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Asco. Melanoma avanzato. Studio di Fase III dimostra maggiore efficacia rispetto allo standard di cura

La combinazione nivolumab + ipilimumab e la monoterapia con nivolumab aumentano la sopravvivenza libera da progressione. I dati di fase III sono stati presentati nel primo abstract della Plenaria al Congresso mondiale di Oncologia a Chicago e pubblicati sul New England Journal of Medicine.

01 GIU - Arrivano importanti risultati nel trattamento del melanoma in fase avanzata.  La combinazione nivolumab + ipilimumab e la monoterapia a base di nivolumab hanno dimostrato una maggiore efficacia rispetto allo standard di cura rappresentato da ipilimumab nel trattamento dei pazienti con melanoma avanzato non pretrattati.
I risultati di CheckMate -067, studio di fase III, presentati Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) in corso a Chicago, sono oggetto dell’abstract numero 1 della Sessione plenaria del Congresso e pubblicati sul New England Journal of Medicine. L’Italia ha ricoperto un ruolo di primo piano in questa ricerca.
 
“Siamo di fronte ad una pietra miliare nella ricerca contro il cancro – ha affermato Jedd D. Wolchok, Direttore del melanoma and immunotherapeutics service al Memorial Sloan Kettering Cancer Center – CheckMate -067 è il primo studio di fase III a dimostrare risultati migliori per un inibitore del checkpoint immunitario PD-1, sia in monoterapia che in combinazione con un altro farmaco immuno-oncologico rispetto allo standard di cura nel trattamento di prima linea del melanoma avanzato. Questo studio ha dimostrato, inoltre, una relazione fondamentale fra l’espressione della proteina PD-L1 e il trattamento con questi farmaci per quanto riguarda la sopravvivenza libera da progressione della malattia. La combinazione nivolumab + ipilimumab ha aumentato in maniera significativa la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti i cui tumori avevano una espressione bassa o non esprimevano il PD-L1, rispetto a nivolumab o ipilimumab in monoterapia. Questo risultato offre ai clinici una percorso più chiaro nella definizione dell’approccio immuno-oncologico più appropriato per il paziente”.

 
La mediana di sopravvivenza libera da progressione è stata di 11.5 mesi con la combinazione nivolumab + ipilimumab e di 6.9 mesi con nivolumab rispetto a 2.9 mesi con ipilimumab in monoterapia. La riduzione del rischio di progressione della malattia è stata del 58% con la combinazione dei due farmaci rispetto a ipilimumab e del 43% con nivolumab rispetto a ipilimumab.
 
“Nivolumab e ipilimumab, come monoterapie, hanno rivoluzionato il trattamento del melanoma avanzato e contribuito a ridefinire le aspettative di sopravvivenza dei pazienti colpiti dalla malatti – ha detto Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb – la nostra strategia di sviluppo ha l’obiettivo di definire il potenziale di nivolumab e ipilimumab in combinazione per migliorare l’outcome nei pazienti affetti da questa malattia. I risultati di CheckMate -067 confermano la nostra strategia di associare i farmaci immuno-oncologici come miglior approccio per offrire ai pazienti il potenziale di una sopravvivenza a lungo termine”.

01 giugno 2015
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