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Lazio. Piano di rientro, risorse umane e nuove sfide. Esperti e amministratori a confronto

di Gennaro Barbieri

La sanità laziale si trova ad affrontare alcuni tornanti decisivi, sia in termini di sostenibilità economica che a livello di riallocazione delle risorse e del personale. Temi cruciali di cui si è discusso nel corso di un convegno promosso dalle associazione l’AltraSanità e Silvio Natoli. Il dibattito e le relazioni introduttive di Fatarella, Chinni e Polillo

19 FEB - Le nuove sfide poste dall’invecchiamento anagrafico, i tagli dovuti all’applicazione del Piano di rientro e la complessa gestione delle risorse umane. Sono i temi caldi e densi di articolazioni che hanno animato “Esuberi o carenze? Politiche utili a garantire la qualità delle cure”, il convegno promosso dalle associazione l’AltraSanità e “Silvio Natoli”, presso l’Ospedale Forlanini di Roma per analizzare i passaggi nodali della sanità laziale.

La politica di rientro del disavanzo "è stata perseguita imponendo all'assistenza sanitaria, soprattutto pubblica, un cospicuo contributo", hanno esordito Giancarlo Petricone e Marinella D'Innocenzo, presidenti rispettivamente delle associazioni Silvio Natoli e l'Altra Sanità. In questo quadro, è quindi lecito domandarsi se "ha senso un nuovo Patto per la Salute dato che i tagli lineari alle risorse continuano ad intaccare la reale possibilità di erogazione dei Lea". E soprattutto è necessario comprendere, al più presto, "come conciliare i tagli e il blocco del turn over con il progressivo invecchiamento del personale sanitario e con l'aumento progressivo del personale con limitazioni". L'obiettivo cardinale risiede quindi nel "trovare una strategia rigenerativa che consenta di recuperare credibilità, fiducia e motivazione al lavoro". 

A livello regionale la burocratizzazione dell’apparato rappresenta un problema enorme, ma “è sempre più complicato riuscire a capire se il personale è più vittima o più artefice di questo processo – ha evidenziato Riccardo Fatarella, presidente della sezione Sanità di Unindustria Lazio – Comprendere questa dinamica è però decisivo per trovare un giusto equilibrio tra il controllo della spesa e la valorizzazione delle professionalità”. Altro annoso problema che caratterizza il personale, è la “scarsa propensione alla mobilità tra Asl e Ao, poiché in questi anni sono mancate politiche attive in questo senso”. Per invertire il trend “bisognerebbe fornire degli incentivi, non soltanto di tipo economico, a chi accetta la mobilità poiché la ritiene un’opportunità e non una penalizzazione. La radice del problema è infatti la percezione”. Altro passaggio strategico è quello legato all’invecchiamento. “Basti pensare che dal 2007 a oggi il personale over 55 è passato dal 10% al 17% del totale. Serve quindi una nuova allocazione delle risorse, poiché complessivamente la questione non è mai che le risorse umane sono eccessive, piuttosto sono mal distribuite”.

Un riequilibrio è necessario anche nel rapporto tra centro e periferia “tramite una migliore distribuzione dell’offerta – ha spiegato Vittorio Chinni, Uok Risk Management Sicurezza e Qualità – poiché numerose prestazioni di primo e secondo livello non sono presenti in modo equo nei vari territori”. Si tratta di un tassello essenziale per “promuovere una migliore qualità delle cure, aspetto che impone anche una specifica attenzione alla sicurezza mediante la riduzione degli eventi avversi”. Serve quindi un nuovo patto tra aziende e professionisti “che garantisca un miglioramento dei livelli assistenziali e un lavoro certosino in termini di appropriatezza delle cure. Sono infatti di elementi che costituiscono una leva essenziale per ottenere consistenti risparmi”. Tutti obiettivi che “sono raggiungibili esclusivamente costruendo meccanismi di maggiore flessibilità, dati che l’attuale organizzazione appare ancora imperniata su un’eccessiva rigidità”.

L’applicazione del Piano di rientro, che si trascina ormai da sette anni, “ha determinato miglioramenti finanziari che sono avvenuti tramite l’incremento delle aliquote fiscali per i cittadini, mentre è mancata una vera e propria razionalizzazione delle risorse”, ha ragionato Roberto Polillo, dirigente medico dell’Asl Roma A. L’incapacità di elaborare una strategia organica e di insieme “ha inoltre prodotto grosse storture nella rimodulazione dei posti letto, generando la desertificazione delle province mentre a Roma si registrava una progressiva espansione”. Negli anni “sono emersi errori nella riallocazione del personale, dovuti anche al fatto che si è preferito ragionare in termini di prestazioni, senza pensare a rinforzare i meccanismi di appropriatezza”. Nel complesso il risanamento economico “deve essere un mezzo e non un fine, che passa anche per una maggiore educazione professionale dei pazienti, per esempio attraverso interventi di self managenent e tramite un’implementazione della telemedicina e del controllo domiciliare”.

Il Piano di rientro evoca automaticamente il ruolo svolto dal Mef che “a volte sembra quasi non volerci far uscire dall’emergenza – ha spiegato Paola Longo, dirigente regionale del Lazio per le risorse umane – Il Piano di rientro implica numerosi paradossi e contraddizioni, ma ora siamo noi a dover mostrare chiaramente al Mef dove vogliamo andare e in questo senso l’anno in corso si rivelerà assolutamente decisivo. Sino a oggi abbiamo assistito a un appiattimento sulla logica dei tagli, ma è giunto il momento di invertire il trend, puntando su una nuova programmazione che si fondi su un potenziamento del territorio e su un sovvertimento del ruolo dei distretti”. Altro elemento cruciale è legato “a una ripresa della contrattazione collettiva che in questi ultimi anni è stata sempre sminuita. Se riusciamo a farla ripartire sotto il profilo normativo, automaticamente si riattiverà anche a livello economico”.

Altra sfida da affrontare riguarda “una migliore definizione dei rapporti con pubblico e privato – ha ricordato Maurizio Zega, responsabile Servizio Infermieristico,Tecnico e Riabilitativo Aziendale, Policlinico Gemelli – Bisogna comprendere che la domanda in sanità è cambiata e quindi dobbiamo regolarci di conseguenza, anche nella definizione di nuovi equilibri”. Per esempio “non sono ancora stati chiariti i meccanismi di inserimento degli Oss nelle strutture pubbliche e private accreditate del Lazio. Sarebbe importante farlo perché comporterebbe importanti risparmi”. E non si può prescindere da “un miglior controllo da parte del pubblico che – ha evidenziato Alessandro Cipolla, direttore amministrativo ASL Rm D – deve monitorare meglio come lavora il privato accreditato”. Un miglioramento del quadro è poi “subordinato a una riorganizzazione dei reparti per intensità di cura, a un maggior coordinamento sui contratti e alla costruzione di un sistema informatico unico, perché è assurdo che ve ne siano addirittura ventuno”.

Ragionare in termini prospettici “è d’obbligo perché gli effetti più importanti del Piano di rientro li vedremo tra qualche anno – ha messo in guardia Vittorio Amedeo Cicogna, direttore sanitario di Presidio Ospedaliero, Asl Roma H – Proseguendo su questa strada il rischio è che tra qualche anno il sistema non sia più in grado di fornire risposte minime alla popolazione, soprattutto a causa dell’impatto enorme esercitato dall’invecchiamento demografico”. Difficoltà che “sono ascrivibili all’accettazione supina di tagli insostenibili, mentre avremmo dovuto affrontare il Mef in maniera più risoluta e meno remissiva”. Ora la priorità per costruire un nuovo corso “è indubbiamente una capillare riorganizzazione degli ospedali”.
 
Gennaro Barbieri

19 febbraio 2014
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