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Trento. Medico denuncia clandestino al pronto soccorso. Salvini: “Esempio da seguire”. Anelli (Fnomceo): “Dovere del medico è curare, non denunciare”

La vicenda, risalente allo scorso luglio, è emersa solo in questi giorni. L'uomo, un marocchino con i documenti non in regola, è stato prelevato dai Carabinieri prima ancora di poter terminare la visita e ricevere una terapia. A difesa del camice bianco si è schierato il ministro dell'Interno: "Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti – dice il leghista - ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina". Mentre il presidente della Fnomceo ha stigmatizzato il comportamenteo del medico.

04 OTT - Lo scorso luglio, al pronto soccorso di un ospedale periferico di Trento si presenta un uomo di origine marocchina. Il medico che avrebbe dovuto assisterlo, vedendo che il paziente non ha i documenti in regola, decide di allertare i Carabinieri che si presentano così al nosocomio e portano via l'uomo senza che questo possa neanche terminare la visita, né ricevere una terapia.
 
La vicenda, emersa solo in questi giorni, è stata portata all’attenzione dell’Ordine dei medici e dell’Azienda sanitaria locale. Nonostante il comportamento del medico, in violazione della direttiva firmata nel novembre del 2009 da Mario Morcone, allora capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, con la quale veniva ribadito "il divieto di segnalare alle autorità lo straniero irregolarmente presente nel territorio dello Stato che chiede accesso alle prestazioni sanitarie".
 
Ieri il ministro dell'Interno Matteo Salvini si è invece schierato a difesa del camice bianco: "Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti – dice Savini - ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina. Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato un marocchino irregolare”.
 

 
 
Di tutt'altro avviso il presidente della Fnomceo Filippo Anelli che oggi ha preso posizione con una lunga nota stampa. “Bene ha fatto l’Ordine di competenza ad avviare l’attività disciplinare nei confronti del medico che, in Trentino, è finito sui giornali per aver forse segnalato un immigrato irregolare. Questo, in primo luogo, per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, che sembrerebbero diversi da quanto riportato. E, ciò che è ancor più importante, per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle Leggi, le Regole del Codice Deontologico, e secondo tali Regole deve essere valutato il loro comportamento”, scrive Anelli, sottolieando per l'appunto che “le notizie sull'episodio sono in fase di accertamento e che sembrerebbero, oltretutto, diverse (il medico avrebbe infatti preso in carico il paziente, consigliandoli poi di rivolgersi ai carabinieri), ma che hanno innescato subito un ‘processo di piazza’ con schieramenti a favore o contro il presunto comportamento”.

“Quando si parla di salute, non abbiamo bisogno di ‘tifosi’ – continua Anelli -: abbiamo già riferimenti chiari e precisi, che sono i principi del Codice Deontologico e le evidenze della Scienza”.

“E il nostro Codice, in questi casi, parla chiaro – spiega Anelli -: ‘Doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera’. Nessun distinguo, dunque: sempre, ma ancor più quando si parla di salute, tutti gli uomini sono uguali, senza differenze di colore, provenienza, credo religioso, condizioni economiche e sociali. Anzi, se parliamo di soggetti fragili, il dovere di curare e di tutelare la loro salute è amplificato, elevato all’ennesima potenza”.

“Da un punto di vista professionale, inoltre, un medico non può non tener conto che la paura di una denuncia costituisce senz’altro un deterrente alle cure e che questo può essere pericoloso per il singolo e, specie nel caso di malattie trasmissibili, per la collettività – prosegue ancora -. È questa, tra l’altro, la ratio legis che sottende ad alcuni provvedimenti che esplicitamente vietano ai medici di denunciare i clandestini, fatti salvi i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con i cittadini italiani”.

“Gli Ordini – conclude - sono gli enti sussidiari a cui lo Stato affida il compito di tutelare la salute pubblica, attraverso la garanzia della correttezza dell’esercizio professionale, che a sua volta si esplicita mediante il rispetto delle Regole del Codice Deontologico. Siamo convinti che tali Regole siano la lente corretta attraverso la quale vada osservato il comportamento dei medici, e ci auguriamo che tutti dismettano invece gli occhiali deformanti della partigianeria”.

04 ottobre 2018
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