alcune notizie apprese a mezzo stampa, ci risulta che le sacche di sangue utilizzate dall’ospedale di Cosenza fossero acquistate all’esterno e che su queste non venisse effettuato alcun controllo da parte della struttura sanitaria” afferma Ludovico Criserà, segretario regionale di Cittadinanzattiva Calabria. “Una situazione che, se confermata, ci preoccupa molto perché certifica un sistema di approvvigionamento da parte della struttura in questione al di fuori di ogni controllo e senza garanzie per i cittadini”.

30 luglio 2013
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